La cura de' fanciulli tormentati dai mali della pelle era quasi tutta abbandonata al custode dello spedale, uomo intelligente ed onesto, ma non fornito d'altro sapere che di quel che dà la pratica; di carattere burbero, e poco adatto ad aver pazienza co' ragazzi. E poi erano tanti! A Paolo, che per sè, ma non per loro, desiderava la morte, facevano compassione; e se avesse potuto avrebbe fatto ai suoi compagni di sventura le stesse diligenze che la Maddalena usava con lui per medicarlo, giacchè sapeva per prova quanto quelle fossero più efficaci delle medicine.

Alla fine continuando a peggiorare, ed essendo stato dichiarato incurabile, lo lasciarono quasi affatto in abbandono. Ma egli aveva un temperamento robusto; la natura non più contrariata da male scelti o male applicati rimedj, adoperò le sue forze, e al muovere dell'adolescenza cominciò a distruggere ed espellere da se stessa i mali germi e i pestiferi umori che per tanto tempo avevano infettato quel corpo.

Erano già quattro anni che Paolo languiva in quello spedale. Tutti i fanciulli che ci trovò nell'entrarvi, o erano morti o usciti guariti. Paolo a forza di star lì, con la sua indole tanto buona e tanto paziente, si era fatto amico il custode, che per la prima volta sentiva una tenera compassione per uno dei tanti fanciulli che erano stati alle sue mani.

Cominciata la convalescenza, Paolo non poteva stare ozioso in quello spedale diventato oramai la casa sua; e andando dietro al custode lo ajutava nel curare i malati, e si tratteneva da loro a confortarli, a sentire i loro desideri, i loro bisogni, a ravviar loro il letto, a rilegare le fasce, a ripulirli; a fare insomma tutto quello che la Maddalena faceva a lui. Quei ragazzi, poveretti! avevano preso a volergli un bene grandissimo. Tutti facevano a gara d'averlo un po' accanto al letto. Era diventato il loro piccolo protettore; per mezzo suo ottenevano dal custode certi favori, che per l'innanzi non si sarebbero neppure avventurati di chiedere. Paolo con quella vita operosa, che lo distraeva dalla sua malinconia, e consolato internamente dalla contentezza di far de' servigj e d'essere amato, uscì presto fuori di pericolo; e lo spedale non era più luogo per lui. Il suo letto era necessario per un altro malato; che molti ve ne erano, specialmente in quell'anno. Ma dove rimandare questo ragazzo? a chi consegnarlo? Nessuno era mai venuto a cercarne. Dove sono i suoi genitori? Poverino! afflitto da queste dimande egli non sapeva che si rispondere, e aveva dimenticato il nome del villaggio nel quale fu raccolto; solamente si ricordava del caro nome di Maddalena, e del bene che ella gli aveva fatto. Per lui sulla terra non v'era casa, non v'era una persona che lo raccogliesse.

D'altra parte il custode, quando pensò che tra un giorno o due Paolo se ne sarebbe dovuto andare, sentì un'insolita scontentezza, una smania che non sapeva raccapezzarsi da che dipendesse. Avvezzo da tanti anni a vedere con indifferenza le umane miserie, non tocco mai dal piacere nè dal dolore nè dalla speranza, allora per la prima volta egli sentì il suo cuore commosso; godè nel vedere quel caro giovinetto scampato dal sepolcro, si afflisse all'idea di perderlo, si sentì consolato dalla speranza di conservarlo, e si accorse alla fine che per non perder la testa avrebbe avuto bisogno di lui. Perchè se nelle sue faccende pensava che tra poco l'avrebbe visto partire, non si ricordava più di quello che doveva fare; se ne restava per qualche minuto immobile in mezzo ad una corsia, poi dava una medicina a chi doveva avere un cordiale e il cordiale a chi doveva avere la medicina. Ma appena rifletteva che un modo di ritenerlo ci sarebbe potuto essere, purchè egli volesse, oh! allora subito si ritrovava: accorgevasi degli sbagli commessi, diceva: «Non c'è rimedio, colui m'ha incantato: o egli riman qui, o io gli vo dietro.»

