— Sa ella che cosa disse l’avaro a qualcheduno che non era capace di darci a intender fiabe? Colui disse che il fuoco era stato appiccato al fienile da quella canaglia del borghetto, per vendetta dell’acqua negata.
— Indegno! scellerato! E tuo padre?
— Mio padre? la l’ha conosciuto, e tanto basta! E’ si contentò di esclamare: — Ve lo diceva io, che colui per la sua avarizia è l’uomo più sventurato che possa darsi sopra la terra? Ingratitudine e calunnia! Oh, figliuoli miei, gl’ingrati e i calunniatori sono pure infelici. — E voi dunque gli perdonereste? risposero. — Io lo compiango sempre più. — Ma costui ci toglie anche l’onore! — Che cosa volete che vi tolga l’onore, uno che non sa che cosa voglia dire esser uomo? — E se un giorno venisse, e dicesse: il frutto del vostro sudore è mio; la vostra vita e quella delle vostre famiglie è mia; voi siete tutti miei schiavi, perchè io sono ricco e voi siete poveri.... dovremmo anche allora compiangerlo e sopportare pazientemente? — E che discorsi mi fate voi ora? Che cosa andate voi a pescare fantasticando così?... — Siamo poveri, e non sappiamo quello che ci possa toccare. Colui che ha abbondanza d’acqua ci lascia morir di sete, e noi dobbiamo compiangerlo e perdonargli; è in pericolo di morire nelle fiamme, e noi, mossi dal vostro esempio, esponiamo la nostra vita per la sua, ed egli in ricompensa ci calunnia infamemente; e ancora dobbiamo compiangerlo e perdonargli!... — Ma dunque vorrete farle voi, le parti della giustizia di Dio? Se Dio è misericordioso, volete essere inesorabili voi? — No; ma di questo passo, ci lasceremo mettere i piedi sul collo dal primo scellerato che ci vorrà opprimere, e a forza di compiangere e perdonare.... — Tacete! Quando avvenisse quello che un giusto sdegno ora vi fa supporre, venite a me: ve lo dirò allora che cosa dovrete fare! — E non volle rispondere altro; e tutti se n’andarono silenziosi e tranquilli. Mio padre, nel proferire queste ultime parole, aveva dato loro una di quelle, noi altri le abbiamo viste di rado, ma ce ne ricordiamo sempre, una di quelle occhiate che ci danno la sua anima, che ci fanno diventare risoluti e intrepidi come lui. Da quella volta in poi nissuno ha più rammentato, almeno in sua presenza, nè l’avaro, nè la sua crudeltà, nè la sua ingratitudine, nè la sua calunnia. —
Eravamo giunti a pochi passi dal castello. Nanni si accomiatò. Ci lasciammo con affetto, come se fossimo stati fratelli. Io mi congratulai con lui dell’ottimo padre che aveva. Nanni, guardando il cielo: — È proprio una gran fortuna! — esclamò; e tutto lieto volse i passi verso il mulino.
Io vi ho narrato cose che non sono o non dovrebbero essere straordinarie. Ma se in oggi gli uomini di questa tempra sventuratamente fossero troppo rari, ho creduto che anche voi poteste avere a grado di fare la conoscenza del mugnajo di Vallecchia.
FINE
[ INDICE]
| Avvertimento | [Pag. V] |
| Le Tessitore | [1] |
| Una Madre | [101] |
| Una passeggiata pei borghi di Firenze | [201] |
| Il buono e il cattivo per tutto | [277] |
| Il mugnajo di Vallecchia | [311] |