— Non dirò questo; ma lo vedi? E’ s’era tutt’e due bardotti alla stessa paga; poi si aprì bottega di nostro, su per giù nel medesimo tempo. Ma ora tu hai un garzone soltanto, e io n’ho quattro. Ho più famiglia di te; la mantengo passabilmente, e qualche cosuccia m’avanza sempre.

— Che vuo’ tu ch’i’ ti dica io? Bazza a chi tocca! Tu se’ più affortunato di me. Le ordinazioni ti piovono da ogni parte....

— Gli è che levato delle domeniche e delle altre feste d’intero precetto, i’ lavoro sempre. Per me, sotto la Fortezza, Lungarno di Carnovale, al Monte alle Croci i venerdì di Quaresima, al Prato delle Lune per San Luca, alla Cella di Cialdo, lungo Mugnone, alle Mura,[249] e via discorrendo, per gozzovigliare, per vedere tanti scioperati che anche dalle feste sacre pigliano occasione di far baldoria e d’ubriacarsi, chi m’ha visto m’ha visto. E poi non siamo più dell’erba d’oggi, Simone mio; e a stare a bottega più che si può, è sempre meglio per l’anima e pel corpo.

— Ed avrai cuore di tener costì a telonio tutta la giornata codesti ragazzi?

— Io non gli obbligo: chi vuole sdarsi,[250] padrone; e’ fa sul suo.

I garzoni, ridendo sotto i baffi, lavoravano lietamente; e chi diceva: — Io me ne trovo bene a dar retta al principale; — e chi: — Ho più gusto a portare un giulio a me’ madre, io, che a veder cento maschere.

— Sai tu come l’è? — rispose maestro Simone — voglio andare sotto gli Ufizj; la moglie m’aspetta. Oh! guarda, guarda il me’ Biagio vestito da Arlecchino. Che cosa te ne pare? Non è un giojello? Buffone! ti riconosco, sai? Eccomi, eccomi. Di’ alla mamma che vengo subito; corri. Addio, maestro Carlo. Buona veglia!

— Addio. Animo, ragazzi! il lavoro d’oggi rende il doppio. Povero Simone, vuol rovinarsi; ma il peggio è che quel figliuolo s’avvezza male! —

Nella strada non si udivano altri strepiti che quelli dei martelli e delle lime di maestro Carlo e dei suoi garzoni.

Un’ora dopo, cápita un giovine di banco tutto frettoloso in cerca di maestro Simone, e trova chiusa la bottega. — Volevo maestro Simone — dice a Carlo; — è il magnano del mio principale; ma si vede che oggi e’ se la sbirba; suo danno! Venite voi, maestro Carlo; so che posso fidarmi. Il principale ha bisogno di mutare certe chiavi. Se avete tempo, pigliate gli arnesi: ci vuole un lavoro lesto e fatto con garbo.