«No; che cos'è stato?»

«Poveraccio! Aveva chiesto l'impiego di suo padre, che, lo sapete, ormai è infermo; se lo faceva suo....»

«L'hanno dato ad un altro?»

«Per l'appunto!»

«È egli possibile?»

«Nessuno lo crederebbe; ma è vero pur troppo! È dispiaciuto a tutti. Quella famiglia è proprio rovinata!»

«Oh povero Silvio! Un giovine tanto onesto, tanto perbene! Quello, vedete, quello se avesse avuto modo di studiare, a quest'ora poteva aver fatto una bella riuscita! Ah! ecco un'altra ingiustizia; ma troppo manifesta! che si fa celia! E chi sa? Quel pover uomo di suo padre, con tanta famiglia, in un fondo di letto!... V'è anche pericolo che il dolore l'uccida.»

«Infatti, dicono che quando l'ha saputo abbia cominciato subito a peggiorare.»

«Lo credo io! Dopo uno smacco come questo, chi non lo conoscesse bene potrebbe anche dubitare che avesse qualche demerito, o che il suo figliuolo non fosse di riputazione illibata come la sua! Ma si può sapere?...»

«Nessuno si raccapezza.... Cioè» ed abbassava la voce, accostandosi all'orecchio del compagno «v'è chi dubita che quella persona.... l'avesse con Silvio a cagione del suo figliuolo. Cose vecchie, ragazzate! ma.... vo' sapete che uomo è! E gli altri hanno dovuto fare a modo suo.... Finchè li trova tutti di quella pasta! Bisogna sentire che razza d'informazioni! Io le ho viste in archivio. E il peggio è che le rimangon lì scritte e spiegate.... Povero giovine! gli è rovinato per sempre!»