Teresa. Ma se voi siete incontentabile, lo credo anch’io, non potrete mai esser felice!

Andrea. Diamo che oggi la mi vada bene per aver fatto il mio dovere a bottega. Domani mi ammalo, e non posso più lavorare.... sono io felice?

Michele. Convengo che per esser felici vi voglia anche la sanità; ma dimmi un poco: se la tua malattia è venuta per disgrazia, avrai tu il rimorso d’essertela procurata con gli stravizj?

Andrea. No; questo è naturale.

Michele. Intanto anche nel male che ci viene addosso v’è la sua differenza, perchè il male voluto scotta più di quello che viene senza nostra colpa. Avrai male; ma almeno la tua coscienza è tranquilla, e non ti mancherà la forza di sopportarlo; non ti mancherà nemmeno l’ajuto di chi ti vuol bene; guarirai più facilmente; acquisterai maggior vigore per sopportare le nuove disgrazie.... Rammentati che l’uomo è imperfetto, e non deve presumere d’ottenere perfetta felicità.... Ma intanto eccoti sano; e se alla tua sanità unisci quella tranquillità di coscienza, che ti faceva sopportare con rassegnazione la malattia, di che cosa avrai tu da lagnarti? Ora, in conclusione, la salute e la pace dell’anima, non le possiamo aver tutti?

Santi. Senza dubbio. E anche dico io che una fa bene all’altra. Quando non ho nulla da rimproverarmi, mi par d’essere l’uomo più felice di questo mondo.

Andrea. Ma queste due cose non bastano; perchè con tutta la mia salute e con la coscienza tranquilla potrei aver la tasca pulita, e patir la fame. In oggi chi fa l’uomo onesto è un miserabile; tutti tirano ad ingannare il prossimo, e a levarsi il pane di bocca l’un l’altro!...

Le donne e il vecchio fecero un atto di disapprovazione, e Santi battendo il martello sul bischetto esclamò infiammato:

Santi. Questo poi non è vero! Tu l’hai a lasciar dire a chi accusa gli altri per discolpare sè stesso, a chi vuol mangiare a ufo, a chi vuole scorticare i fratelli, a chi fa capitale delle disgrazie, delle imprudenze o della dabbenaggine del prossimo. Un uomo che lavora tutta la sua giornata, che non getta il guadagno nell’osteria, che cerca, se può, di risparmiare qualche cosuccia pei bisogni straordinarj, che non si rovina col giuoco, oh! lo trova il modo di campare onestamente. Non potrà scialare, ma non morirà mai di fame.

Michele. E poi, come potresti esser contento di te, se tu non avessi fatto il tuo dovere? E facendo il tuo dovere da onesto bracciante, che è quello di lavorare, è certo che tu guadagni.