Prima che il dolore gli concedesse di proferire una sola parola, gli cadde genuflesso ai piedi; e con le gote inondate di lagrime, tra i singulti, con accenti interrotti gli narrò poi l’accaduto sino da quei primi colloquj che furono forieri della sciagurata separazione. — Tutto, — esclamava l’infelice, — tutto ho sofferto sommessamente: i sospetti crudeli d’una madre adorata, le persecuzioni, le calunnie dei miei compaesani, il loro disprezzo atroce contro un povero giovine che non ha mai dato noia a nessuno, che anzi!... Ma farmi perdere l’amore di mia madre, strapparmela di casa, ridurla ad abbandonarmi di sua volontà, con una risolutezza tranquilla da fare spavento, oh padre mio! questa è troppa crudeltà! Io non reggo; io sono disperato! Sento che potrei essere spinto!... — E con le mani giunte si percoteva e si premeva la fronte.
Il santo uomo, esprimendo allora dal suo cuore quelle parole che solamente la lingua degli angioli potrebbe riferire, giunse a porre un po’ di calma nell’animo dello sconsolato; e fattoselo sedere accanto: — Or dunque, — soggiungeva, — hai tu pensato a che cosa io potrei fare per te? Hai tu fatto qualche disegno?...
— Ah! io son venuto a chiedere consiglio. Io non ho pensieri fatti; non ho volontà; non so a qual partito appigliarmi.... Abbandonato così da mia madre, solo sopra la terra, scoraggito, avvilito dai miei nemici crudeli, che mi hanno tolto più che la vita...!
— Questa è disperazione, figliuolo. Tu mi hai già promesso di ritornare in te. E a che cosa gioverebbero i consigli che tu mi chiedi, se Dio mi concederà di darteli buoni, quando io non mi potessi affidare nella tua ragione? Chi ti dice che se tua madre è ingannata, la non abbia ad accorgersi dell’inganno? Che se tu hai dei nemici, essi non possano ravvedersi? Intanto conviene operare in modo da non accrescere il male presente; e per riuscire in questo, ci vuole pacatezza d’animo, rassegnazione, coraggio. Fa’ di meritare l’aiuto di Dio, usando la ragione che esso ti ha data. — E dopo altre esortazioni, gli domandò schiarimenti sopra ogni fatto che potesse riferirsi a quello della separazione; raccolse i proprj pensieri; si richiamò alla mente tutto quello che già aveva udito e veduto di più deplorabile nel suo paese, a motivo delle passioni politiche che furiosamente lo agitavano; e riconobbe infine da tutto ciò, che a Carlo poteva veramente soprastare qualche grave pericolo. Allora gli domandò:
— Ti senti tu proprio disposto a fare quello che a me parrebbe più conveniente? Seguirai tu il mio consiglio?
— Sì, padre!
— Dunque mi sembra che ora sia prudenza scansare nuovi contrasti. Se v’è taluno che sia accecato dalla passione, non è possibile così subito illuminarlo. Il tempo, in queste faccende, è la miglior medicina. Tu sei abile nella tua professione d’orologiaro. Prendi i tuoi arnesi, e va’ subito nel vicino paese di Bourbon-Vendée. Lì ti conoscono, ti stimano, lo so; e al bisogno, mi scriverai; ti raccomanderò a qualcuno. Io intanto penserò a vedere tua madre, a persuaderla, a farla tornare in casa....
— E io manderò l’occorrente pel suo campamento.
— Così è, da buon figliuolo. Or dunque, va’, sii operoso e costumato come finora t’ho conosciuto; e abbi fiducia nella misericordia divina, che dopo breve afflizione ti renderà, spero, agli amplessi di tua madre. Iddio ti benedica, e ti mantenga il coraggio. —
Carlo s’accomiatò alcun po’ confortato, e ambedue s’adoperarono tosto a mandare ad effetto dal canto proprio quello che deliberato avevano fra di loro.