Benchè avesse già preso ad occuparsi di qualche studio con ordine e buona volontà, pure talvolta una certa malinconia lo tormentava. E riuscivagli gravoso il dovere stare in sussiego alla presenza dei grandi che incontrava, l'udire le adulazioni dei servi o dei protetti di suo padre, l'essere trattato per tutto con complimenti affettati, il doversi sottoporre spesso a noiose cerimonie.
Sapeva bene egli accordare il dovuto rispetto a ciascuno, e si studiava di seguire le buone regole della civiltà; ma queste non bastavano con i grandi, avvezzi a cerimonie ampollose e stucchevoli; ed egli, semplice e schietto, si nauseava di tutti quei modi artificiosi. — Diego intanto, ritornato nell'ospizio, fra' suoi compagni, al suo telaio, continuava a vivere tranquillamente, e non si era pentito del suo rifiuto.
Carlo andava spesso a visitarlo tanto nell'Ospizio che a bottega; e quivi ritrovava tutta la ingenua letizia, si godeva la dolce domestichezza degli onesti artigiani, la loro sincera affezione, la semplicità e la franchezza delle loro maniere.
Diego poi qualche volta visitava Don Alonzo, e in specie le domeniche si tratteneva con Carlo a continuare il suo studio dei principj di geometria. Questi in poco tempo, aiutato da un maestro, riacquistò le cognizioni dimenticate in quella scienza, e così poteva ripeterle a Diego che vi aveva presa una passione grandissima. Una volta Don Alonzo assisteva a una di queste lezioni. Arrivati a mezzo, nasce una difficoltà; e Carlo non sa più andare avanti.
Diego, quasichè non accortosi del suo imbarazzo, pare immerso in profonda meditazione.
Don Alonzo, come uomo molto istruito, avrebbe saputo levare la difficoltà, quantunque non fosse delle più leggiere; ma accortosi che l'ingegno di Diego tentava di superarla con le proprie forze, fe' cenno a Carlo di tacere, e aspettò. Infatti Diego non tardò a far conoscere sorridendo che aveva trovato la soluzione del problema, e si pose ad aiutare Carlo ad intenderlo. Lo scolaro era divenuto maestro. Così fu d'allora in poi; e allorchè Don Alonzo, che teneva dietro con gran premura ai progressi di Diego, propose lo studio della meccanica, allora sì che l'ingegno dell'orfano si manifestò veramente straordinario.
Appena conosciuto l'effetto e le proprietà delle macchine elementari, Diego seppe intendere l'artifizio delle più complicate, immaginarne delle nuove e applicarle ai lavori del suo mestiere.
Bisognava proprio dire che la natura lo avesse fatto nascere per i progressi di quella manifattura. Intanto Don Alonzo, unitamente al principale di Diego, provvedeva in segreto ai modi adattati a coltivare un ingegno che poteva riuscire utilissimo al suo paese.
Era già trascorso un anno, e Diego doveva passar lavorante. Nel medesimo giorno nel quale un anno fa il garzoncello preferiva alle ricchezze e ai piaceri di una vita signorile la speranza di esser fatto lavorante, Don Alonzo e Carlo andarono a trovarlo nel lanificio, e insieme col suo principale lo condussero fuori. Arrivati in una delle primarie strade di Madrid, si fermarono di faccia ad un edifizio costruito di nuovo, e che aveva l'aspetto di una fabbrica per la manifattura della lana. Don Alonzo cavò fuori le chiavi dello stabile, e vi introdusse la comitiva. Era esso spazioso, elegante senza fasto, corredato di tutti gli arnesi della manifattura i più perfezionati, come telai, incannatoi, cardi ec., e provveduto di tutti i comodi immaginabili. V'era un vasto magazzino ripieno delle lane più pregiate che dar potessero i merini di Spagna; una buona quantità di acque sorgenti, un vasto cortile, un comodo scrittoio. Dopo aver tutto visitato minutamente, e riconosciuti i pregi di quella officina, formata come per incanto, Don Alonzo disse: «Questo è un bel corpo, come vedete: ma gli manca l'anima.»
Tutti guardarono Diego; e Carlo che aveva già indovinato il pensiero del padre, correndo all'amico e abbracciandolo, esclamò: «Eccola qui, eccola qui l'anima che ci vuole.» — «Così è, Diego mio, soggiunse Don Alonzo; oggi il tuo principale ti fa lavorante, e sei libero di te. Ecco la tua officina, egli ti sarà compagno ed aiuto; scegli fra i tuoi amici dell'Ospizio i lavoranti e i garzoni dei quali avrai bisogno per la tua manifattura. Carlo sarà il tuo ministro, il tuo segretario: io ho già messo a tua disposizione una somma che ti servirà di capitale; e tutti i miei greggi di merini son tuoi. Ecco qui un contratto col quale sei dichiarato perpetuamente possessore dell'edifizio, delle macchine, dei merini e del capitale.