— Oh! qui poi ne lascerò giudicare a te.

— Io? io no! — E non resse alla pena: chinando il capo sul petto, e coprendosi il viso con le mani le convenne dar la via alle lagrime.

Il padre la lasciò piangere; e poi: — Tua madre avrebbe fatto lo stesso. Coraggio! Tu la somigli in tutto e per tutto. E la ti sente, sai? la ti vede, l’è qui a farti animo. Sì, no’ piglieremo consiglio da lei. — Datole il tempo di sfogare la commozione di quella memoria: — E ora, — riprese, — ora che tu ci avrai ripensato anche meglio, puoi tu dirmi se tu se’ sempre del medesimo sentimento?

— Sì, babbo; — e pronunziò quel sì senza piangere, con la fermezza della virtù che ha saputo resistere a tutte le seduzioni.

— E domani e domani l’altro? Anche s’e’ venisse qui pentito a confessare lo sbaglio, e a chiederti perdono?

— E perchè non è ancora venuto?

— Nondimeno aspettiamo dell’altro — concluse il vecchio. — Tutti possiamo sbagliare; e chi è buono, sa ravvedersi. — Ma in cuor suo aveva già immaginato che la faccenda fosse senza rimedio.

La sera dipoi aspettavano in silenzio la venuta del parrucchiere, quando Michele tornando a casa e trovandoli soli, domandò se Cintio s’era visto.

— Ancora no — rispose l’Anna tranquillamente.

Il padre gli fece cenno di stare zitto, e dopo alcune parole indifferenti, andò in camera dietro a lui. Costì Michele esclamò subito con risentimento: