L'Umiliana si lasciò andare a sedere sopra un arginetto, e guardando il suo compagno, credè vedergli gli occhi rossi e umidi di lacrime. Allora dette in un pianto nascondendosi il viso tra le mani; e quella canizie addolorata fece fremere di generoso sdegno tutte le fibre del giovine. «Sciagurati!» egli esclamò «cacciarvi di casa in questo modo! minacciar noi di licenza se vi avessimo raccolta!» — «Ma che ho io fatto?» gridò allora l'Umiliana alzando al cielo il volto e le mani. — «Vi accusano» rispose il giovine «d'aver messo su il padrone ad esser inumano coi suoi parenti; d'esservi arricchita alle sue spalle; d'averlo indotto a dare a voi ogni cosa. Credevano di trovare i sacchi dell'oro, e dicono che voi gli avete levati di casa prima che egli morisse.... Iniqui! lo so io il cuore che avete. Ma, se Dio fa che una volta o l'altra!...» e batteva i piedi minacciando con la mano, come se facesse un proposito di vendetta.

L'Umiliana cessando di piangere s'alzò allora con atto dignitoso, interruppe le parole del giovine, e stringendogli la mano e fissandogli nel volto gli sguardi accesi d'amore: «Buon giovine» disse «Iddio non ti farà venir mai feroci pensieri. Se vi sono dei colpevoli, lascia a Lui la cura di far giustizia. S'ingannano; ma non avviliscono me. Nè io sono infelice per colpa loro. Andiamo; il male che fanno a se stessi è molto maggiore di quello che credono di dover fare a me. Compatiscili. Andiamo dalla tua zia; la conosco, e ti ringrazio di avermi suggerito questo ricovero.» Così, come se le fossero tornate le forze della gioventù, si pose innanzi nella via, e il contadino appena le teneva dietro col suo fagotto.

In un attimo giunsero in Borgunto. La buona donna che cercavano era sull'uscio a filare. A quell'arrivo essa fece le meraviglie, voleva sapere il che ed il come; supponeva già quello che era stato, e si abbandonava alle lagnanze, alle accuse insieme col nipote. L'Umiliana confortandola ad aver pazienza, le chiese ospitalità, e fu accolta con grande affetto. Il giovane accarezzato dalla zia e dall'Umiliana tornò sollecitamente al podere, temendo di recar danno ai suoi se si fosse scoperto il pietoso ufficio ch'egli aveva usato con la massaja di Francesco.

Le due vecchie tosto si trovarono contente di vivere insieme; e l'Umiliana si studiò di moderare i lamenti loquaci che la compagna faceva sull'accaduto, e d'impedire che la fama ne corresse per tutti i casolari di Fiesole.

Ritrovandosi nella tasca del grembiule il denaro che le era stato consegnato quando fu cacciata di casa, tornò a versar qualche lacrima, e sulle prime le era venuto voglia di rifiutarlo; ma pensando poi che poteva essere un atto d'orgoglio, e che infine quel denaro era un ricordo del suo padrone, benedicendone la memoria, baciò l'involto e se lo pose in seno. Infatti non le fu inutile, poichè la povera vecchia pel dolore delle passate avversità e per la sforzo che aveva fatto nel sostenerle, fu assalita da una sfinimento straordinario, non potè più lavorare, e si allettò. La sua compagna faceva di tutto per bene assisterla; il giovine contadino alla sfuggita la visitava frequentemente, si prendeva cura che il medico vi andasse ogni giorno, e spesso correva a Firenze per averne le medicine più fresche. Ma l'Umiliana vedendosi assalita dalla febbre e minacciata da una malattia molto lunga, non potè più sopportare che la sua compagna ne avesse tanto disagio, e volle assolutamente farsi condurre allo spedale. Questa dispiacque assai all'altra vecchia ed al suo nipote; ma non vi fu esortazione che valesse a farle mutare proposito.

