Io me n’andava giù mesto, a capo basso, e senza tanto affrettarmi, come colui che si è già rassegnato a una disgrazia inevitabile, o all’emicrania che vuol fare il suo corso. Ormai l’acqua, avesse anche durato altre due ore, non avrebbe potuto bagnarmi di più: la lavanda era completa.

Mentre dunque, tutto raccolto in me stesso, mi lasciava flagellare dalla piova «fredda e greve,» sento una voce che mi chiama: — Ehi galantuomo! — Parendomi di poter rispondere a questo saluto cortese, mi volto, e vedo un vecchio; non era quello della finestra, «un vecchio bianco per antico pelo,» e biancheggiante anco alle vesti, alto, tarchiato, il quale garbatamente mostrandomi una casipola poco distante dalla strada: — E dove andate a questo tempo? Siete voi pazzo? perchè non vi rifugiate voi in casa mia? Animo, animo! venite ad asciugarvi!

— Grazie, vo al castello; deve essere poco discosto, non è vero?

— È poco discosto; ma, caro mio, non vi potrete arrivare. Il torrente è grosso, e il ponte è stato portato via dalla piena. —

E, senz’altro dire, con un gesto che era insieme cortese invito e risoluto comando, mi fe’ cenno di seguirlo. Io gli vo dietro; egli, anche prima d’essere in casa — Maria! — gridò, — mettete altre legna sul fuoco; le lenzuola di bucato sul letto, e i panni a scaldare. — Poi, voltandosi a me, per darmi il passo: — Entri, caro signore; questo non è tempo da andare attorno: un bicchier di vino, un buon fuoco e un letto caldo, ci vuole per non prendere un malanno. Che mi fa celia? A quanto vedo, la non ne ha risparmiata una gocciola. — E aveva ragione. Appena fermatomi davanti un bel fuoco, feci la pozza. La buona Maria, dopo aver messo le legna sulla fiamma, che già era ben nutrita in servigio di due o tre poveri viandanti riparati prima di me sotto quel tetto ospitale, ebbe a prendere la granata per levare la stroscia[293] dell’acqua, calata giù da tutta la mia inondata persona.

Durarono molta fatica ella e il mugnajo (dalla casa e dalle vesti mi accorsi che tale era il mio protettore), a levarmi di dosso la roba inzuppata; e, bisognò obbedire in tutto il vecchio premuroso, mi condusse in camera, m’ajutarono a finir di spogliarmi, e mi posero nel letto, già scaldato; e intanto preparavano panni asciutti, portavano ad asciugare le mie vesti, mi facevano bevere un bicchier di vino, e mi domandavano ogni poco se io mi sentiva bene, se avessi avuto bisogno di qualche cosa. Insomma, io credo che in casa mia non avrebbero potuto usarmi maggiori attenzioni. Io mi sforzava a ringraziare, a ricusare; gnornò: il mugnajo e la sua degna consorte mi lasciavano dire e facevano. E veramente presto fui convinto che quelle cure non erano superflue. A corpo ed animo riposato, conobbi d’averla scampata bella. Mi si presentarono tutti i fenomeni precursori d’un mal di petto; ma il riparo preso in tempo mi salvò subito. Mi disse poi il mugnajo, che appena vistomi da vicino, giudicò del mio pericolo dall’aspetto livido e dalle labbra smorte e tremanti.

Se avessi un sol momento perduto la mia presenza di spirito, sarei rimasto avvilito in mezzo alla strada.

Io me ne stava beatamente accovacciato in quel letto; i miei ospiti mi avevano lasciato solo, esortandomi a procurare di addormentarmi, e preparando intanto la cena, allorchè udii da lontano le disperate grida di una donna. Balzo dal letto, avvolgendomi in una coperta, e vo per cercare l’uscio e la scala, dubitando che fosse avvenuta qualche disgrazia; ma non conosceva il luogo, era un po’ bujo.... Allora corro ad aprir la finestra, e vedo poco lungi il torrente, che era straripato, e menava una piena terribile. Una donna scapigliata correva, urlava, guardava protendendo le braccia verso l’acqua; e anch’io aguzzando le ciglia al punto da lei accennato, rabbrividii nello scorgere un bambino travolto dalle onde, e a mala pena sostenuto a galla perchè era nel suo cestino di vimini. Misurata subito l’altezza della finestra, e visto che senza pericolo avrei potuto accorciare la strada, pensai, giacchè era nudo e sapeva nuotare, di correre in ajuto del povero bambinello. Mi sbarazzai della coperta, e mi accingeva a saltar giù; ma in quel mentre ecco che il mugnajo s’era già lanciato in mezzo alle acque; con poche, rapide, vigorose puntate giunse ad afferrare il cestino, e bravamente salvò il bambinello dall’annegare, non senza aver corso grave pericolo, perchè il torrente a ogni poco travolgeva ciottoli e massi enormi. Fu tanto il mio stupore e tanta la mia consolazione a quella vista, che io non m’avvedeva d’esser rimasto lì nudo, a cavallo sul davanzale della finestra.

Il freddo e la pioggia mi riscossero; e tornato a coprirmi alla meglio, trovai l’uscio e scesi per andare a stringere, a baciare la mano del vecchio, e dargli libertà di mettere nel mio posto il bambino, giacchè il letto era sempre calduccio. Così facemmo: il povero piccino si riebbe; più difficile fu il far tornare in sè la povera madre, la quale, prima pel dolore di vedersi rapito dalla piena il figliuolo, indi per la subita consolazione di riaverlo salvo, s’era svenuta, ed era presa da forti convulsioni.

Manco male che avendo io qualche po’ di pratica di medicina domestica, ed essendo solito di portare in tasca nei miei viaggetti acqua di colonia e spirito canforato, potei ajutare la Maria e il mugnajo nella pietosa cura che si davano attorno alla meschina; e un’ora dopo, quando la pioggia era già quasi cessata, madre e figliuolo stavano benone, e potemmo accompagnarli alla loro casipola.