Carlo in sulle prime non si raccapezzava, e la confortava a stare pienamente tranquilla sul conto suo; poi travide l’origine dei materni timori, e con la sua solita schietta e vigorosa concisione, le rispondeva: — Mamma, state tranquilla: io amo la patria, e non farò altro che quello che un buon Francese deve fare. Ma già voi mi conoscete, e basta. —
Più volte egli ebbe a ripetere tali detti; ma questa risposta, che sua madre volle riferire per testimonianza della schiettezza d’animo di Carlo, poteva essere interpetrata sinistramente; e così avvenne, perlochè i suoi compaesani ne trassero motivo a maggiormente temerlo, e a trascendere fino all’odio.
Intanto l’afflitta donna, che non poteva ancora risolversi a dar corpo a quelle ombre, andava tuttavia sovente in cerca del confessore per isfogare con esso la sua segreta apprensione, per chiedergli consiglio, assistenza, conforto: ma purtroppo la non ne ricavava altro che parole dettate dalla ipocrisia, della passione faziosa; nuovi timori, arcane minaccie e accrescimento di scrupolo religioso.
Pag. 287.
Un giorno il confessore stesso andò a lei con animo deliberato di chiarirsi di un altro sospetto, che, cioè, anche la madre fosse d’accordo col figliuolo, fosse a parte di qualche macchinazione, dalla scoperta della quale potesse venire molto utile al suo paese. Dopo i consueti discorsi, ricominciò con dolcezza a domandarle: — Ma sapete voi bene che cosa faccia questo giovane di tutto il suo guadagno? Se, come voi m’assicurate, e io lo credo, se egli lavora giorno e notte e non s’impiccia d’altro che del suo lavoro, e’ deve guadagnare bene. Dunque in che cosa spende? Ha egli messo da parte qualche somma? Lo so, lo so; e’ pensa al vostro mantenimento, e non vi fa mancare di nulla. Ma per voi, che siete tanto discreta, che cosa ci vuole? Si può credere! Dunque? che cosa fa egli del rimanente? Dove consuma i suoi risparmi? Invero, alla bettola non è stato mai veduto; dedito al giuoco, che si sappia, non è.... Eppure in qualche cosa il suo denaro deve essere speso. Ah! sorella mia, io che conosco i segreti di tante coscienze, io che conosco quante iniquità si commettono o si fanno commettere agl’incauti, cose che soltanto a Dio e ai suoi ministri sono note.... Ah! voglia il cielo che il suo confessore lo assista davvero, come io fo quanto posso per assistere e premunire l’anima vostra!... Ma quel denaro che non si sa come vada speso, per me.... sbaglierò.... vorrei sbagliare.... mi dà pensiero. Oh! se si fosse in tempo a rimediare! E sì che io potrei.... Ma bisogna che io sappia, bisogna aprirmi l’animo candidamente!... — Ma era inutile: nulla valeva a fargli scoprire ciò che era impossibile di scoprire, perchè non sussisteva altro segreto fuorchè quello fattogli travedere dalla sua fissazione. E la madre che si sentiva opprimere dal crepacuore, si scioglieva in lacrime guardandolo con occhi atterriti e implorando pietà pel figliuolo, che ad onta delle tante paure che spingevano anche lei a sospettare, pure dalla intima coscienza le era gridato incolpabile.
Alfine, quando il sacerdote conobbe che dalla ingenuità di quella creatura non v’era da ricavare nulla intorno al supposto segreto che tanto gli premeva discoprire, esclamò con grande afflizione: — Ah! poichè vi vedo così ostinata a nascondermi tutto, e ricusate di affidarvi in me che voglio il bene del mio paese, e che procurerei nel tempo stesso di mettere in salvo l’anima vostra e quella del vostro figliuolo io vi dichiaro con mio sommo dispiacere, ma bisogna che lo faccia, vi dichiaro che non potrò più ascoltarvi qual mia penitente, perchè la mia coscienza non mi permetterebbe di assolvervi. — E dandosi a credere di avere adempito così al proprio dovere, andò via compassionando la debolezza della sua penitente in lasciarsi sedurre fino a quel punto dall’amore materno.
Essa rimase tanto sbalordita da questa inaspettata minaccia, che non ebbe fiato di raccomandarsi, d’andargli dietro.
Ma in capo a pochi giorni, dopo che la si fu crudelmente logorata l’anima in una lotta tremenda tra l’affezione pel figliuolo e gli scrupoli di coscienza, che quanto più vi pensava tanto più le crescevano, alfine, come se fosse spinta ad abbandonarsi a una risoluzione disperata, corse al confessore; piangeva dirottamente, e a fatica gli potè far capire che implorava d’essere ascoltata.