— A proposito! non per sapere i fatti tuoi; ma tu?

— Io? Oh! io non ci penso. Gli ha a passare qualche altro carnevale.

— Perchè?

— Figurati! figliuola d’una povera vedova. Senza aver potuto raccapezzare ancora una dote.... Chè, chè! E poi voglio stare allegra dell’altro.

— O che gl’innamorati non possono stare allegri?

— Quelli che ho visto io mi son parsi tutti rimmelensiti.

— Bisogna vedere con che sentimenti si mettono. Basta che l’amore non levi la dritta al giudizio. Animo, animo! tu hai un buon mestiere, e il marito ci dev’essere anche per te. Io te l’auguro, e presto. Oh! addio. Ecco l’avviatora:[13] andiamo a finir questa tela. —

E le due amiche si separarono. La Maria canterellando si pose al telajo, e l’Anna salì su pensierosa con l’avviatora.

Due o tre settimane dopo quel colloquio, Cintio andò in casa dell’Anna vestito con più eleganza del solito, e tutto giulivo. Questo giovine che aveva mostrato in principio buon naturale ed una certa sveltezza di modi franchi e sinceri, adagio adagio, a forza d’imitare le affettazioni della galanteria per rendersi ben accetto ai bellimbusti e alle damine che gli affidavano la loro testa, era divenuto lezioso, adulatore, loquace, voleva farla da faceto ma riusciva scipito, si dava aria d’importanza ma cadeva nel ridicolo. Il sorriso continuo, il passo scivolante, i gesti a scatti, gli occhi irrequieti lo facevano parere uno scimmiotto. Il capo che in conseguenza del mestiere doveva essere un capo-modello per la pettinatura, variava spesso di mostra, ora prevalendo la zázzera ricciuta come se i capelli fossero tanti cesti d’indivia, ora la zázzera liscia mozzata alla dirittura del mento che dà alla testa la forma d’un cappello di fungo, ora il ciuffo ritto a cetriolo; e tutte queste trasformazioni gli facevano variare fisonomia come avverrebbe di chi si mostrasse con una maschera oggi e con un’altra domani. Com’è dunque possibile che l’Anna, ragazza piuttosto seria e molto giudiziosa, continuasse a dar retta a un amante che diveniva così sguajato? Ricordiamoci che questo cambiamento era accaduto a poco per volta: e poi fosse accortezza o fosse abitudine, o piuttosto la soggezione che gli veniva dai portamenti dell’Anna, di suo padre e di Michele, quand’egli era con loro pareva un altro; tale quale un comico che sul teatro fa le parti di sciocco, ed in famiglia sa star sulle sue. E a volte la circospezione d’una fanciulla savia e l’oculatezza d’un padre prudente non sono rimaste deluse per qualche tempo dalle apparenze? Quel giovine in casa della fidanzata pare onestissimo, economo, mansueto, e poi riesce scostumato, sciupone, collerico. Quell’altro dava a divedere molto senno, e messo alla prova riesce uno stolido. Vero è che quest’inganni son più frequenti nei matrimoni dei ricchi, dove le parti interessate per altri rispetti, congiurano, si può dire, a danno del vero bene degli sposi inesperti; mentre quando non c’è bisogno di tante stampìte[14] gli spropositi saltano agli occhi più presto, e vi può essere il verso di rimediare in tempo.

— Buone nuove — diceva maestro Cecco.