Io, coperto dei panni da festa del mugnajo, mi posi quindi nel canto del fuoco, a guardare la Maria, che tranquillamente era tornata ad ammannire la cena, e a raffigurarmi la generosità, la vigorìa, la sveltezza del vecchio. Egli se n’era andato lungo il torrente per esaminare i guasti già fatti dalla piena, o quelli che sarebbero stati da temersi, e per riparare a qualche cosa se fosse stato necessario e possibile.

Non istette molto a tornare, ed erano con lui due bei giovinotti, che non indugiai a conoscere per suoi figliuoli. Mi salutarono con franca garbatezza, e si accostarono al fuoco. Erano anch’essi bagnati da capo a piedi, fangosi, stanchi, ma appena si curavano di scaldarsi. La madre diceva loro che si mutassero; il padre stava zitto: i figliuoli risposero alla Maria rispettosamente, che non pareva loro necessario mutarsi, che una scaldatina bastava, e che il loro maggior bisogno sarebbe stato quello di fare onore ai suoi preparativi. Avevano faticato tutta la giornata per assicurare alcuni argini minacciati dalla piena, e prevenire qualche smotta che avrebbe potuto arrecare gran danno alla vicina campagna, e per fare con sassi, travi e funi un ponticello provvisorio, laddove il torrente correva più stretto in mezzo ad alte ripe; e quel lavoro era stato ordinato e diretto dal padre in servigio degli abitanti della valle e del vicino castello.

Dopo essermi congratulato col buon mugnajo e con la sua moglie, di vedere quei due bei giovinotti dei loro figliuoli, — Gran cosa, — dissi io, — che queste piogge tanto frequenti non abbiano a cessare. Danneggiano le campagne; e anche voi ne patirete, non potendo macinare per soverchia quantità d’acqua. —

Il vecchio attizzava il fuoco, e non rispondeva.

— E nell’estate, — aggiunsi, — spesso avrete difetto d’acqua, perchè questi torrentelli non sogliono avere sorgente perenne; o se l’hanno, è scarsa al bisogno, e non può mandare una macine.

— Così è, — rispose allora il vecchio: — nell’estate si sta un mese, due, a volte tre senza poter macinare. Dategli poi le piene e i guasti degl’inverni piovosi, e sono parecchi anni che abbiamo questo flagello, e vedete un po’ che faccenda! sempre i due estremi! —

E siccome io lo guardava con sincera espressione di condoglianza, quasi invitandolo a sfogarsi meco e a farmi il racconto delle sue peripezie, proprio desideroso che un mugnajo di tanta vaglia, quale mi pareva, potesse avere a suo servigio la cateratta del Niagara, egli con volto sereno, senza burbanza, mi disse:

— Veda, signor mio, è vero che essendo mugnajo, ricavo dall’acqua il campamento della mia famiglia; ma non mi è mai venuta la tentazione di lagnarmi della troppa siccità o della troppa pioggia, perchè mi pare inutile ogni lamento, quando si tratta di cose inevitabili e che non dipende da noi mutarle a piacer nostro; e soprattutto poi, perchè temerei d’offendere la Provvidenza. Iddio, che governa l’universo, sa quel che fa. Lavoro quando posso e come posso; e piova o non piova, per chi vuole, non manca da fare in casa mia: quando i tempi vanno contrarj, mi ricordo di quelli che ho avuto propizj, e la riconoscenza del bene di cui ho goduto, mi fa sostenere con pace quello che sogliamo chiamar male, e che forse potrebbe anche essere un bene maggiore che il nostro corto vedere non sa conoscere.

— Va bene, — soggiunsi, — la vostra riflessione mi par giustissima.

— Che cosa vuole? Nella mia lunga vita, sebbene abbia visto poco mondo, pure m’è avvenuto più volte di udir taluni lagnarsi dell’asciutto mentre altri dicevano di averne bisogno, e tanti chiedere acqua mentre altri si raccomandavano che il sereno durasse lungo tempo. Secondo i loro interessi gli uni e gli altri erano persuasi d’aver ragione; e mentre questi ringraziavano Dio, quelli imprecavano. E gl’imbecilli o gl’impostori a dire e far cose da pazzi o da empj, speculando sulle superstiziose credenze dei poveri gonzi. Io sono ignorante, si figuri, non so nemmeno leggere, e sbaglierò; ma provo maggiore tranquillità d’animo e più coraggio, contentandomi del bene che ricevo, accettando con rassegnazione il male se tale è, e se deve venire, rimettendomi in tutto e per tutto nelle mani del Signore. —