— Eh! — soggiungeva la portinaja non meno sbigottita della padrona, — anch’io duro fatica a persuadermene; ma poi rifletto che quando non v’è timor di Dio, non vi può essere onestà vera, ed è tutta finzione; e prima o poi si finisce male. La dica, l’ha ella mai visto in chiesa?

— Ah! purtroppo! Tu potresti aver ragione. Io le visito spesso le chiese del luogo, e non l’ho mai incontrato. Gran disgrazia! E io che sperava!... Arturo.... Ma a proposito! E ancora quel figliuolo non è tornato?

— Eh! no, signora.

— Povera me! quante afflizioni!

— Ma via, non si disperi. È giovine. Qualche ritrovo d’amici, qualche passeggiata in campagna, la caccia.... sono cose innocenti, che a lor signori si perdonano; possono farlo; e poi, al bisogno, hanno tanta carità pei poveri! Così tutti la meritassero! La lo sa che a volte non torna a casa fuorchè la mattina dopo. — E qui la signora non potè reprimere un gran sospiro.

— Ma dica, signora padrona, — continuava la vecchia, — quando il signorino tornerà e saprà questa notizia terribile! lui che si degnava d’avere tanta affezione per quello sciagurato! si figuri che colpo a sapere che e come! Lui tanto scrupoloso, tanto puntuale nei suoi impegni! La s’immagini che.... ma, per carità, mi raccomando, non gli dica che io le ho raccontato questa cosa. Una mattina tornò di fuori, e mi disse: «Senti, ho bisogno che tu mi faccia un favore; m’è avvenuto di perdere qualche cosa al giuoco, e non ho pronta tutta la somma per pagare. Eccoti il mio orologio d’oro e le mie fibbie di brillanti. Vedi se ti riesce di trovarmi denaro con questi pegni. Fa’ presto, e soprattutto che mia madre non trapeli nulla; tu sai quanto mi sta a cuore l’onore!» Signora, la si ricordi di queste parole, e non mi faccia scomparire. — E la dama sospirava di nuovo, e dolorosamente; nè potendo più celare il violento affanno, si ritrasse a sfogarlo nella sua camera; indi si accingeva a scrivere al confessore di Carlo per dargli la tristissima nuova.

Ma in quel mentre le fu recata una lettera d’Arturo, che diceva:

«Mia cara madre. — Mi rincresce d’avervi fatto stare in pensiero col non tornare a casa stanotte. Dall’amore che ho per voi potete giudicare se ne sono dolente. Ma spero che mi perdonerete quando saprete quale ne è la cagione. Il nostro amico M. Bernard partiva per Parigi sul far del giorno, appunto mentre io mi dirigeva a casa. L’ho visto quando entrava in carrozza, e ho voluto salutarlo; ed egli stringendomi la mano mi ha detto: Arturo, la decisione dell’impiego che tu aspetti da tanto tempo è imminente. Sii certo che io farò tutto quello che potrò a tuo favore, ed è sperabile che la ricordanza dei meriti di tuo padre ti faccia essere il preferito. Ma quanto sarebbe meglio che tu fossi meco! La tua presenza gioverebbe molto per farti ottenere con certezza e più presto ciò che tu brami, ciò che la tua rispettabile madre giustamente si aspetta. I tuoi competitori non hanno forse altra speranza di riuscita che quella fondata sulla tua assenza. Vuoi tu venire con me? Io ho creduto di non dover ricusare l’offerta; gli ho chiesto di scrivervi questa lettera, e siamo partiti. Addio, dunque, al mio ritorno ec.»

Così lo scellerato tentava, con accorta finzione, di nascondere il suo delitto, non essendovi altro di vero nella lettera che la partenza, mercè quel suo amico che gli aveva agevolato la fuga. Povera madre! E con qual giubbilo lesse la lettera! Invero guardandola di nuovo ebbe a credere che fosse stata scritta con mano tremante; ma poi si rassicurò riflettendo alla fretta che doveva avere avuto e alla trepidanza d’un giovine che si vede in procinto di conseguire un impiego ambito da molti. — Meglio così, — diceva tra sè; — meglio ch’ei sia lontano. Non avrà il dolore di scoprire un gran colpevole nel suo.... Ah! che diceva io mai! qual disinganno! Pure dovrà saperlo. Almeno non sarà presente al processo; e per ora io non gli farò saper nulla. —

Indi riprese a scrivere al sacerdote; e questi, appena ricevuta la lettera speditagli per espresso, partì frettoloso con la speranza di salvare il suo penitente, perchè parevagli impossibile ch’ei fosse stato capace di commettere quel delitto. — Ah! io lo conosco bene, — diceva tra sè; — io so quanto è onesto, integerrimo; so quanta religione ha, senza volerla ostentare.... Dio mio, concedimi la grazia di scoprire il vero, di far trionfare l’innocenza della tua creatura! —