Paolo aveva già avuto il suo certificato di sanità dallo scrittojo dello spedale: nel suo letto era già stato posto un altro malato; e veniva con le lacrime agli occhi a dire addio a Taddeo: perchè sebbene e' fosse burbero, impaziente, duro, pure Paolo gli voleva bene e aveva sempre cercato di entrargli in grazia. Taddeo non era la Maddalena, era anche meno della Teresa: ma alla fine era la sola persona che dopo la mancanza di quelle due si fosse qualche rara volta lasciato scappar di bocca un «Paolo mio! — Povero Paolo!» E tanto bastava all'infelice perchè si sentisse consolato per molto tempo. È vero che dopo questo conforto veniva una sequenza di seccatura e di rimproveri, come se Paolo fosse stato obbligato ad aiutare Taddeo, e Taddeo avesse avuto il diritto di comandargli. Ma tant'è: dopo essere stati insieme quattro o cinque anni, un certo legame s'era pure stretto fra loro; e romperlo a un tratto, per quanto e' fosse debole, non si poteva senza dolore. Quando Taddeo si vide venir Paolo innanzi in quel modo piangendo, col foglio in mano, a passi lenti, a capo basso, col vestituccio di quattro anni fa, sulle prime gli venne da ridere. Il garzoncello a quel riso impallidì; l'addio tenero che voleva dare gli morì sulle labbra sbiancate, e si volgeva per cercare un appoggio sul letto vicino, perchè si sentiva piegare i ginocchi. L'altro allora aggrottò le ciglia indispettito della sua durezza, si diede un colpo sulla fronte come per gastigarsene, e sostenne Paolo con una mano; con l'altra gli prese quel foglio, lo rincincignò incollerito, e lo gettò lontano da sè dieci braccia: «Vieni, vieni, caro Paolo, potevi tu credere che io ti lasciassi andar via? Non so che diavolo tu mi abbia messo in corpo; ma io non voglio stare senza di te. Stanotte sono di guardia: dormirai nel mio letto. Domani penseremo per domani. »