Erano già due anni che l'Umiliana viveva nello spedale, migliorata, ma sempre debole. Trattavano di mandarla nell'ospizio delle invalide, ed ella era ormai tranquillamente rassegnata a finire la vita in un letto non suo. Nel giorno di Sant'Egidio lo spedale si adorna a festa, e s'apre al pubblico. I parenti e gli amici dei malati vanno allora a far visite od a recare i loro poveri donativi; i curiosi in gran numero accorrono a vedere, a passeggiare per le corsie. Le porte e le finestre tutte spalancate, il trambusto del camminare e del discorrere, la polvere sollevata da tanti piedi, l'indiscretezza degli osservatori oziosi, non poco danno cagionano alla salute e allo spirito dei malati. In detto giorno quel luogo di patimenti par divenuto un convegno di gente folle e spensierata. Accanto al letto di uno che geme per acuti dolori, che sente di dover morire tra poco, si ride e si strepita. E coloro che fra tanta moltitudine non vedono fermarsi al loro letto nè un parente nè un amico, mestamente sopportano gl'indiscreti sguardi della folla che va e viene e s'incalza.

Il vecchio procuratore, al quale l'Umiliana aveva portato il suo vezzo, passando a caso di sulla piazza dello spedale, e vedendovi tanto concorso di gente, ebbe voglia anch'esso d'entrarvi, e pose il piede nella corsia delle donne; ma urtato dalla gente, e indispettito dall'inumano subbuglio, era per uscirne con sollecitudine, quando nel rasentare uno degli ultimi letti videvi una vecchia con una fisonomia che non gli parve ignota. Le stava al capezzale un giovine contadino guardandola in silenzio con aria mesta e rispettosa, e la vecchia, tenendo in lui fissi gli sguardi pieni di dolcezza, pareva cavarne conforto in mezzo al nojoso frastuono.

Soffermatosi alquanto, e studiandosi di raccogliere le sue idee, non tardò a rammentarsi della benefattrice del Salvucci che gli aveva lasciato di sè una profonda impressione. Si accostò subito a lei, e le domandò con buon garbo se lo riconosceva. L'Umiliana, guardandolo bene, non potè nascondere un atto d'ammirazione, esclamando: «Oh! è lei, signor dottore?» Ed egli dal canto suo scuotendo la testa e rovesciate le mani: «Che feci io a darvi retta! Voi allo spedale? E ora non vi pentite della vostra generosità?» — «Oibò, le pare?» soggiunse ella tranquillamente. «A ogni modo sarei malata; e per me nello spedale o in casa è lo stesso. Io non ci pensavo più, ed ora che ci penso, benchè mi trovi in questo stato, tornerei a fare quello che ho fatto.»

Il procuratore non si poteva persuadere della impassibilità della vecchia; proruppe in alcune esclamazioni inarcando le ciglia e restringendosi nelle spalle; e finalmente: «Ma ora» disse con enfasi, «ora poi non mi potrete obbligare al segreto. Oh! sono in dovere di pensarci sul serio. Non è giusto che altri goda la vostra roba, e che voi siate qui a tribolare... No, non è giusto....» ripetè più volte senza badare alle esortazioni dell'Umiliana che si raccomandava perchè tacesse, e considerasse che ormai era vecchia, che preferiva morir tranquilla, che sarebbe stato inutile.... Il procuratore non intese ragione; prese per un braccio il contadino che al suo giungere s'era alzato e moriva di voglia di metter bocca in quello strano colloquio, e trattolo in disparte, fuori dello spedale, incominciò ad interrogarlo sulla vita di quella vecchia che per lui era una persona misteriosa. Il giovine, accorto com'era, benchè non sapesse nulla dell'affare del vezzo e di tante altre buone azioni dell'Umiliana, tuttavia potè somministrargli molte notizie, e ne parlò con uno zelo sì affettuoso, che il procuratore giunse a raccapezzarsi di tutto, e prese la cosa in sul serio.

Andò allora subitamente a ricercare del Salvucci, e gli chiese conto della massaia del morto fratello. Questi sulle prime imbarazzato di tal dimanda, incominciò poi a manifestare il concetto in che la teneva, attribuendo a lei molta parte delle sue disgrazie, mostrando insomma tutta l'avversione che gli svegliava la sua memoria. Figurati se il vecchio procuratore rimase sdegnato di quei discorsi! immaginati con quanta eloquenza e con quali evidenti riprove potè disingannare quell'uomo sventurato ed ingiusto! Rammentatogli quindi l'indegno modo col quale fu scacciata l'Umiliana dalla villetta di Fiesole e lo stato lacrimevole in cui si trovava nello spedale, giunse a commoverlo, a farlo pentire della sua mala prevenzione e dei suoi falli....