Nel tuo ciglio ho la mia sorte,
Nel tuo crin le mie ritorte,
Nel tuo labbro il mio piacer.

END.
Oh quanta invidia avranno
De' miei felici amori
I compagni pastori!

DIA.
Oh quanta meraviglia
Da' nuovi affetti irridi
Riceveran gli Dei!
Ma di lor non mi cale.
Riposi pur sicura
Venere in grembo al suo leggiadro Adone;
Dal gelato Titone
Fugga l'aurora, e per le Greche arene
Si stanchi appresso al cacciator d'Atene.
Io le cure o i diletti
Non turbo a questa, e non invidio a quella:
Della lor la mia fiamma è assai più bella.

END.
Mio Nume, anima mia,
Poichè il tuo core in dono
Con sì prodiga mano oggi mi dai,
Non mi tradir, non mi lasciar giammai.

DIA.
Io lasciarti? Io tradirti?
Per te medesimo il giuro,
O de' conforti miei dolce tormento,
O de' tormenti miei dolce conforto.
Sempre, qual più ti piace,
A te sarò vicina,
Cacciatrice mi brami, o peregrina.
Ma vien la nostra pace
A disturbar quell'importuno Alceste;
Partiamo, Endimion.

END.
Vanne, mia Diva.
Intanto io della caccia
Co' miei fidi compagni,
Che m'attendono al monte,
Vado a disciorre il concertato impegno.

DIA.
Dunque così da me lungi ten vai?

END.
Parto da te per non partir più mai.

Vado per un momento
Lunge da le, mio ben;
Ma l'alma nel mio sen
Meco non viene.

Di quelle luci belle
Nel dolce balenar
Rimane a vagheggiar
Le sue catene.