— Se tu vedessi come vestono i servitori dei milordi! Ci sarebbe da sbagliarli co’ padroni.
— Ma tu non sei obbligato a far tutto come loro.
— Guarda guarda! — e le additava un cameriere francese di sua conoscenza. — Eccone uno là che torna dalle Cascine. — Il cameriere lo riconobbe, lo salutò, e fece una scappellata svenevole alla ragazza, benchè la si fosse subito tirata indietro. Allora Cintio guardandole con un certo rammarico il vestito di rigatino:
— Anzi — soggiunse — questa robuccia ruvida e ordinaria non istà bene neanche a te. Chi ti vede meco...
— Oh lasciami portare il rigatino quando non vi sono nè macchie nè tane!
— Tu mi fa’ ridere! E quando saremo marito e moglie?
— Mia madre, buon’anima, s’è vestita sempre da sua pari; e tu sai se il babbo avrebbe potuto metterla in seta! Ma gnornò: Chi fa la seta, la mi diceva, si deve contentare di portarla al mercante.
— Codeste sono idee stantìe. Guarda l’altre ragazze, tutte le ragazze che hanno il damo.
— Giusto quelle, dovrebbero mettere il cervello a partito. Aspetta ch’i’ abbia bell’e preparato tutto il corredo della biancheria, e poi se c’entra qualche altra cosa ne discorreremo. Vuo’ tu ch’i’ non ci abbia gusto anch’io a mettermi d’intorno un bel capo di roba e a fartene onore?
— Dunque no’ siamo d’accordo.