«Amico, se noi dovessimo parlare di benefizi, è chiaro, e voi dovete confessarlo, che ora il beneficato son io insieme con queste famiglie che da voi ricevono educazione, ammaestramenti ed esempj di virtù....»

«Scusate, ma io non so come c'entri la virtù; qui si tratta di doveri....»

«Oh! ma troppo rari sono coloro che gli adempiono come voi!»

«E se questo fosse? Voi non mi dovreste far merito de' mancamenti degli altri. D'avanzo qualche volta uno si figura d'aver a essere chi sa che in tante cose da nulla, ancora che nessuno glielo dia a credere! a me basta che fintanto mi reggeranno le forze, voi mi diate licenza di lavorare la vostra terra....

«Ma che cosa dite voi? Anzi io son qui per esortarvi a uscire da questa meschina capanna, e scegliervi una buona stanza nella villa, accanto a me. Voi siete vecchio, avete bisogno di qualche comodo, di coprirvi di vesti meno rozze, di nutricarvi meglio, e soprattutto d'un po' di riposo. Oh sì! a codesta età, dopo i disagi sofferti, ormai è tempo di lasciar la zappa e la vanga. Per insegnare ai miei contadini basta la vostra voce: dell'esempio n'avete dato assai; e la vostra vigilanza farà sempre un gran bene. Fin d'ora io v'assegno il mantenimento come se foste uno della mia famiglia; m'onorerò di tenervi alla mia stessa tavola, e vi prego d'accettare una provvisione in denaro. Voi sarete il capoccia dei miei contadini e il Mentore dei loro figliuoli. Se non è in poter mio di rendervi Lorenzo, abbiate invece l'amore e la riconoscenza di tante povere creaturine che già vi benedicono e vi rispettano come un padre. Io lo so, caro Marco, gli ho uditi io stesso. Amico! venite subito meco; andiamo insieme a visitare queste famiglie, e veda ognuno come io so onorare e ricompensare il vero merito.» E s'alzava per avviarsi col vecchio. Ma questi, sebbene rittosi in piedi con lui, lo rattenne garbatamente; e soggiunse:

«Che cosa occorre ch'io vi dica la consolazione che mi viene dalle vostre offerte? Ma di grazia, lasciatemi star qui. Anche questa capanna è casa vostra; e come voi vedete, mi sono ingegnato di farci tutti quei comodi e tutti quei ripari che possono occorrere a un vecchio. Non mi vietate il lavoro poco faticoso dell'orticello e della vigna; il lavoro e la temperanza sono la mia salute; e se non avessi sempre il pensiero delle mie faccende, chi sa, la malinconia m'entrerebbe addosso senza rimedio. Quand'io avrò bisogno dell'aiuto di altre braccia più robuste delle mie, oh! saprò allora dove trovarle. E questi vestiti gli ha portati così mio padre, così li portavano i miei figliuoli.... no, no! io non posso mutarli. E poi perchè vorreste voi mettere queste disuguaglianze tra me e gli altri vostri contadini? Tanto, benchè si riconoscano miei eguali, mi rispettano e danno retta a' miei consigli. Coi vecchi, mi vergognerei di parere da più di loro; coi giovani, se v'è una distinzione che valga, me l'hanno data i capelli bianchi e gli anni spesi nelle fatiche. Gli onori e i favori del principale, il vestito meno grossolano, i cibi più scelti mi leverebbero anzi una parte di quella confidenza che me gli ha affezionati. E alcuni potrebbero credere che io avessi cercato d'adempiere il mio dovere per un sentimento d'ambizione, per uscire da quello stato nel quale nacqui, e di che ho sempre detto: — Figliuoli, siatene contenti; sappiate ricavarne tutto il bene che vi può dare con l'onestà e col lavoro, e persuadetevi che alla fin de' conti pochi potranno dire di stare meglio di voialtri, anche tra quelli che vi pajono felici. — Ma se io ricuso per me quelle cose che mi sarebbero superflue, non dico già che gli altri vostri contadini stiano tutti tanto bene da non aver bisogno dell'assistenza del padrone. Vi sono certe famiglie più numerose e meno provviste delle altre; vi sono alcune case mal riparate dalle intemperie; e poveri da rivestire, e malati e vecchi e vedove da soccorrere. Ecco dove la carità e il dovere vi chiamano, massime verso chi ha faticato e fatica per farvi fruttare la terra. E già, io lo so, non occorreva ch'io mi facessi ardito a rammentarvelo. E così saranno meglio spesi anche i denari che avete la generosità d'offerirmi. Io che cosa ne dovrei fare, quando non mi manca nulla del necessario? E poi ora che son solo! Ah! se avessi da riscattare un figliuolo dalla coscrizione, e da ajutarlo per farsi uno stato, oh! allora.... non aspetterei che mi fossero offerti; mi metterei anche in ginocchio davanti un ricco misericordioso per chiedergli la vita della mia creatura.... Ma ora son solo! i miei figliuoli sono quei cari fanciulli che per amore mi chiamano nonno quando vengono ad ascoltarmi. Così quel bene che voi farete a loro e alle famiglie più bisognose, sarà come se fosse fatto a me stesso; e io ve ne serberò la medesima gratitudine.»

«Voi parlate saviamente, e so anch'io che non siete uomo da doversi ricompensare col denaro o con la vanità dell'apparenza. Aborro anch'io l'ostentazione in tutte le cose. Rimanete pure nella tranquilla oscurità che tanto vi piace. Ma le opere, amico mio, le opere buone vanno fatte conoscere; e io vorrei che i miei amici che sono in città sapessero che tesoro ho trovato quassù; vorrei che i giornali manifestassero a tutti con quanta semplicità di modi voi abbiate saputo concludere assai più di quello che insegnano i libri e le scuole.»

«Abbiatemi per iscusato se v'interrompo. Ma questo a che fine?...»

«A che fine? per dare un esempio!....»

«E a chi? e di che cosa? I vostri amici che sono in città, quelli che leggono i giornali hanno sempre sott'occhio tante miserie, e tanto più grandi di quelle che si possono ritrovare in questi luoghi fuor di mano, che se vi vogliono mettere qualche rimedio, non hanno bisogno d'imparare da un povero vecchio come me, il quale non ha fatto altro che industriarsi onestamente in quel modo che poteva essere utile a sè e ai suoi fratelli. Chi è proprio intenzionato di soccorrere gl'infelici e gl'ignoranti non si contenta di leggere la descrizione de' loro guai, ma va a ritrovarli, e vede e provvede fino a tanto che le sue forze glielo permettono. Ognuno dal canto suo obbedisce alla propria vocazione. E se vi fosse l'usanza di prender la tromba per far sapere al popolo e al comune tutto il bene che questi e quelli procureranno, io avrei sospetto che allora i più infingardi se ne stessero con le mani in cintola dicendo: — A ogni modo vi son tanti che fanno! io mi sbraccerei inutilmente; tra poco andando di questo passo non vi sarà più nessuno che abbia bisogno di essere aiutato. Voi sapete poi che quando si comincia a dir del bene di una persona, v'è sempre chi passa la parte; e quando e' entrano di mezzo le incensature, la testa di chi le riceve ne rimane invasata, e il fine del bene operare non è più quello. Tutti gli uomini hanno il loro debole; e quanto a me potrei perder la bussola come chiunque altro.