[AMORE e DIANA.]
AMO.
Ferma, Diana, ascolta.
DIA.
E ardisci ancora
Chiamarmi a nome, e comparirmi innanzi?
AMO.
Deh lascia, o bella Dea, lo sdegno e l'ira.
Già dell'error pentito
A te ne vengo ad implorar perdono.
Più d'amor non ragiono,
Anzi teco detesto
Il suo stral, la sua face,
Che giammai non s'apprende a cor gentile,
Ma solo a pensier basso, ad alma vile.
Non rispondi, o Diana?
DIA.
O nemico o compagno,
Egualmenle importuno ognor mi sei.
Quell'ardito tuo labbro,
Quel volto contumace
Sempre punge e saetta, o parla o tace.
AMO.
Potrebbe a questi detti arder di sdegno
Ninfa d'amore insana;
Ma la casta Diana
Ha più sublime il core;
Siegue le fere, e non ricetta Amore.
DIA.
Troppo m'irriti, Alceste;
E pure a tante offese
Non oso vendicarmi;
Tu m'accendi allo sdegno e mi disarmi.
AMO.
Se il perdon mi concedi,
Due rei ti scoprirò, che fanno oltraggio,
Amando, alle tue leggi.
DIA.
Chi mai l'ira non teme
Della mia destra ultrice?
AMO.
Emdimione e Nice.