Intanto maestro Cecco esortava la figliuola a non stare in pensiero.

— Ho detto in quel modo, e quel che ho detto pur troppo è vero! Ma Cintio finora m’è parso non solo onesto, ma anche avvistato; ad ogni modo gli staremo alle costole noialtri, non dubitare. E se poi per disgrazia e’ si lasciasse metter su da certe amistanze... Di giovanotti non ce n’è carestia.

— Non lo dite nemmeno!

— Aspetta ch’egli abbia potuto aprir bottega da sè. Allora col lavoro delle parrucche e dei fintini e col bisogno di badare allo sportello, gli avrà meno occasione di bazzicare per le locande. — Ciò detto andò a cena; e l’Anna che aveva premura di riportar presto la tela dal mercante, proseguì a far correre la spola.

D’allora in poi Cintio venne sempre in falda di panno fine e in corvatta bianca insaldata; e spesso prima di salir su faceva una fermatina al telaio della Maria, sebbene la Lisabetta sua madre, quando vi si trovava presente, sgridasse la figliuola e costringesse lui a girar di bordo.

— Ma che c’è ogni sera il baciamano a Corte e la pettinatura degl’inghilesi? — disse una volta l’Anna al suo damo nel mentre che stavano insieme alla finestra.

— Perchè?

— Sempre in lucco!

— Oh bella! quel che ci va ci vuole. Sulle locande che ho a essere da meno degli altri?

— La pulizia, son con teco.