— Venga, venga dunque a riposarsi; le farà buono. Il letto è rifatto e scaldato, non è vero, Maria?
— Che si domanda? — rispose quella.
— Voi, — riprese il vecchio, volgendosi ai figliuoli, — andate prima a dare un’altra occhiatina alla gora, all’argine, al varco del ponte; assicurate bene i ripari, chè a caso qualcuno viaggiando di notte e non sapendo che il ponte se l’è battuta, non abbia a pericolare; e se v’è bisogno di me chiamatemi, se no, buona notte. — E prese la via delle scale precedendomi col lume: io salutai la Maria e i figliuoli, e lo seguii obbediente come se fosse stato mio padre.
— Non avrà un letto comodo e bello, — mi disse mostrandolo; — ma è pulito, e non posso offrirle di meglio. Se avrà bisogno di qualche cosa, batta le nocca nel muro, perchè o io o la mia moglie, che dormiamo di qua, sentiamo dicerto. Di là dormono i miei figliuoli; ma o staranno fuori buona parte della notte, perchè a questi tempi il torrente ha bisogno d’essere vigilato, o se dormissero, non basterebbe picchiare le nocca; ci vorrebbe un tuono per isvegliarli. Buoni ragazzi, sa ella? Buoni ragazzi! È questo il tempo di dormire la grossa per loro. Hanno da fare più strada di quella che hanno già fatto, se Dio vorrà; ed è giusta che a suo tempo dormano tutti i loro sonni. —
Ciò detto, posato il lume in terra, guardato se v’era in camera tutto l’occorrente, mi dette con lieto volto la buona notte, e andò via senza lasciarmi tempo di ringraziare. Appena gli potei restituire la buona notte con un’altra stretta di mano, che v’assicuro io, fu più eloquente d’un lungo ringraziamento.
Non voglio trattenervi col ricordare le mie riflessioni sul contegno del mugnajo. Ne feci molte, e potrete farle pressochè eguali da voi medesimi. Non ebbi nemmeno la vogliolina di fumare il mio sigaretto. Con la immagine di quel bel vecchio davanti gli occhi, ripensando alle sue parole assennate, alle sue azioni risolute, alla sua schiettezza, al rispetto che i figliuoli, grandi e grossi, gli addimostravano, all’amore di quella madre, eccellente massaja, mi parve d’essere un fanciullino sotto la custodia del nonno; e tanti dilettucoli, gingilli, perditempi, inezie, che a noi cittadini, anche a chi sulle prime le sdegna, a lungo andare sembrano cose necessarie e importanti, non mi passarono per la mente.
Dopo una bella dormita, ai primi raggi del sole mi svegliai. Le mie vesti erano già schierate sopra due sedie a piè del letto. Mi accorsi che anche gli altri erano levati. Mi vestii, scesi, trovai la massaja che mi aveva preparato il caffè, e il vecchio mugnajo che lavora di legnajuolo.
Appena mi vide, mi accolse con un sorriso; e seguitando il suo lavoro: — Non istò a domandarle se ha dormito bene, — mi disse — perchè due o tre volte ho avuto bisogno d’entrare in camera sua, e il rumore che ho fatto non l’ha svegliata. Era buon segno, se non m’inganno.
— Avete ragione. Ho dormito benissimo; e vi assicuro che vo via mal volentieri da questa casa.
— E perchè dunque non rimane quanto le piace?