Se il tuo laccio è sì caro,
Se così dolce frutto ha la tua pena,
Io bacio volentier la mia catena.

AMO.
E tu dolente e sola,
Nice, che fai? Per così strani eventi
Meraviglia non senti?.

NIC.
Piango la mia sventura,
Che la mercè del mio penar mi fura.

Così talor rimira
Fra le procelle e i lampi
Nuotar su l'onda i campi
L'afflitto agricoltor.

Ne geme e si lamenta,
E nel suo cor rammenta
Quanto vi sparse in vano
D'affanno e di sudor.

DIA.
Riconsolati, o Nice,
Il mio favor ti rendo;
E purchè col mio bene
Viver mi lasci in pace,
Ti concedo d'amar chi più ti piace.
E noi godiamo intanto,
Amato Endimione,
E costanti e felici
Facciam, con meraviglia
Di quanti il chiaro Dio circonda e vede,
Dolce cambio fra noi d'amore e fede.

END.
Sì, mia bella speranza;
Pria la Parca crudele
In su l'aurora i giorni miei recida,
Ch'io da te m'allontani, o mi divida.

AMO.
Godete, o lieti amanti.
Ma tu sappi, o Diana,
Che de' trionfi miei
L'ornamento maggior forse non sei.
Mi fan ricco i miei strali
Di più superbe e generose spoglie.
Io vinsi il cor guerriero
Del giovanetto Ibero
Che, del mio foco acceso,
Dove il Vesevo ardente
Al fiero Alcioneo preme la fronte,
Due pupille serene
In fin dall'Istro a vagheggiar ne viene.

DIA.
Certo il german fia questi
Della Donna sublime,
Che del Danubio in riva
Per beltà, per virtù chiara risplende,
Forse non men che per valor degli avi.

AMO.
Ben t'apponesti al vero;
E l'illustre donzella,
Che il fato a lui concede,
Di saper, di bellezza a te non cede.