DIA.
Silvia, Elisa, Licori,
Tutte da me vi siete
Dileguate in un punto.
Ma un cacciator vegg'io
Che dorme sulla sponda
Di quel placido rio.
Farmi, se non m'inganno,
Uno de' miei seguaci. Oh come immerso
Nella profonda quiete
Dolcemente respira!
Quei flessuosi tralci
Che gli fan con le foglie ombra alla fronte,
Quel garruletto fonte
Che basso mormorando
Lusinga il sonno e gli lambisce il piede,
Quell'aura lascivetta
Che gli errori del crine agita e mesce,
Quanta, oh quanta bellezza, oh Dio, gli accresce!
Zeffiretti leggierj,
Che intorno a lui volate,
Per pietà, nol destate;
Che nel mirarlo io sento
Un piacer che diletta, ed è tormento.

END.
Nice, lasciami in pace…Oh Ciel, che miro!
Cinzia mia Dea, perdona
L'involontario errore:
Seguìa l'incauto labbro
Del sonno ancor l'immagine fallace.
(Quanto quel volto, oh Dio, quanto mi piace!)

DIA.
Tu mi guardi e sospiri!

END.
(Ahimè, che dirò mai!)
Quel sospiro innocente
Era figlio del sonno e non d'amore.

DIA.
Tu, non richiesto ancora,
D'un delitto ti scusi,
Che ti rende più caro all'alma mia.
Lascia, lascia il timore,
E se amante tu sei, parla d'amore.

END.
Non so dir se sono amante,
Ma so ben che al tuo sembiante
Tutto ardore pena il core,
E gli è caro il suo penar.

Sul tuo volto s'io ti miro,
Fugge l'alma in un sospiro,
E poi riede nel mio petto
Per tornare a sospirar.

DIA.
Non più, mio ben, son vinta.
Quest'alma innamorata
Di dolce stral piagata,
Come a sua sfera intorno a te s'aggira,
E Diana, cor mio, per te sospira.

END.
Ma chi sa qual s'asconda
Senso ne' detti tuoi?

DIA.
Tu temi, Endimione?
So che ancor ti spaventa
Di Calisto la sorte,
O d'Atteon la morte.
Ma più quella non sono
Sì rigida e severa.
Non temere, idol mio,
Te solo adoro, e la tua fè vogl'io.