Ell'era nel fiore della gioventù, godeva di tutte le gioje di un matrimonio felice: ogni sua dolcezza, ogni suo pensiero erano il marito ed il figlio. Oh Dio! il vajolo le rapì questo, ed una terribile epidemia la privò crudelmente di quello. Per l'assistenza fatta al marito e poi ad altri meschini colpiti dalla stessa epidemia, per lo sfinimento che sentiva dal non cibarsi bene e dal non aver dormito per tanto tempo, per la perdita di tutte le forze, non ostante la sua fresca età di venticinque anni, la credeva di dovere andar presto a ricongiungersi alle due anime che l'avevano lasciata quaggiù; ma il Cielo avea disposto altrimenti; e la Maddalena, quasi per prodigio, scampò dall'epidemia, e vinse i patimenti del dolore e dello strapazzo. Rassegnata alla sua sorte, si pose a lavorare, a condurre una vita ritirata e tranquilla, senza speranza e senza timori, serbando la memoria dei suoi cari e il dolore di averli così presto perduti.

Ora eccola tornata ad esser madre per adozione, perchè gl'infelici hanno bisogno di amare sommamente chi quanto loro o più di loro è infelice. «Sì, esclamò dopo aver contemplato per un pezzo l'orfanello, il Signore mi levò il mio, ed ora mi affida quello di un'altra madre che sarà morta, poverina! o che per la troppa miseria non lo potrà rilevare. Andiamo, piccino mio, tu piglierai il posto ed il nome del mio Paolo; ti amerò quanto quello al quale io posi questo nome in terra, e che ora si chiamerà Angiolo in Cielo. Quelle forze che Iddio mi avea dato per allevar lui, le impiegherò tutte per te.»

In quel mentre egli s'era svegliato: ma gli occhi non gli s'aprivano per poter vedere la dolce fisonomia della sua benefattrice; nè la bocca poteva sorridere a quell'amore che gli prometteva salvezza. Intanto passavano le settimane ed i mesi, nè per quante prove facesse il medico, nè per quante industrie praticasse la Maddalena, volevano mitigarsi i dolori di quel corpo travagliato. Ogni mezz'ora, posato il lavoro, la pietosa donna aveva una cura, un pensiero, una parola di conforto, un bacio amoroso per Paolo. La notte non chiudeva occhio; e se alla fine qualche leggero miglioramento comparve, più che dalla forza delle medicine, venne dalla continua assistenza, da cento minute cure che solamente amore consiglia e solamente una madre sa porre in opera.

Erano già scorsi tre anni di questa vita tormentosa per ambedue, quando Paolo cominciò a poco a poco a risorgere. Aveva già messo fuori la sua vocina, aveva imparato a chiamar mamma la Maddalena, a rispondere alle sue domande, a farne a lei; s'era trovato finalmente a passare qualche ora senza dolori, a poter rasserenare la faccia di già libera di bolle e visibile nei suoi lineamenti che erano la stessa bellezza. La testa si ricopriva del suo ornamento di capelli neri e lunghi, e il corpo tutto cresceva e diveniva più svelto, nè aspettava altro che le forze per isciogliersi ai moti vivacissimi dell'infanzia. Gli occhi solamente rimanevano ancora serrati, lasciavano sempre nell'anima ansiosa della Maddalena un crudele sospetto. Ella teneva da gran tempo socchiusa la finestra, pensando che se una volta il fìtto velo che faceva ostacolo alle pupille di Paolo si fosse squarciato, la troppa luce vista a un tratto gli avrebbe potuto far male. Ma se quella precauzione fosse stata inutile, se una volta guarito dalle bolle ciliari avesse scoperta la pupilla, ma una pupilla senza vigore? Questo era l'acerbo sospetto che tormentava la Maddalena. Tuttavia con pazienza ella aspettava il momento decisivo; e s'immaginava la gioja che avrebbe goduto insieme con lui se egli non era cieco.

Una mattina d'estate il vento battè nella finestra, mentre la Maddalena era fuori, e fece entrare dallo spiraglio nella stanza un vivo raggio di sole che andò a riflettersi per l'appunto sulla faccia del fanciullino. Se egli non era cieco, doveva a traverso le palpebre meno incrostate di prima, vedere una specie di globo rosso, e provare una sensazione insolita e quasi dolorosa. Intanto, il calore del raggio gli fece impressione in quella parte così delicata del nostro corpo, e nella porzione di faccia che ne era rimasta investita. Levò di sotto le lenzuola le sue braccine, e cominciò ad agitarle in aria come per ghermire od allontanare quel raggio che egli non poteva sapere cosa fosse. In questo mentre la Maddalena tornò, e lo vide in quell'atto. Corse a lui e gli domandò che cosa sentiva: «Caldo qui,» rispose il fanciullo. — «Solamente caldo? non vedi nulla?» — «Vedere, mamma? cosa vuol dire vedere?» — «Non hai nulla ora davanti agli occhi?» e gli parava il raggio. — «Ora no.» — «E ora?» levando la mano. — «Ora c'è qualche cosa che mi fa male.» La Maddalena con un grido di giubbilo corse alla finestra per chiuderla, e d'allora in poi cominciò a medicargli gli occhi nel modo che il medico le aveva ordinato di fare, qualora si fosse accorta che il fanciullo vedesse.

