A Firenze v’è chi ride; ma quante volte il riso d’una persona è più lagrimevole del pianto d’un’altra! La Maria aveva dato facile ascolto a tutte le fandonie inventate da Cintio per dissipare i suoi scrupoli; ormai s’era abbandonata per l’affatto alle seduzioni della vanità e dell’amore capriccioso; non si saziava di giubbilarne; tutto le compariva color di rosa. Ma la mattina, appena albore, ed essendo sempre tra il sonno e la veglia, le s’affacciava un rimorso, come se l’Anna fosse apparita lì per rimproverarla d’un tradimento. Tutta rimescolata, — Io? — balbettava — non ci ho colpa, veh, io! Gli è stato il caso; e poi, tu non dovevi licenziarlo. Tu gli ha’ dato lo sfratto; ora tant’è che sia io od un’altra. Non mi guardare in quel modo; tu mi fa’ paura. — E riscossa e svegliata con la ricordanza confusa di quel breve farneticare, la si confortava, rammentandosi che la pigionale era fuori di casa, e dicendo con un sorriso: — Manco male, l’è andata via! —

Cintio poi trovava alla fine tutto il suo pascolo nell’aver per dama una fanciulla ghiribizzosa,[49] di bellezza appariscente, dedita a fare spocchia[50] di belle vesti, poco austera negli atti e nelle parole; e godeva più che altro di non ritrovarsi a quella suggezione d’un padre autorevole ed accorto e d’un fratello assennato. V’era la Lisabetta; ma come volete voi che la povera vecchia con tutte le sue sfuriate di chiacchiere non si lasciasse prendere il sopravvento da un appaltone[51] inforestierato? L’ebbe un bel dirgli e ripetergli: — Badiamo bene! prima di lasciarvi discorrere con la me’ figliuola i’ vo’ sapere che intenzioni siano le vostre! Che vo’ non vi crediate d’aver che fare con una milensa; qui vo’ non troverete il terreno morvido come su. I’ non son maestro Cecco io; quando nacque il suo diavolo, il mio andava a processione.[52] In primis[53] e’ s’ha a fissar bene; e’ voglian esser patti chiari; e promettere e mantenere. In casa mia s’usa così. Nissuno vi ci ha chiamato.... — e via discorrendo. Promettere? E che cosa costa far credere il panno largo, ed obbligarsi anche a faccia fresca per iscrittura a chi s’è fatto spergiuro con un’altra? a chi non si ricordava d’aver visto morir contenta una madre colla speranza che fosse assicurato il buono accasamento della figliuola? E dopo le promesse ed i giuramenti, la povera vecchia si diede maggiormente pace, vedendo che i pigionali stavano zitti, che l’Anna se l’era battuta, che Cintio non rifiniva a regali; inoltre ogni repugnanza svanì addirittura quand’ebbe scoperto in esso una segreta passione, che per lei era buon requisito, la passione vo’ dire del giuoco del lotto. Con una terzina battezzata per sicura, con una cabala da tirar fuori la vincita, Cintio poteva comandare a bacchetta.

Poco ci volle a Michele per accorgersi di questa conformità degli animi; e per quanto se ne addolorasse molto, e propendesse ad obbedire alle raccomandazioni della sorella ed ai suggerimenti del proprio cuore, nondimeno si trovò legate le braccia, e dovè concludere che il caso era proprio disperato.

Nel medesimo tempo la sorella, benchè sempre distratta dalle amorose attenzioni de’ buoni parenti, non poteva più sopportare di trovarsi lontana dalla casa paterna; ed il non saper nulla di quello che Michele avesse potuto risolvere le dava molto martòro. Dopo una ventina di giorni maestro Cecco era andato lassù coll’intenzione di farle solamente una visita e di lasciarvela stare dell’altro, se la zia, come poteva figurarselo, si fosse opposta alla sua partenza; ma e’ conobbe che non v’era da farlo, che non conveniva prevalersi d’un’obbedienza forzata, e che d’altronde la rassegnazione della fanciulla non era più da mettersi in dubbio.

Vi lasciò considerare se con tutto ciò l’Anna rimanesse intenerita dalla sincera afflizione che gli zii e le cugine mostrarono nel separarsi da lei! Per istrada non s’arrischiò ad interrogare il babbo su quello che le premeva tanto di sapere; e come a sfogo di gratitudine verso i parenti, non fece altro che raccontargli le loro affettuose garbatezze: ma appena rivisto il fratello, non indugiò a leggergli in volto lo scoraggiamento di chi non ha potuto superare gli ostacoli d’un’impresa troppo difficile.

— E proprio non c’è speranza? — gli disse quando furon soli.

— Tu lo vedrai anche da te. Perchè non se’ tu rimasta in campagna?

— In questo caso sarebbe meglio ch’i’ non ci fossi neanche andata, o che piuttosto tu vi potessi passar tu una ventina di giorni.

— Anch’io so rassegnarmi.

— Non mi pare; tu se’ andato a male, sai, in questo po’ di tempo!