Il sacerdote allora, colpito da questa esclamazione, riconcentrò le sue idee guardandolo fiso, scrutando nel volto, negli sguardi di Carlo, se mai qualche lampo di vero.... Ma il giovine si rinchiuse in sè stesso, e nemmeno il silenzio che in certi supremi casi suol essere più eloquente delle parole, nemmeno il silenzio rivelò nulla. — E tua madre? ripeteva il sacerdote. — Appunto — rispose allora intenerito il prigioniero, e dando sfogo alle lacrime, — appunto io stava per esortarvi a pregare i giudici che mi concedano la grazia di scriverle per chiederle perdono. — Il prete che aveva con sè un calamajo da tasca e la carta, gli pòrse l’occorrente, dicendo: — Io ci aveva pensato: ma non posso nasconderti che sperava la tua lettera a quella infelice dovesse essere ben diversa! — Carlo si pose a scrivere. La sua afflizione era estrema; ma la mano non tremava, e nel consegnare il foglio al sacerdote, gli disse: — Oh! sento purtroppo quanto dolore ho cagionato a mia madre! Ma assicuratela, potete farlo, assicuratela che suo figlio muore onorato. Può figurarsi ch’ei sia perito sul campo di battaglia in difesa della patria, dando la vita per.... — Ma qui i singhiozzi gl’impedirono di proseguire, e dopo alcun poco non potè aggiungere altro che: — E la raccomando alla vostra misericordia! —
Approfittandosi il sacerdote di quel nuovo slancio di tenerezza filiale, tornò a tentare l’animo di Carlo per vedere se gli fosse stato possibile di penetrare il funesto segreto; ma alfine dovè perderne la speranza, e non gli rimase altro che offrirgli il suo ufficio per la confessione, e Carlo l’accettò con riconoscenza.... Ma quando furono al punto più grave, nemmeno il suggello della confessione potè indurlo a svelare il segreto. Il sacerdote usò la dolcezza e la severità: — Tu dici d’essere innocente, di morire onorato; ma intanto il furto del quale ti accusano avvenne, e gli oggetti rubati erano nelle tue mani. Un reo v’è di certo. Tu devi conoscerlo; tu per generosità d’animo non vuoi palesarlo, e ti sottoponi alla condanna da lui meritata. Ma questo, figliuolo mio, equivale a un suicidio! — A tali ed altre parole solenni il giovane non si smosse, e finalmente rispose: — Anche Gesù Cristo era innocente e morì crocifisso! —
Niun altro particolare di quella confessione potè essere conosciuto.... Se non che il sacerdote fu visto uscire dopo lungo tempo dalla carcere col volto oppresso da profonda mestizia, con le lacrime agli occhi, con passi tremanti.
Era venuto il giorno della esecuzione della sentenza. Il giovine orologiaro, estenuato di corpo, ma di spirito sempre imperterrito, fu posto sopra una carretta e avviato al patibolo.
Una moltitudine immensa, accorsa inclusive dalle contrade limitrofe alla Vandea, riempiva fino dalla sera innanzi la spianata su cui sorgeva il patibolo. Tutta la notte, ed era d’inverno, molte migliaja d’uomini, di donne (e parecchie avevano dovuto condurre i loro figliuoli per non lasciarli soli) stati erano allo scoperto, al freddo, affollati per aver posto ad assistere all’orrendo spettacolo! Povero popolo! A che giova parlare di virtù, quando uno spettacolo come questo abbia a venire a distruggere in te ogni sentimento di umanità? E con qual coraggio deplorare la rozzezza dei popoli barbari, e gli orribili pasti dei cannibali, se noi, gente celebrata per coltura, diamo loro siffatti esempi?
Nè minor folla di plebaglia accompagnava il condannato, e si dimostrava più feroce, aizzata forse maggiormente dalla sua intrepidezza; e con urla terribili, scagliandogli addosso e fango e marciumi ed altre immondezze, gridava morte al ladro repubblicano, al ladro sacrilego, allo scomunicato assassino!
In mezzo a questo infame trambusto, odonsi all’improvviso altre grida più acute, più disperate, e vedesi da lontano più agitata la moltitudine. Tutti si spingono là, e ne vengono respinti con impeto furibondo, e molti cadono, e rimangono pesti e malconci; il frastuono cresce e si appressa alla carretta: una donna scarmigliata, con le vesti stracciate e il volto sanguinoso dagli sforzi fatti per aprirsi una via tra la folla, con passi di forsennata e sguardi che mettevano spavento, si slancia sulla carretta, abbraccia il condannato, e gli rimane avvinta come se di due corpi fossero divenuti uno solo.
A tal vista le grida e il furore della plebaglia raddoppiano:
— È la sua complice! è la sua druda! svergognata repubblicana! È una strega! alle fiamme! alle fiamme! —
E la sciagurata, alzando allora le braccia, coi pugni stretti, per dar forza alla voce che le mancava: