Ma il Salvucci non era più in grado di rimediarvi. L'eredità del fratello era andata in fumo; un nuovo e più irrimediabile fallimento lo aveva ridotto a perdere per sempre la bottega; insomma era di nuovo costretto a far da semplice lavorante nella bottega altrui per campare a fatica la sua famiglia! Le molte sciagure cagionategli dalla sua scapestratezza lo avevano corretto, ma troppo tardi. Tormentato dai rimorsi, avvilito dal rossore, faceva compassione. Il procuratore si pentì quasi d'avergli svelato quel segreto, e confortandolo a sostenere pazientemente le conseguenze dei suoi errori, lo lasciò in pace, e lo assicurò che avrebbe trovato modo di togliere l'Umiliana dallo stato miserabile in cui si trovava.

Il buon procuratore, tornato a lei, si pose a spiegarle a poco per volta l'inganno nel quale era stato il Salvucci sul conto suo, il pentimento d'averla per tanto tempo giudicata sì male, il rammarico dell'indegno modo con cui l'aveva trattata, la gratitudine del ricevuto benefizio, e il desiderio ch'ella potesse passare meno male i giorni che le restavano da vivere su questa terra. Per non affliggerla inutilmente, le tacque i nuovi falli e la misera condizione del Salvucci; e tutto quel bene che fece e che prosegue a fare per lei, le lascia credere che derivi dalle premure dello stesso Salvucci. Così la buona Umiliana, oltre al sapere che quello sciagurato e la sua famiglia si sono ritrattati della cattiva opinione in che la tenevano, non ha il dolore di supporre affatto inutili i suoi patimenti e la sua generosità; e, se mai lo avesse desiderato, gode il piacere della gratitudine.

Invece adunque di esser posta tra le invalide, si vide per le premure del procuratore ricondotta a Fiesole in un'altra casetta (poichè la zia del contadino era morta), ed ivi custodita amorevolmente da una famiglia di oneste persone: giunta all'età di novantacinque anni, aspetta in pace l'ultim'ora della lunga e travagliata sua vita. Vero è che non può più lavorare, ha i sensi dell'udito e della vista indeboliti moltissimo, nè da se sola si muove, e chi la vedesse per poco tempo la crederebbe assopita nel letargo della decrepitezza. Ma sovente ella dà indizio di ben conservare la memoria del passato, dimostra un tenero affetto per coloro che l'assistono, e le poche parole che proferisce sono sempre sensate e spesso ripiene di buone massime. — Noi siamo già vicini alla sua casa. Oh! vedi tu? L'Umiliana è seduta presso l'uscio, a godersi il sole, che i vecchi con tanto desiderio ricercano.

Il giovinetto ed il padre suo si soffermarono alquanto in lontananza per contemplarla. Il primo con silenzio rispettoso ne esaminò minutamente tutta la persona. Essa aveva conservato molti capelli che erano di splendida candidezza, e due folte ciocche tirate indietro le ornavano la fronte spaziosa; poche rughe le solcavano la faccia, ove traspariva l'espressione piuttosto del sorriso che della malinconia; gli occhi erano socchiusi, ma dalle ciglia canute traspariva il fulgore della pupilla sempre vivace; uno scialle bianchissimo le chiudeva accuratamente la gola, e nel rimanente del vestiario appariva una scrupolosa lindura. La sua presenza dimostrava insomma una dignità riposata, che moveva a venerazione insieme e ad affetto. E (cara cosa a vedersi) le scherzavano intorno due fanciullini ed un ragazzetto. Questi ripone vasi ora dietro un murello, ora dietro il tronco di un albero o nel fossetto davanti alla siepe. I fanciullini gli si accostavano piano piano, ed appena scortolo rizzarsi e minacciare di rincorrerli, fuggivano essi con acuti gridi e con liete risate a ricoverarsi tra le ginocchia dell'Umiliana, la quale ponendo le mani sul loro capo e sulle loro spalle, mostrava di difenderli dal ragazzo. Quella corrispondenza tra la vecchiaia compiacente e l'infanzia festosa svegliava dolcissima tenerezza. Infine il padre si appressò all'Umiliana, e salutandola per nome: «Eccomi tornato a rivedervi» le disse: «mi riconoscete voi?» — «Gnorsì» rispose, dopo averlo guardato ben bene. «Magari se la conosco!» E della destra si faceva schermo al sole per vedere meglio il giovinetto che le stava davanti. — «E questa volta non son solo» aggiunse il padre. «Ecco qui il mio figliuolo, che anch'egli vuol far conoscenza con voi.» — «Oh! volentieri;» esclamò ella «ma durerà poco. Io presto anderò lassù,» e additava il camposanto sul declive della collina. — «Io spero che ci potrete rivedere più volte» seguitò il padre «e che voi non gli negherete qualcuno dei vostri buoni consigli. Ecco qui, egli è vicino a entrare nel mondo, ed io sto in pensiero per lui.» La vecchia scotendo la testa! «Io consigli?» diceva «non posso darne davvero: ma questo» e toccava il cuore del giovinetto, «questo li dà i buoni consigli a chi lo vuole ascoltare:» — «Voi sapete quanti cattivi si trovano. Quello che io temo è il loro esempio pernicioso.» — «I cattivi!... io già non posso dire che siano tanti; ma i cattivi stanno da sè, quando non trovano chi li somigli.» — «Ma non sempre si discuoprono. Qualche volta l'ipocrisia....» — «Ho udito dire che chi fa e chi pensa il bene non rimane ingannato dalle apparenze.» Dopo alcune altre poche parole, il padre ed il giovinetto si congedarono dall'Umiliana, e questi commosso le voleva baciar la mano, ma l'Umiliana se le nascose ambedue sotto il grembiule e abbassò il capo sul petto. I fanciulli che al loro arrivo s'erano allontanati, vennero fuori a guardar dietro come estatici, finchè la voltata della strada non li nascose ai loro sguardi.

Il giovinetto dopo quel racconto e dopo quella visita si sentì più affezionato ai suoi simili, e ne ricavò qualche buona norma per meglio giudicare degli uomini.

XIII. Il primo viaggio d'un Giovinetto.

Un valente Capitano di marina, che è morto non è gran tempo, lasciò alcuni scartafacci contenenti la narrazione di varie avventure della sua adolescenza, e gli indirizzò ai suoi cari nipotini: «Io non vi lascio ricchezze, dice il buon vecchio; voi sapete che quelle che mi furono date dall'industria e dal mare, il mare stesso me le ritolse; ma non potè privarmi con esse della buona riputazione, la quale non è soggetta a perire se non per colpa di chi non sa custodirsela. Perciò mi è riuscito di sopportare con pace quella disgrazia; e la ricompensa dei servigi, che, adempiendo al dovere di cittadino, ho potuto fare alla mia patria, è stata bastante a salvarmi dalla povertà fino all'ultimo giorno della mia vecchiaja. Abbiatevi dunque per solo retaggio del vostro zio la sua onorata memoria, i suoi libri, le sue carte geografiche, le sue armi adoperate sempre in difesa dei suoi concittadini, e questi ricordi dai quali vedrete che anche un fanciullo, benchè povero e colpito dalle disgrazie, può sostenersi in mezzo ai pericoli e porgere qualche aiuto ai genitori, quando ha per alimento al suo coraggio l'amore verso di essi, l'amor della patria, e il desiderio d'essere virtuoso. Queste parole sarebbero al certo piene di vanità nella bocca di un vivo; ma furono scritte soltanto perchè voi le leggeste quando il mio corpo sarà celato per sempre dalla terra alla vista degli uomini, e il mio nome sarà cancellato dalla loro memoria.»

Cagioni del viaggio.

Io son nato a Montalto nella Maremma degli Stati romani. Ma i miei genitori erano di Firenze. Mio padre dovè abbandonare questa città per motivi che certamente non gli facevano vergogna; li tacerò nondimeno, perchè troppo lungo sarebbe l'accennarli, e ad ogni modo voi non ci capireste nulla. Egli era negoziante, e quell'esilio dalla città nativa fu la ruina della sua industria mercantile. Siccome operò sempre da uomo onesto, così volle, prima della partenza, pagare i suoi debiti, ma non gli riuscì di riscuotere con la stessa prontezza i suoi crediti, e gli rimase poco denaro da portar seco. Mia madre, che erasi a lui sposata da poco tempo, non volle separarsi dal suo caro marito, benchè i parenti la esortassero a tornare nella casa paterna, e ad abbandonarlo nella disgrazia. Io vedo che pur troppo molti sono tra gli uomini quelli che operano come se avessero cattivo cuore; ma ho sempre creduto, e anche da vecchio proseguo a credere con fondamento, che quelli di buon cuore siano in maggior numero; e tuttora mi pare impossibile che i parenti di mia madre le avessero dato proprio con riflessione quel consiglio inumano. Bisogna dire ch'e' non l'avessero conosciuta come l'ho conosciuta io, ch'e' non credessero al suo amore pel marito, o che il loro affetto per lei gli avesse accecati a segno di scordarsi che era divenuta moglie d'un giovine degno in tutto del suo amore. Fatto sta che ella preferì alle agiatezze, che potea ritrovare se fosse rimasta coi parenti, la povertà e l'esilio in compagnia dell'infelice marito; e allora coloro se ne sdegnarono, e negaronle ogni assistenza. Vedete un po' che pensare da insensati! — Giacchè, dicevano, tu vuoi, contro la nostra volontà, dividere la sorte di un disgraziato, noi non vogliamo saper più nulla dei fatti tuoi: se tu sarai anche più infelice, non ce ne importa. — Così, per conseguenza di un falso e spietato ragionamento, quell'azione virtuosa che essi non sapevano approvare, doveva essere piuttosto punita che ricompensata!