Allora la madre si mostrò sorpresa di questa novità, ed esclamò subito con voce piuttosto austera: — Dunque oggi non hai lavorato? E che cosa hai tu fatto?
— Sì, mamma, ho lavorato come gli altri giorni. Ma che cosa volete? in questi tempi di così terribili calamità, non tutti quelli che hanno fortuna d’aver lavoro, possono anche far conto d’essere pagati immediatamente. Ho aspettato due ore che il principale tornasse, gli ho chiesto la mia giornata; e lui: — Non riscuoto io, e non posso darne a voi! — Soggiungendo poi, con impeto di collera: — Dovete ringraziarne quei birbanti che mettono sottosopra tutta la Francia! — In ciò dire Carlo aveva finito di porre sulla tavola la cena, e ripiegando il fazzoletto, scuoteva il capo con un sorriso di disprezzo, e aggiungeva: — Come se questi pretesi birbanti potessero impedire alla gente onesta di pagare puntualmente la mercede agli operai, la mercede dei lavoranti. —
All’ingenua risposta di Carlo, sua madre aveva abbassato il capo; si toccava colla destra il petto, e lo sentiva palpitare; e poco mancò che a un tratto quei palpiti materni non la smovessero dal suo crudele proponimento. Ma no! con una stretta di mano convulsa, compresse quel cuore e poi la ritrasse dal petto quasi avesse voluto strapparselo, giacchè la non doveva più dare ascolto ai suoi moti d’amore verso il figliuolo.
Carlo non vide quell’atto perchè anch’egli, per un’altra ragione, si studiava di distrarsi da quelle idee malinconiche; e lo faceva col rimettere, senza bisogno, nelle sue pieghe il fazzoletto.
Poi, cacciato risolutamente da sè ogni pensiero molesto, e rasserenatosi anche per fare animo alla mamma: — Su via, disse, mangiamo in pace questo boccone. A tutto v’è il suo rimedio. Io non mi scoraggisco, e voi dovete scoraggirvi meno di me. Finchè avrò così buona salute!... Sicuro, stasera la cena sarà un po’ più magra, chè, avendo dovuto prendere a imprestito il denaro, ho speso meno che fosse possibile. —
All’udire che il figliuolo, per procacciarsi un vitto anche più frugale del solito, aveva avuto bisogno di farsi prestare il danaro, fu assalita da una specie di ribrezzo, parendole cosa incredibile, dimenticando quello che Carlo le aveva detto innanzi, e pensando solamente ai discorsi e ai sospetti del confessore; e, preso animo dalle parole di Carlo, ma animo di disperazione, disse, senza mostrare turbamento:
— Oh! ne avanzerà, perchè deve servire a te solo.
— Come? non volete mangiare?
— No. Ma stasera se avrò appetito cenerò all’Ospizio dei poveri. Vi sarei digià, se non fosse stato per non lasciare la casa aperta. Ora che ci sei tu; addio!... Bisogna che ti lasci. E questo è l’ultimo addio che ti dà tua madre! —
A tali parole parve che il fulmine l’avesse colpito e ridotto in cenere: con gli occhi stralunati e fissi sopra di lei che gli voltava le spalle e partiva; senza la forza di movere un passo nè d’articolare un accento, come chi sogna di stramazzare sull’orlo d’uno spaventevole abisso, e non può stendere il braccio a un sostegno, nè sciogliere la voce per gridare ajuto.