Ang. Ci farai tanti bei racconti....

Mil. Non so che dire: se hanno proprio quest'intenzione, bisognerebbe che cercassero almeno dove soggiornare con comodo... Io non ho più casa.... e poi.... le nostre case non sono per loro.

Eug. Oh! si starebbe volentieri anche in quelle.

El. E che cosa ci consiglieresti di fare?

Mil. E' v'è un convento senza frati....

Tito. Appunto lì noi staremo (disse Tito, correndo ad abbracciarla); Milla mia, te l'abbiamo fatta la celia. Io l'ho già visto quel convento; ho parlato col priore; è fissato ogni cosa; aspettiamo te.

Mil. Vengo subito (con uno slancio d'allegrezza). Ma queste son cose.... cose da farmi dare la volta al cervello! Una consolazione come questa non me l'aspettavo davvero. Ah! (sospirando profondamente), perchè non è egli tornato ancora il signor Vittorino?

Tito. Ed anche su questo ti darò una consolazione. Ho parlato oggi all'Ambasciatore di Francia, e tra poco avremo le sue lettere. Tu sai che non entra in Russia, perchè venne la nuova della ritirata di Napoleone, e che fu destinato alla cura dei feriti negli spedali di frontiera. Egli ha mostrato tanto zelo e tanta bravura nell'assistenza di quei disgraziati, che è stato nominato chirurgo di reggimento col grado di capitano, ed ha avuto la croce della Legion d'Onore. Il suo nome è già pubblicato onorevolmente nei giornali francesi e lombardi; e nel paese dov'egli è lo considerano come un benefattore mandato dal cielo a sollevarli dalle ultime e più lacrimevoli sciagure della guerra. Gli era stata decretata anche una bella ricompensa in denaro; ma egli l'ha rilasciata a benefizio di tanti divenuti miserabili dopo la rovina di Napoleone, e si è fatta una bella riputazione d'uomo caritatevole e valoroso. Ora qualunque sia l'esito degli avvenimenti, Vittorino non è più esposto ai pericoli della guerra; e quando non vi sarà più bisogno di lui negli spedali, tornerà da noi sano e salvo, e carico d'onore.

A queste nuove tutti si abbandonarono a un giubbilo indescrivibile; la Milla piangeva dalla consolazione; e il giorno dopo cominciarono a fare i preparativi per la campagna, aspettando con ansietà le lettere di Vittorino che confermassero quelle notizie, e cercando tutti di provvedere chi una cosa chi un'altra per accomodargli una stanzetta secondo il suo genio, per quando egli fosse di ritorno.

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