— Per l’appunto — rispose Cintio.

— Buone nuove sicuro! I’ ho succhiellato una bella carta![15] Quella locanda nuova di Lungarno, lo sapete? c’è un cameriere mio amico, e tanto basta! Lì arrivano forestieri a tutt’andare; e i forestieri non hanno il granchio al borsellino.

— Eh allegri pure! I’ ho caro che tu cerchi d’avvantaggiarti. Ma bada veh! con questi forestieri ci vuol giudizio. Le grosse mance e straordinarie non sempre fanno prò quanto i guadagni discreti e consueti. E con la servitù che vien di fuori-via? Con quella sì, che bisogna stare all’erta! A volte ci s’imbatte in certi fior di virtù segnati e abboccati,[16] che sono avvezzi a fare d’ogni erba un fascio.

— Davvero! — esclamava l’Anna con apprensione.

— Ditelo a me! — aggiunse francamente Cintio. — I’ non son mica un ragazzo.

— Non te l’avere a male. Un po’ d’esperienza m’ha insegnato molte cose. Basta che quando hai fatto il tuo servizio...

— A bottega subito; s’intende! Non mi lascio infinocchiare,[17] no, io!

— E tutta questa gala — proseguiva l’Anna additando il vestito nuovo.

— Oio![18] stasera c’è appartamento[19] a Corte; e ho da pettinare due signore inghilesi che arrivarono jeri alla locanda nuova. Anzi, ci vorrà pazienza; i’ vi dico addio. Voglio esser puntuale. Con loro non si sgarra! — E dato un tenero sguardo alla fanciulla, se n’andò frettoloso.

Nella stanza di passaggio del piano di sotto, Cintio s’imbattè con la Maria che gli fece un garbato saluto. A quel saluto e’ rimase un poco sopra sè a guardarla piacevolmente, si pavoneggiò; e restituita la buona notte, proseguì pel fatto suo.