In poche parole, il nostro Paolo riacquistò perfettamente la vista, della quale aveva forse goduto solamente nei pochi primi mesi della sua vita, innanzi che fosse da tanti mali assalito. E belli erano i suoi occhi e maraviglioso diletto fu il suo primo schiuderli alle magnificenze della natura. Chi può ridire la commozione soavissima di un fanciullo dotato di molto ingegno e di cuore amoroso, che dopo aver passati i primi anni della sua vita tra gli spasimi di un lungo dolore, dopo aver languito in mezzo alle tenebre, per la prima volta a mano a mano contempla le maraviglie che lo circondano, e vagheggia l'immagine di colei che lo salvò con tanto amore dalla morte e dai patimenti? Quante dimande aveva egli da fare ogni istante alla sua cara benefattrice! e come ella si studiava di istruirlo, e di fargli vedere tutto ciò che potea dargli nel genio! Presto egli fu in grado di andar con lei in città; e lì sì che si raddoppiavano le interrogazioni e i piaceri. Quando fu divenuto un po' robusto, e che si poteva dire finita la convalescenza, volle aiutare la Maddalena nei suoi lavori, imitare quello che vedeva fare dagli altri; s'invaghì dell'occupazione, e gli riusciva ogni cosa. Essa poi gl'insegnava quel poco che sapeva di leggere e di scrivere, fintantochè non avesse acquistata tanta robustezza da potere imparare un mestiere. Così ella sapeva metterlo a parte dei piaceri e dei beni della vita innocente, educarlo nella virtù e nell'industria. Nè quella della Maddalena era scienza acquistata, ma naturale accorgimento di un'anima buona, ispirazione continua di una carità veramente materna.

Così passavano ambedue lietamente i loro giorni, quando alla Maddalena si manifestò una malattia nell'interno del corpo. Fece di tutto la coraggiosa donna per vedere di superarla senza mettersi in letto: ma finalmente le forze le mancarono, e una mattina si sentì così rifinita, che non aveva neppur fiato di vestirsi. Paolo si accorse che ella piangeva segretamente. Levatosi, le domandò perchè fosse tanto afflitta; ed ella: «Non è nulla, Paolo mio, non è nulla. Mi sento qualche doloruccio; e voglio sapere perchè. Va' a chiamare la Teresa,» che era una sua buona vicina. Paolo sospirando volò in cerca di quella donna. La Teresa accorse; ma v'era bisogno del medico. Venuto questi, trovò una malattia trascurata da lungo tempo, e dubitò che fosse divenuta irrimediabile. La malata si raccomandò che non lo dicessero a Paolo per non affliggerlo troppo; e si rassegnò anche questa volta ai voleri del Cielo. Allora il fanciullo già più franco e più vispo e addestrato dall'esempio della Maddalena a custodire i malati, si pose a renderle come poteva, le cure che ella aveva avuto per lui. Ma le sue, per quanto, povero piccino, ei fosse intelligente e infaticabile, non bastavano; e presto diventò necessario l'aiuto della Teresa. Ma con tutto l'aiuto di lei e l'assistenza del medico, la malattia ogni giorno diventava più pericolosa, e il modo di far la cura necessaria mancava. Nel tempo stesso fu giudicato non esservi da sperare salvezza, altro che in una rischiosa e difficile operazione; che bisognava perciò mandar l'inferma allo spedale, e in ogni caso allontanare da lei quel fanciullo, che per la continua agitazione in cui le teneva lo spirito, poteva nuocerle. Non pensavano che senza vederlo se ne sarebbe afflitta di più, e che le sarebbe mancato un custode, un po' debole sì, ma fidato e costante. È una pietà qualche volta crudele quella di allontanare dal letto di un malato grave le persone che gli sono più care. Ma la forza del male crebbe tanto, che, alla fine, il medico perdette la speranza di guarirla, e l'abbandonò alle cure del parroco, senza più discorrere d'operazione. La Maddalena capì tutto; e quando si vide sola con Paolo, che stava a piè del suo letto, e piangeva sommessamente, con quel dolore che serra la gola, gli fece un cenno di testa e lo chiamò a sè. Quando le fu presso ella si provò a parlargli, ma non potè sulle prime articolare parola, perchè il male e la compassione di quel meschino che, morta lei, sarebbe tornato ad esser infelicissimo, glielo impedivano. Si ripose in calma, e aspettò. Paolo non sapeva ancora cosa fosse la morte, perchè la pietosa Maddalena non glie ne aveva parlato mai; e specialmente quando la vita era in lui tanto incerta, vegliava affinchè nessuno gli proferisse quella parola lugubre. Ma ora, al vedere quasi immobile il corpo già tanto attivo della Maddalena, scolorite le labbra e livide le guance, spento il vivace lume degli occhi, fatta muta quella voce che gli sonava sì cara, fu assalito dal tristo presentimento di una grande disgrazia, senza capire quale potesse essere. Finalmente la Maddalena, raccolte le poche sue forze, e composta la faccia a serenità, proferì a stento queste parole: «Bisogna, figliuol mio, che ci separiamo: non so per quanto, ma sarà per un pezzo. Io non ti abbandono, no; spero che potrò sempre pensare a te. Lo sai se ti voglio bene, e se mi dispiace di lasciarti: ma abbi pazienza. Va' con la Teresa; non dimandare più nulla di me, e non t'affliggere di quello che mi è avvenuto. Tutti, sai, tutti dobbiamo soffrire così prima o poi. Ora è toccato a me. Presto non soffrirò più e sarò felice, e pregherò Dio che faccia felice anche te. Dunque sta' tranquillo e non ti abbandonare al dolore. Tu mi hai obbedito in tutte le cose; so che mi obbedirai anche in questa. Dammi un bacio, e va'.» Paolo non potè rispondere; la baciò e la ribaciò tante volte, poi gli venne un brivido e un sudore diacciato come quello del volto della sua benefattrice. Ma quella faccia e' non l'aveva mai vista serena tanto. Le sue lacrime che vi cadevano sopra, erano un sollievo all'inferma, e la vista di Paolo la consolava come quella di un angelo che fosse venuto a raccorre la sua anima. Intanto il respiro cominciava ad essere più languido e più raro e accompagnato dal ranto: la Maddalena era moribonda. Paolo, non potendo più reggere al dolore, cadde in ginocchio accanto al letto e pregò Dio per la sofferente. Intanto il Parroco ed altre persone entrarono in camera, e si accostarono al letto; e la Teresa prese il fanciullo per menarlo via.

