— Ma intanto non ho più freddo, — concluse il terzo; — questo moto mi ha riscaldato.
— E il moto vi scalderebbe sempre, non col percotervi tra di voi per contendervi la roba involata, ma col lavorare onestamente, — esclamò un uomo intabarrato che passava rasente ad essi.
— Ah! non c’è lavoro! — gridarono ad una voce gli accattoni.
— Non c’è voglia! — rispose l’incognito; e tirò via.
Guardatisi un poco in silenzio, uno degli accattoni disse addio ai compagni, si voltò da una parte, e andò a chieder lavoro per misericordia ad un onesto artigiano di sua parentela; ebbe il lavoro, non patì più freddo nè fame, e si pentì del passato. Un altro, accomiatatosi dal compagno prese la strada opposta, e fatti pochi passi trovò un facchino che per essersi tolto in ispalla un peso sproporzionato alle sue forze, non poteva andare più innanzi; l’accattone se gli accostò per dargli una mano, e il facchino gliene seppe buon grado e lo condusse a far colazione e a scaldarsi con lui; e i pesi da portare non mancarono mai. Il terzo ricordandosi per che verso andava l’incognito, gli corse dietro, lo raggiunse, e fattoglisi accanto gli disse: — Dunque, abbiate la carità di darmi da lavorare. — L’incognito gli accennò di seguirlo; e andarono innanzi un buon tratto senza parlarsi, finchè usciti dalla città e giunti a un podere, l’incognito si fermò presso una casupola rovinata di cui le macerie ingombravano i solchi del campo: — Ecco, — disse all’accattone — un turbine di vento buttò giù questa casa; sgombera il terreno dai sassi, affinchè il mio contadino possa seminarvi il grano, che tu mangerai con lui, se avrai sempre voglia di lavorare e se sarai uomo onesto. —
A Michele stesso intravenne che una sera sull’imbrunire passando di lung’Arno, dove la via è più solitaria, gli s’accostò a chiedergli l’elemosina un giovinotto cencioso, ma ben quadrato di spalle e ben piantato sopra le seste,[282] sicchè aveva tutto l’aspetto d’un bighellone: — Figliuolo mio, — rispose Michele con dolcezza — ti comprerò volentieri un po’ di pane, perchè tu mi dici che sei digiuno; ma o non potresti guadagnartelo? Tu mi sembri sano e robusto.
— Che cosa volete? — rispose l’accattone — lavorerei, ma non so far nulla; esco ora dal militare, e senza avere imparato un mestiere non trovo chi mi pigli; per bardotto ho troppa età; a casa mia son più tribolati di me; qui non conosco nessuno....
— I’ voglio credere a quel che tu dici — soggiunse Michele, — ma non ti stancare a cercare lavoro, perchè alla fine chi ha voglia davvero lo trova. — E mentre andava innanzi per arrivare alla bottega d’un fornaio, scòrse per terra una quantità di fiocchetti di lana tra le fessure delle lastre, perchè in quel luogo i tintori sogliono distendere al sole la lana lavata per farla asciugare. Allora spiegò il suo fazzoletto, e disse all’accattone: — Fammi intanto un servizio; raccogliamo questi fiocchetti; nissuno li gode, se non fossero le rondini per portarli nel loro nido. — E tornando anche addietro, e rifrustando per tutto, in poco d’ora tra lui e l’accattone, che attonito lo seguiva, n’ebbero pieno quel fazzoletto. — Ecco, — disse dipoi Michele al compagno — di questa lana, non foss’altro rivendendola ad un cenciajuolo tu puoi prendere almeno un par di soldi: tanto pane per domattina: ecco la ricompensa della tua fatica; è un mestiere facile; e così puoi raccogliere fogliucci, ossi, pezzi di cuoio, di ferro, di latta; insomma per ora puoi fare lo spazzaturaio non sapendo che altro. — Intanto giunsero al forno, e comperatogli il pane, Michele aggiunse: — Porta pur teco il fazzoletto: me lo renderai a tuo comodo; — e dettogli dove egli stava di bottega, lo lasciò con Dio. L’accattone, fosse egli o no disgraziato ed onesto come dalle sue parole poteva credersi, fatto sta che fu puntuale a riportare il fazzoletto, e che fino da quel giorno avendo deliberato di non far più la vita del vagabondo, s’appigliò al consiglio di Michele. Questi gli prestò allora un canestro per raccogliere le spazzature, gli procacciò un luogo da farne deposito, e lo vide poi sempre industriarsi in quel modo e ricavarne onesto campamento.
Ma vediamo una volta questo buon vecchio a casa sua, poco tempo prima ch’egli morisse, ed assistiamo ad una conversazione tra lui e la sua famiglia.