È una sera di verno: Michele, eccolo là seduto a scranna, accosto al bischetto di Santi suo figliuolo, che lavora di calzolaio. Il vecchio ha già passato la settantina, ma li porta bene; posa le mani sul pomo della mazza, e appoggia il mento sopra le mani; ha i capelli bianchi, ma lunghi e folti; è piuttosto secco e col viso pieno di grinze, ma le carni sono ancora sodette e bronzine; gli occhi scintillano come quelli di un giovanotto, ed ora sorride, ora parla con piacevole posatezza; non è sordo, non gli manca un dente...; insomma è un uomo ferrigno[283] e rubizzo, che ha saputo conservarsi bene con la temperanza; e di verno ei non ha mai bisogno di fuoco; non può vedere i veggi, specialmente nel letto; e dice che sono fatti per gl’infingardi e per chi vuole avere in casa un incendio.
Accanto a lui siede la Teresa, moglie del suo figliuolo, donna di circa trentacinque anni, non bella, ma con sembiante pieno di dolcezza e con tutto il senno di una buona massaia; fa poche parole, ma buone; veste sempre di roba ordinaria, ma linda; e non alza gli occhi di sul lavoro se non quando parla il vecchio Michele. Dall’altra parte vi è l’Isabella, figliuola della Teresa, giovanetta leggiadra, vispa e modesta, abile tessitora di seta, e piena di attenzioni verso il nonno. Per non istare in ozio la sera quando non si può tessere, cuce o rimenda per casa, o si prepara il corredo.
Santi poi è sempre lì al suo bischetto a cucire le scarpe. Chi volesse dipingere la giovialità e la salute, dovrebbe fare il suo ritratto. Figuratevi un pezzo d’uomo tarchiato, piuttosto grasso, pieno di robustezza, col volto quasi sempre ridente, le carni bianche e rosse, i capelli neri e ricciuti, gli occhi tutto fuoco, i denti bianchissimi e la voce sonora.
Andrea, giovine pigionale e amico di casa, vi capita ogni sera per un par d’ore; si mette di faccia al vecchio ed accanto a Santi. Andrea è piuttosto serio e taciturno, non però zotico nè sgarbato; anzi, le sue maniere sono affettuose, ed ha sempre un rispettoso contegno. I suoi lineamenti sono regolari, il colorito sano, e il personale ben fatto. Dal vestito coperto di peli e di lische,[284] si conosce che fa il linaiuolo; ed anch’egli, per non perdere il tempo, si prova a cucire le scarpe, e così va dietro a quella buona massima «Impara l’arte e mettila da parte.» Se una volta o l’altra il suo mestiere non gli desse più il pane, s’ingegnerebbe con quello del calzolaio.
Spesso vi suole essere in conversazione anche Angiolino, figliuolo minore di Santi: ha nove anni; è vegeto, robusto, vivace, e qualche volta farebbe il diavolo a quattro, se una parola del nonno o dei suoi genitori non bastasse a frenarlo; dagli occhi neri e sgranati traluce l’acutezza della mente; e la faccia sempre aperta e serena dà indizio d’ingenuità e di buon cuore. Ha in mano un libro: legge benino; e quand’è in conversazione, fa la sua lettura a voce alta. Tutti vi stanno attenti, e spesso il vecchio lo interrompe con qualche utile osservazione. Così Angiolino fa una parte d’importanza; ma non se ne investe come farebbe un ragazzo vanesio. Va a scuola al Reciproco Insegnamento,[285] e spesso è premiato con buoni libri, che sono quelli che di mano in mano legge alla famiglia.
— La felicità? — diceva Andrea — e dov’è la felicità? io ne conosco una sola — e guardava l’Isabella; — ma che tutti la possono avere la felicità che m’intendo io? I’ veggo tante miserie ogni giorno, ch’e’ mi par proprio d’essere in un mondo di disperati. Nè anche i signori sono felici!...
— Anzi, — soggiunse Santi ridendo, — i’ non ne conosco uno che non si rammarichi sempre d’un visibilio di molestie, e che specialmente non triboli a camminare; vogliono le scarpe troppo attillate e poi si lamentano meco de’ piedi sciupati.
— Ma prima di ragionare, — disse il vecchio, — leggiamo avanti. A te, Angiolino: — e Angiolino leggeva:
«Se l’uomo non potesse mai essere felice, si direbbe che non fosse stato creato da quella Divina Sapienza, che governa tutte le cose. Esaminate la magnificenza e l’ordine dell’universo. Le stelle brillano sempre con lo stesso splendore; il sole ogni giorno c’illumina, e la luna segue eternamente il suo corso. Vedete poi il giro delle stagioni, la perfetta struttura delle piante, l’istinto degli animali per conservare la loro specie; e riflettete come i venti, le pioggie, le nevi, le stesse tempeste purghino l’aria, fecondino le campagne, e rendano più vigorosa la vegetazione delle piante e la vita degli animali. L’uomo, che è la creatura più intelligente, non può esser nato per vivere a caso, o per languire nell’avvilimento e nella miseria. Iddio ci ha collocati sopra la terra perchè tutti viviamo, perchè tutti godiamo dei suoi benefizii, e perchè siamo sempre più felici, facendo buon uso dei beni che Egli ci ha compartito.»
Michele fece fare ad Angiolino una pausa, e guardando Andrea: — Ora che cosa ne dici? —