Intanto la madre tornava con passo concitato alla casa del confessore; e appena fu giunta alla sua presenza, gli annunziò con fermezza d’aver mandato ad effetto la separazione dal figliuolo, e gli chiese la polizza d’ammissione nell’Ospizio dei poveri.

— Brava! Oh se tutti i fedeli fossero come voi, questo povero mondo quanto sarebbe migliore! Ma, dite un poco; siate sincera: che cosa ha egli detto, quando voi gli avete fatto sapere la vostra risoluzione?

— Nulla! — rispose la meschina senza poter reprimere un sospiro di spasimo. — Mi ha lasciato andar via!

— Ah! lo vedete? Che disgrazia! Ve lo diceva io? lo hanno traviato! Chi sa che cosa vanno macchinando? Sciagurati! E che non si abbia a poter sapere, per poter rimediare in tempo?...

— Ma oh Dio! mi raccomando, non può esser colpa sua!

— Eh! non dubitate: io farò di tutto per salvarlo. E spero.... Chi sa? Questa lezione.... Intanto ringraziate Dio che vi ha dato il coraggio, la virtù d’abbandonarlo. — E proferendo altre simili scellerate parole a modo di conforto, s’alzò per darle la polizza d’ammissione, e la mandò al suo destino.

Carlo, appena riavuto dal primo sbigottimento, lasciata la cena, spento il lume, chiuso a chiave l’uscio, e scesa d’un salto la scala, corse in traccia di sua madre. Giunse fino all’Ospizio; domandò se una donna si fosse presentata poco prima per farsi ammettere nel ricovero. Non avevan veduto nessuno. Andò alquanto errando come forsennato in quei dintorni; poi gli venne in mente il confessore di sua madre. — Forse sarà da lui. — Giunse alla casa di questi. Picchia, ripicchia: nessuno gli risponde: ormai era tardi, e tutti dormivano. Tornò all’Ospizio. La donna vi era stata accolta allora; ma di sera niuno, se non fosse per ammissione, poteva passare nell’Ospizio. I superiori non v’erano o non davano udienza. Ogni scongiuro fu inutile. Figliuolo o non figliuolo, il vedere la madre gli fu negato inesorabilmente.

Forse per la prima volta in vita sua Carlo fu sul punto di lasciarsi trasportare dalla collera a qualche eccesso; e i custodi dell’Ospizio già si apparecchiavano ad usare la forza per mettere in arresto quel furibondo. Ma la riflessione venne in tempo a ridurlo in calma, e gli suggerì di rivolgersi al suo proprio confessore.

Questi aveva potuto serbarsi imparziale nelle gravi turbolenze, che ponevano lo scompiglio nel paese: era uomo di costumi semplici ed esemplari; pieno di pace e di carità evangelica per tutti, e sollecito d’andare in cerca dei poveri, degl’infelici, degli oppressi, per assisterli con le parole e con le opere.

Gran parte della notte, quand’ei non era al capezzale dei moribondi, e benchè avesse faticato tutto il giorno in servigio della società e della chiesa secondo il suo ministero, soleva passarla a studiare. Quindi Carlo lo trovò levato, e potè subito essere ammesso alla sua presenza.