Infine il Parroco, rimasto da solo a solo con Nanni, prese a parlare di Pippo e della Carolina, rivelando le loro buone qualità e compiacendosi d’averli conosciuti.
— Sì davvero, che son persone per bene, e io rimango delle garbatezze che mi fanno; io, povero garzone di contadini in montagna....
— Oh! questo poi.... Che cosa vuol dire che tu sia semplice garzone, quando i tuoi portamenti sono da uomo onesto, quando ti rendi utile col lavoro e con l’abilità nella tua arte? Un gran signore che fosse vizioso o stolido, non sarebbe nemmeno da mettersi a paragone con te. L’essenziale consiste nel meritare la stima delle persone di proposito; e tu l’hai meritata, lo vedi? fino al punto che Andrea di semplice garzone che eri ti fa suo genero.
— Davvero che una fortuna così grande io non me l’aspettava!
— Ma è una giusta ricompensa....
— Anche lei, signor Priore, ha troppa bontà per me....
— Oh! non dir questo! Io ti voglio bene, io parlo così perchè sono persuaso che tu lo meriti; e così fanno il pittore e sua madre. Potresti tu dubitare che le loro parole e le loro attenzioni affettuose per te non fossero sincere?
— No certo! Non l’ho mai dubitato. Si figuri!
— E se tu sapessi quante cose la Carolina mi ha detto di te! O lei sì, che ti vuole un bene dell’anima!
— Eh lo vedo! Io non so se una madre potrebbe fare di più col suo figliuolo! — Ed era questa l’idea fissa di Nanni, ch’ei manifestava pur sempre con una certa mestizia, quasi dicesse: Eppure alla mia felicità mancherà sempre dimolto!