Accorgendosi egli che quello era il momento nel quale doveva essere separato, forse per sempre, dalla sua cara Maddalena, cadde in deliquio, e la Teresa lo condusse di peso a casa sua.

Questa donna era una buona creatura; ma non si poteva paragonare alla Maddalena. Pure la non ricusò di assistere quell'orfano sventurato. Viveva anch'essa del lavoro delle sue mani, ma era un lavoro diverso da quello della Maddalena, perchè andava a opera dai contadini del luogo. Perciò era costretta a star fuori tutta la giornata; e Paolo che avrebbe avuto ancora bisogno di un gran riguardo andava sempre con lei. Quindi, pel desiderio che i fanciulli hanno di occuparsi specialmente nelle faccende campestri, e per la gratitudine verso quest'altra donna che gli faceva parimente da madre, si pose a durare fatiche che non erano da lui. Nel tempo stesso il dolore continuo per la perdita della sua cara Maddalena, il silenzio che teneva intorno a lei per obbedire costantemente, lo oppressero di così crudele malinconia, che presto perdette le forze, tornò pallido e magro, e le sue malattie non ancora vinte, ma solamente sopite, ricomparvero a tormentarlo. La Teresa non lo poteva custodire; i contadini coi quali praticava, temevano che Paolo attaccasse qualcheduno dei suoi mali cutanei ai loro figliuoli. Non volevano che la Teresa lo conducesse più seco, e vedevano di mal occhio anche lei. La povera donna, non sapendo a quale altro partito appigliarsi, per non perdere il suo pane, e non aversi a rimproverare la morte di Paolo, lo condusse in città, e lo lasciò allo spedale. Qui cominciò pel meschinello una vita di tribolazioni più grandi delle passate. Senza un cuore che lo amasse, senza una mano che lo medicasse con la caritatevole diligenza materna, senza una voce che gli dasse conforti, che gli parlasse di care virtù e dolci speranze, in mezzo ai gemiti di tanti altri disgraziati come lui, con l'agonia e la morte dinanzi agli occhi a tutti i momenti... oh! misero Paolo! quando finirai di soffrire? Allora egli si accorse pur troppo quale poteva essere stata la fine della sua benefattrice... Allora intese dolorosamente il senso di quelle fatali parole — bisogna che ci separiamo. — «Dunque non la rivedrò più la mia mamma! oh! sicuramente ella è morta; io la lasciai moribonda. Ma anch'io morirò; sì, morirò presto, lo sento; e anderò a trovarla nel Cielo.» Questo pensiero lo confortava, e specialmente lo confortava di molto quando vedeva passare tante madri che andavano a visitare i loro figliuoli, e si fermavano ai loro letti; ma neppure una al suo! La Teresa, sia che non potesse o non le dasse il cuore di vederlo in tanta disgrazia, non ci capitò mai. Eppure e' l'aspettava: la non era una mamma, la non era la Maddalena; pur sarebbe stata per lui una gioja grandissima il rivederla: ma non ci capitò mai!

Quindi o che la ricaduta del male, come suole accadere, fosse più ostinata, o che la cura dello spedale (non tanto diligente, quanto quella che si può avere in casa da una donna come la Maddalena) riescisse inefficace, Paolo invece di migliorare peggiorava.