— Oh sì! e subito mi darebbero retta! Anderei a rischio d’essere canzonato pel dì delle feste!

— E per fare una buon’azione tu hai paura delle beffe?

— Ormai ho pagato la mia crazia[240] ogni settimana per la spesa del carro e della cena, e giacchè sono in ballo voglio ballare. Tanto, se non ci vo, non mi rendono mica i quattrini.

— Meglio perderli e perdere la cena, che andare a rischio di capitar male in cattiva compagnia, d’ubriacarsi, e qualche cosa di peggio! Ecco! per le scioccherie i quattrini si trovano, e per farne buon uso non si sanno mettere insieme. Se tu avessi portato quelle craziuole[241] nella cassa di Risparmio; o se.... c’intendiamo....

— Oh, i conti addosso poi non li voglio! — E se ne va tutto stizzito, serrando la bottega in fretta e furia, e correndo col figliuolo alla bettola, dov’era un ritrovato di bighelloni per accompagnare la più sciatta befana che mai fosse andata a zonzo per Camaldoli.

Intanto una povera tessitora, mamma senza cervello, rimpinzava di fave cotte il corpicciuolo d’una sua bambinella di quattro o cinque anni, dicendo: — Mangiane dell’altre, piccina mia, mangiane dell’altre, sennò la befana stanotte viene a bucarti il corpo con lo stidione. E sai? non servirebbe ch’i’ ti mettessi addosso il tagliere o l’asse del pane.... Le senti tu le trombe? Eccola, eccola! vieni alla finestra a vederla passare.

— Mamma, ho paura!

— Vien via, grulla! Vedrai domani quante chicche vi saranno nella tua calzina.[242] Oh! svoltano in via dell’Ariento.... Che peccato! Ma più tardi passeranno anche di qui. Eh la Befana non manca!

— Che viene anche quando si dorme?

— Di buona ragione! Se tu vedessi! Col capo tutto imbacuccato, col viso nero, zitta zitta, le braccia lunghe che non finiscono mai....