Paolo sorpreso e rincorato, lo abbracciò e gli dette un bacio, ma un bacio propriamente di quelli che paiono portar l'anima seco. Era tanto tempo che non ne aveva più dati! L'ultimo lo aveva avuto la Maddalena. Taddeo che non ci pensava davvero, che non ne aveva mai ricevuti in vita sua, restò come basito a gustarne la dolcezza, e non gli diede l'animo di sciogliersi dalle braccia del giovine amico, come forse avrebbe fatto con una maniera un po' rustica: no; ma si provò anzi ad abbracciarlo con certa tenerezza, e a rendergli un bacio, che fu dato con poco garbo, ma insomma fu un bacio che restituì a Paolo tutto il coraggio che aveva perduto. Così quel materialone di Taddeo che era stato nella gioventù un soldato fiero ed impassibile, che aveva date e ricevute tante schioppettate senza riscuotersi, che s'era visto morire accanto gli amici senza fare una lacrima nè un sospiro, eccolo divenuto tenero e mansueto all'aspetto di un fanciullo addolorato. Tanto è vero che l'innocenza è cara a tutti, e che ai fanciulli, quando sono buoni, riesce ogni cosa, fino d'impietosire un Taddeo. Così l'orfano aveva trovato in lui un padre, come nella Maddalena una madre. Gli toccava al solito a sfaccendare per lo spedale, ma non perchè Taddeo lo pretendesse; che anzi allora non uscì mai dalla sua bocca un comando assoluto; ma lo faceva perchè quella di assistere gl'infelici era la sua vocazione. Avevano tanto assistito lui quando era così disgraziato, che ora divenuto sano, e si può dire fortunato nella sua condizione, rendeva agli altri con generosa misura il bene ricevuto; e siccome sapeva di non fare altro che il suo dovere, così non era mai contento del fatto; avrebbe sempre voluto potere e saper fare di più; e non si accordava mai un'ora di riposo, mai un divertimento, come avrebbe potuto. Perchè Taddeo, non contento di dargli da dormire nel suo letto, di spartir seco la sua porzione, di rivestirlo, spesso gli dava qualche soldo perchè si comprasse le frutta o andasse a divertirsi, e questi regali glieli faceva specialmente più grossi per ogni anniversario delle famose vittorie di Napoleone, sotto il quale avea combattuto; che in tali occasioni ei si sentiva rinascere tutto il suo spirito marziale. Paolo però di quei denari non ne faceva l'uso pel quale gli venivano dati; ma desideroso d'istruirsi comprava qualche libricciuolo e della carta, e da sè, nei pochi momenti di riposo cavava profitto dalle lezioni della Maddalena, che sebbene smesse da tanto tempo, pure egli non avea dimenticate giammai. Intanto il Commissario dello spedale vide più volte rigirare quel fanciullo per le corsìe; e finalmente rammentandosi un giorno che era stato da un pezzo licenziato per guarito, ne interrogò Taddeo. «Consuma del mio, e fa del bene ai malati,» rispose egli con la sua burbera franchezza. — «Ma che ti appartiene questo ragazzo?» — «Non so neppure chi sia, ed egli lo sa meno di me. Gli voglio bene, e mi figuro d'avere un figliuolo. » — «Da quando in qua sei divenuto sì tenero, Taddeo?» — «Da quando in qua? che m'ha preso per un orso me? Per quel ragazzo darei la vita; è una perla. Ho caro che non abbia babbo nè mamma. Gli farò io da babbo.» — «È una carità singolare; ma tuttavia è carità e ti lodo.» — «Non ho bisogno di lodi; fo quello che credo, e mi basta.» — «Se veramente è un buon ragazzo, merita la tua assistenza e quella degli altri. La fisonomia mi piace; dev'essere sveglio ed onesto; poi quando gli vuoi bene tu, me ne fido.» — «Come sarebbe a dire?» — «Dico che tu sei onesto, e per isvegliare la tua stima e la tua affezione ci vuol proprio un fior di virtù.» — «Dunque se si contenta, lo lascio fare. Ha una premura e un garbo a custodire i malati, che mi dà un grande ajuto, e qualche volta.... sì, qualche volta m'ha insegnato certe cose... non mi vergogno a dirlo, che nè un par mio nè il medico di turno con tutta la nostra scienza le avremmo sognate.» — «Mi dici una cosa che mi consola. Voglio conoscerlo bene questo ragazzo, perchè a volte....» — «A volte?...» ripetè Taddeo, squadrando il Commissario con certi occhi di fuoco.... — «A volte si trova l'ingegno dove meno si aspetta; e allora è bene ajutarlo.» — «Oh! a questo ci penso io. Non voglio che venga un altro, e mi levi il merito. Quel ragazzo deve star meco....» — «E che cosa gli vuoi tu insegnare?» — «Oh! questa è bella!...» Una dimanda sì fatta non se l'aspettava; chè poco fa aveva confessato che Paolo avrebbe potuto insegnare a lui e al medico: sicchè ripetè questa è bella due volte, e poi si ristrinse nelle spalle e si mise a guardare i mattoni. — «Non aver paura che io ti voglia levar la mano sul conto del tuo protetto; sarà sempre tuo; ma se potessimo ricavarne qualche cosa più che un custode di malati, non sarebbe bene per te e per lui?» — «che un buon custode di malati è una persona che si trova a ogni canto di strada?» — «Lo so; specialmente abile come te, è cosa rara e da tenerne di conto.» — «Lo credo io!» e incrociava le braccia sul petto scotendo la testa con la nobile alterezza di chi si sente capace di far bene il suo dovere, e più del suo dovere. — «Insomma, non sarai mica geloso se io gli parlerò, se ti darò mano a fare la sua fortuna. purché lo meriti....» — «Ed ella vorrebbe?...» — «Dargli il modo di studiare, fargli uno stato...» — «Davvero? Che la sia benedetto!» e gli prese la mano, e gliela strinse forte forte con un trasporto di gioja grandissima, con quella confidenza che un onesto sottoposto ha pel suo superiore, con quella franchezza di un veterano italiano che combattè sotto gli occhi di Napoleone, e stette a campo insieme ed ebbe dalle sue mani stesse la splendida ricompensa del valore. Poiché quando Taddeo s'accorse che il Commissario pigliava la cosa sul serio (e non era uomo da far di nòccioli), travide la possibilità di fare un gran bene al suo adottivo, e rinunziò volentieri al gusto d'aver egli solo tutto il merito. « — Dunque ci siamo intesi» soggiunse il Commissario, «domani....» — «Ora subito,» riprese Taddeo, tenendo sempre la mano del Commissario che voleva andarsene, e aveva furia; ma gli toccò a restare: chi poteva uscire dalle mani stempiate del veterano? «Eccolo là. — Paolo, Paolo!» lo chiamò risolutamente. Il giovinetto presa la rincorsa verso la voce, e solamente quando fu a pochi passi da loro conobbe il Commissario, e si soffermò abbassando per rispetto e per timidezza la testa. «Animo, buacciòlo, vieni avanti. Il signor Commissario non è una bomba: che paura hai?» Il Commissario sorrise a queste parole, fece animo al giovinetto ed entrò in colloquio con lui. Questi, ripreso animo e incoraggiato dalle occhiate di Taddeo, che gli aveva dato una spinta per accostarlo al Commissario, rispose con ingenuità e con franchezza. Narrò quel che egli si rammentava delle sue sventure: lacrimando parlò della Maddalena, e poi volto a Taddeo cominciò a dirne ogni bene. «Queste chiacchiere non ci hanno che fare» disse allora colui: «dicci che intenzione è la tua, che inclinazione hai: noi ti faremo.... cioè il signor Commissario ti vuol fare del bene.» Paolo non rispondeva. La dimanda era così improvvisa e assoluta, che la meraviglia e la timidezza non gli davano luogo alla riflessione.

