Sperando intanto la Lisabetta che questa faccenda potesse morir lì come un capriccio che presto svanisce, non si volle confondere a parlarne con chicchessia, o pensò che fosse meglio aspettare l’occasione propizia. In una donna della sua indole il lasciar raffreddare il primo bollore era lo stesso che non far nulla, lo stesso che succiarsi una disgrazia come se ormai non vi fosse rimedio. Anzi pareva che al crescere del rischio la si studiasse più che mai di levarne il pensiero, non avendo coraggio di mettersi a repentaglio contro di esso.
La sera dopo, Cintio non si fece vedere nè su nè giù. Queste vacanze non erano insolite: un circolo a Corte, l’opera alla Pergola o qualche festa di ballo potevano tenerlo impelagato attorno alle signore fino a tardi; ma l’Anna s’era già messa in sospetto; e benchè deliberata a disfarsene, la non poteva fare a meno di non patirne; la spina era troppo confitta dentro. Intanto il parrucchiere che faceva la posta alla Maria quando andava dal mercante in Vacchereccia, la rintoppò in Parione allo sbocco del vicolo che mette in una stradella senza riuscita detta del Purgatorio. La ragazza, appena l’ebbe visto, avrebbe voluto tirar di lungo; ma come resistere a un’occhiata fulminante, a un viso pallido e costernato, a tutti gli artifizi d’un seduttore? E quelle parole «se tu non vuoi la mia morte» le erano rimaste tanto impresse nell’animo, che zitta zitta si lasciò condurre in disparte, ed eccoli proprio insaccati nella via del Purgatorio, dove senz’esser visti da alcuno potevano discorrere a loro bell’agio.
— I’ volevo ben dire che tu avessi il cuore di non mi mantener la promessa — incominciava Cintio.
— Che promessa? Adagio! — rispose la Maria turbandosi.
— Io son libero, — e all’improvviso si mostrò tutto rasserenato. — E’ me n’hanno fatte tante che alla fine son libero! Ma che libero? I’ son tuo; tutto tuo in sempiterno. Ora conosco che cosa vuol dire fare all’amore. Maria, tu eri nata per me. I’ ti cercavo per mare e per terra. Alla fine ti ho ritrovata. Chi ci volesse separare, sarebbe lo stesso che distruggere le leggi dell’universo. — E accompagnando con gesti enfatici questa tirata presa ad imprestito dal libretto dell’opera, si levava di dito un cerchiettino d’oro: — sia questo il primo pegno del nostro amore; e questo sarà il più bel giorno della mia vita! —
La Maria ritirava la mano, non voleva prendere l’anellino; ma fu impossibile, chè in quel mentre udendo i passi di qualcheduno, la cominciò a tremare come una foglia, e Cintio s’approfittò accortamente di questa improvvisa apprensione per indurla in fretta e in furia a promettergli corrispondenza. Il sì, in quel frangente, per un’anima debole era più pronto del no; e dall’averlo detto, quasi per ripiego con la paura d’esser trovata a discorrere nella strada con un giovinotto, facilmente si ridusse a desiderare di sostenerlo. — Se l’ha a esser questa la volontà del Cielo, facciamola; — ecco la sua conclusione; ecco il pretesto col quale cercò di nascondere il proprio rossore nel separarsi da Cintio. Ma gli è anche vero che le ci volle del buono e del bello prima di ritrovare la diritta via, prima di muovere il passo con tutta franchezza.
Il parrucchiere poi se n’andò baldanzoso e giulivo, e subito in cerca di maestro Cecco col quale di punto in bianco si pose a discorrere del poco fondamento che v’era nelle sue speranze sull’eredità dello zio per aprir bottega, rimbobolando[41] non so quante fandonie, e toccando ora un tasto ora un altro per coglier l’occasione di guastare i concerti.
— Che vuo’ tu ch’i’ ti dica? — rispondeva l’onest’uomo, sorpreso ma non imbarazzato da quello stravagante guazzabuglio di parole senza costrutto. — A tutto c’è il suo rimedio. E alle corte, tu sai com’i’ son fatto. La Provvidenza non m’abbandona; sarà il male d’aspettare un po’ più.
— Mi passa l’anima il pensiero dell’Anna. Se la faccenda va in lungo, se il diavolo ci mette la coda....
— In quanto all’Anna, figliuolo mio, l’Anna non avrebbe neanche tanta furia. Tu sai che non ci piace di far le cose alla peggio. E tu non ci scappi....