NIC.
Nè meno udir mi vuoi? T'intendo, ingrato.
Forse il mirarmi ancora
Ti sarà di tormento:
Restati, e teco resti
Quella pace, o crudel, che a me togliesti.
Nell'amorosa face
Del ciglio lusinghier
Tu porti il Nume arcier,
Ma non nel core.
Allor che sul tuo volto
Tutto il piacer volò,
Nell'alma ti restò
Tutto l'orrore.
[ENDIMIONE ed AMORE a parte]
END.
Lode al Ciel, che partissi.
Or posso a mio talento
Nel molle erboso letto
Dolce posar l'affaticato fianco.
Oh come al sonno alletta
Questa leggiadra auretta!
Deh vieni, amico sonno,
E dell'onda di Lete
Spargendo il ciglio mio,
Tutti immergi i miei sensi in dolce obblio.
[Dorme]
AMO.
Di queste antiche piante
Sotto l'opaco orrore
Tu dormi, Endimion; ma veglia Amore.
Or or vedrem per prova
Se il tuo rigor ti giova.
Ma da lungi rimiro
La Dea del primo giro.
Voglio di quell'alloro
Fra le frondi occultarmi,
E degli oltraggi loro
Con leggiadra vendetta or vendicarmi.
Alme che Amor, fuggite,
Tutte ad Amor venite:
Non più, com'ei solea,
Asperse di veleno ha le saette,
E Son soavi ancor le sue vendette.
Quell'alma severa,
Che amor non intende,
Se pria non s'accende,
Non speri goder.
Per me son gradite
Ancor le catene,
E in mezzo alle pene
Più bello è il piacer.
[DIANA, AMORE a parte, ed ENDIMIONE che dorme.]