«Lo dirò io,» riprese Taddeo con impazienza. «Son già quattro anni che sei qui, e non t'è mai venuto a noia l'assistere questi malati; sei diventato mezzo dottore; vorresti sempre ciacciare con le medicine, leggere i libri di medicina.... A proposito, signor Commissario, lo vede questo tocco di disobbediente? io gli do qualche quattrinello perchè vada a spassarsi, a comprare i dolci, ed egli compra dei libri, la carta....» — «Mi pare che abbia giudizio.» — «Più di me, la vorrebbe dire? Per un verso ne vo d'accordo. Dunque tornando al discorso di dianzi, vuoi tu studiare la medicina, la chirurgia? le intendi le lezioni dei professori? perchè, quando può, mi scappa e va a sentirle....» — «Basta così, disse il Commissario, ho capito; già non aveva bisogno della tua eloquenza, Taddeo; è la prima volta che ti sento ragionar tanto.» — «Quando siamo al campo bisogna menar le mani.» — «Ma qui spero che non troverai nemici. Hai fatto bene però a dirmi queste cose; quantunque i suoi occhi, li vedi? i suoi occhi parlano chiaro. Coraggio, Paolo (e gli batteva la mano sulla spalla), se ti conserverai onesto, sottomesso e studioso, son qua io per secondare il tuo genio. Domani ti manderò da chi ti potrà insegnare tutto quel che è necessario per essere ammesso allo studio della medicina e della chirurgia! Taddeo sarà sempre il tuo padre adottivo; seguita ad obbedirlo, a volergli bene.... Addio, addio.» — Paolo voleva ringraziarlo, ma il Commissario aveva furia, e gli faceva segno di rimanere. Taddeo, tutto contento, si fregò le mani ridendo, e poi disse: «Lo vedi? di che cosa sono capace io? eh! con me non si scherza. Ecco fatta la tua fortuna. Presto, presto, va' a chiamare il sarto. Questo non è più vestito per te. Uno scolaro di medicina deve avere le falde; quand'io ero come te, portavo il lucco; quelli eran tempi!... non si facevano i medici per forza allora....» Paolo dovè correre, senza rifiatare, in cerca del sarto; e Taddeo, esclamando: «Anche questa è fatta, andò a continuare le sue faccende. Quando Paolo fu solo, e potè riflettere all'accaduto, gustarne la gioja, accoglierne le speranze e ringraziare Taddeo, benché non fosse presente, si abbandonò a tutto l'impeto degli affetti; saltò, corse, batté le mani, pareva un frenetico. Poi la memoria della Maddalena comparve in mezzo a questo trambusto d'idee, e le ripose in calma spargendo sulla sua anima una dolce melanconia.

Quella donna amorosa, ei la lasciò in braccio alla morte; ma era egli certo che avesse resa l'anima a Dio? Oh! aveva già obbedito per tanto tempo; ora gli pareva di potere senza colpa farne ricerca. Perché tanta contentezza che ora godeva? chi aveva egli a cui farne parte su questa terra? Taddeo era umano, sì, era il suo angelo custode, teneva le veci della Maddalena; ma con un uomo di quel carattere non si poteva sfogare. E poi la sua gioja non poteva essere intiera se colei che gli salvò la vita non avesse visto quale uso era egli venuto al punto di farne. «Oh! girerò tutti gli spedali, tutti i villaggi, ne domanderò a tutti; la troverò finalmente; Taddeo non se l'avrà a male; è tanto generoso! sa che le voglio bene come a lui; egli sarà il babbo, essa la mamma; allora sarò felice davvero.» Ma consolato appena da questa speranza, si risovvenne dello stato nel quale la lasciò, e dell'operazione pericolosa; rifletté che se fosse sopravvissuta, avrebbe già fatto ricerca di lui; era impossibile che quella cara donna avesse voluto abbandonarlo! Queste riflessioni lo fecero ricadere nell'afflizione, amareggiarono tutta la sua letizia; si sentì mancare, perse il lume degli occhi, non potè più andare innanzi, e dovette appoggiare la testa sopra un piolo.

Egli aveva una di quelle vispe e amabili fisonomie che talora si vedono tra i garzoncelli della campagna; aperta la fronte, bruno il colorito della faccia, il naso un po' aquilino, incarnate le labbra, svelto il collo e molto sporgente la laringe. Gli occhi erano un po' infossati sotto ampie ciglia, ma con il globo molto rotondo; e la pupilla nerissima, aveva una vivacità e una movenza, che ad affissarla si provava un senso d'amore. I capelli folti e ricciuti a grandi anella gli scendevano sul collo, e facevano rilevare le belle forme del volto. Nella sua età di undici anni aveva la persona svelta e più grande dell'ordinario; e chi l'avesse veduto quando lo raccolse la Maddalena, certamente non si sarebbe persuaso che fosse il medesimo Paolo. Tanto è vero che la temperanza, l'innocenza e l'attività aiutano le forze della natura a rendere sano e robusto un corpo meschino e tribolato dai mali.