«Quando il numero dei contribuenti passa i dugento, la società può soccorrere, finchè il bisogno lo richiede, quei socj che si ammalano o quelli che non hanno lavoro, o assicurar loro una pensione per tutta la vecchiaja. Se un operajo che sia stato ammesso alla società, non può più guadagnare per malattia o per mancanza di lavoro, con pochi soldi ha acquistato il diritto di godere, finchè sarà necessario, di un tanto il giorno, e d’aver medico e medicine pagate; e se non ha famiglia, sarà custodito in casa sua dai suoi compagni, senza bisogno d’andare allo spedale. Ancora che per venti anni di seguito un operajo abbia depositato nella cassa della società tanti soldi da fare una somma di sole tre o quattrocento lire, con questo piccolo capitale ha diritto di godere una pensione di cinquanta lire il mese, e anche più, secondo il numero dei socj. Il piccolo capitale di quattrocento lire gli frutta allora come quello di quindicimila al quattro per cento. Una società che incassi trecento lire il mese può dare sei pensioni di cinquanta lire l’una.
«La società destina un certo numero di persone che, senza pregiudizio del loro tempo, debbono andare per turno a visitare i socj malati, e, se è necessario, ad assisterli, ed accompagnare i defunti alla sepoltura ec.
«Pel buono andamento della società è necessario che tutti i suoi membri sieno scelti tra gli artigiani più onesti e più sobri.
«I malati per effetto di stravizj o di colpevoli risse, non sogliono essere ammessi al benefizio dei soccorsi, o vien loro restituito col debito frutto il denaro che hanno depositato nella cassa, e rimangono esclusi dalla società; la quale tra le persone più specchiate ne deputa alcune per giudicare di questi casi.
«Il socio che senza un’assoluta impossibilità dipendente da straordinarie cause nelle quali non abbia nessuna colpa, non paga per due o tre mesi la sua tassa, perde la somma che può aver già depositato, e rimane escluso dalla società e dai diritti che aveva acquistati.
«La medesima persona alla quale riesca di fare maggiori risparmj di quelli che occorrono per pagare la sua tassa, può nello stesso tempo depositare il superfluo nella Cassa di risparmio, o appartenere a due o tre di consimili associazioni.
«Il marito e la moglie possono appartenere ciascuno alla medesima società, pagando ambedue la tassa, o a due società diverse, e procacciarsi così il mezzo di passare insieme la loro vecchiaja senza patimenti e senza le umiliazioni della povertà.
«Le più facili a istituirsi fra tali società sono quelle che provvedono principalmente alla vecchiaja, e non sarebbe male incominciare da queste.
«L’esperienza ha già dimostrato in Francia e in Italia quanto sieno utili; e non v’è da temere che la quantità dei pensionati le mandi in rovina: prima, perchè niun contribuente è obbligato ad aumentare la tassa, sia piccolo o grande il numero delle pensioni da darsi; quindi perchè per lo più questo numero è piccolo in confronto a quello dei contribuenti. Una società di questo genere composta di dugento cinquanta artefici, tra maestri di bottega, garzoni e fattorini, non giunge ad aver mai più di otto pensionati, cioè neppure uno su trenta.
«Quando si sono trovati tanti socj, che bastino a mettere in piedi un’associazione di questo genere e che abbiano tutte le condizioni richieste per renderla stabile e veramente morale, le difficoltà principali da superare stanno nello scegliere gli ufficiali, nel fare il regolamento, nell’assicurare l’utile d’ogni socio e nel far fruttare convenientemente il denaro che avanza. Uomini o inesperti o tuttodì occupati non possono provvedere a queste cose. Dunque è necessario che vi pongano mano i maestri di bottega più istruiti, i capi dei traffici, i fondatori e i direttori di altre società caritatevoli. I capi d’arte specialmente sapranno stabilire e regolare siffatte associazioni, e troveranno in esse molti mezzi per migliorare lo stato dei loro sottoposti, per affezionarseli maggiormente, e per renderne più corretti i costumi. Essi conoscono più d’ogni altro i bisogni, i difetti, la possibilità degli operaj, e possono offrir loro una opportuna sicurezza per la custodia e pel giro dei capitali. Nonostante bisogna che uno cominci; e sia chi si voglia, purchè uomo onesto, il suo zelo e i suoi tentativi potranno fare un gran bene al prossimo. Noi ne abbiamo già un bellissimo esempio nella Compagnia della Misericordia; e le antiche nostre corporazioni delle arti e dei mestieri (lasciamo stare le ragioni per cui furono soppresse) provvedevano a un dipresso con questo mezzo ai bisogni degli operaj più poveri e di quelli che rimanevano colpiti dalle disgrazie. Possedevano inclusive terre e case, e adoperavano in tali opere di carità una buona parte delle rendite di questi beni. Anche adesso, se non tutti, almeno molti mestieranti hanno la buona usanza di assistersi scambievolmente; e un cappellajo, per esempio, che per qualche disgrazia rimanga privo di lavoro, o vada a cercarne da una città in un’altra, trova soccorso nei suoi compagni. Ma questo è un soccorso sempre incerto, e mancano i regolamenti che sarebbero necessarj per provvedere al vero bisogno, e per isfuggire il pericolo di assistere chi non lo merita, e di fomentare l’infingardo ed il vagabondo. Nonostante, quest’assistenza tacita, spontanea, indipendente da ogni patto e da ogni obbligazione, mostra la buona indole dei nostri operaj, e sarebbe preferibile a ogni altro metodo; ma non può sempre porgere aiuti costanti e corrispondenti ai bisogni; indi per lo più è tutta a carico di pochi, e va a rischio di mantenere gli abusi. Alla fine l’istituzione d’una di queste società non toglie che altri assista come gli pare e piace gli amici e i compagni. Il buon esito di una società che provveda ai bisogni della vecchiaja, farebbe nascere il desiderio di istituirne altre consimili, le quali in varj modi migliorerebbero l’economia domestica e la moralità della classe manifattrice.»[290]