DIA.
Temerario fanciullo,
Parti dagli occhi miei;
Perchè fanciullo sei,
Alla debole età l'error perdono.
Se tal non fossi, allora
Più saggio apprenderesti
A non tentar co' detti il mio rigore.

AMO.
Dall'ira tua mi salverebbe Amore.

AMORE.
Va pure; ovunque vai,
Da me non fuggirai.
No, non fia ver che sola
Fra i Numi e fra i mortali
Tu non senta i miei strali, e vada illesa
Dalle soavi mie fiamme feconde,
Da cui non son sicuri i sassi e l'onde.

Quel ruscelletto
Che l'onde chiare
Or or col mare
Confonderà,
Nel mormorio
Del foco mio
Colle sue sponde
Parlando va.

Quell'augelletto
Ch'arde d'amore,
E serba al piede,
Ma non al core
La libertà,
In sua favella
Per la sua bella,
Che ancor non riede,
Piangendo sta.

[NICE ed ENDIMIONE.]

NIC.
Care selve romite,
Un tempo a me gradite,
E del crudo idol mio meno inumane,
Deh lasciate ch'io sfoghi
Delle vostr'ombre almeno
Col taciturno orrore,
Se con altri non posso, il mio dolore.

END.
Leggiadra Nice.

NIC.
(Ecco il crudel.) Che brami?

END.
Dimmi: vedesti a sorte
Fuggir per la foresta
Da' mie' cani seguito
Un cavriol ferito?