— Eh giusto! sarà il dispetto; perchè.... perchè non si può veder di peggio. E non so chi mi tenga dal non rompergli il muso a quello sciagurato!

— Ho io ragione? Abbi pazienza, ma bisogna che tu mi dia più retta. I’ non vo’ più sentire questi discorsi. Una bella rassegnazione codesta!

— E s’i’ ti dicessi ch’e’ par giusto giusto che gli abbiano ragion loro! ch’e’ non si riguardano di farsi vedere, di salutarmi come s’e’ non fosse accaduto nulla, come se dopo un tradimento come questo s’avesse a essere più amici di prima!

— Compatiscili: e’ saranno più disgraziati che mai. Quand’uno ha perso la bussola, non sa più quel ch’e’ si faccia. E poi, non dubitare, se gli è uno sproposito, verrà anche il ravvedimento.

— Venga pure; ma per me l’ha indugiato troppo! —

Anche l’Anna potè convincersi poco dopo che Michele non aveva esagerato nel darle ragguaglio del loro contegno. L’accecamento durava sempre; e perchè l’amica tradita non ebbe cuore, al primo incontro casuale con la Maria, di farle il viso dell’arme, questa riprese animo; credette che la generosa compassione e la benignità della virtù soccorritrice fossero invece indizio di sommessione, e godè in cuor suo di poter liberamente vantare a’ suoi occhi un malaugurato trionfo.

Nel mentre che l’Anna ritornava premurosa al telaio per allestire il nuovo lavoro e ricattare il tempo perduto in campagna, la Maria e la Lisabetta inciambellate[54] da Cintio, andavano ogni sera a spasso, e qualche volta anco al teatro; e per questi svaghi fu necessario buttar via de’ quattrinelli in fronzoli e sciupar delle ore per metterseli dintorno. Quindi tra i molti divertimenti co’ quali il parrucchiere infatuato volle ganzare[55] la nuova dama, vi fu quello d’una merenda alle Cascine in comitiva d’alcuni servitori di forestieri. Anch’essi avrebbero condotto le loro donne; e volevano fare, per dirlo con parola barbara più imbarbarita che mai, un picchinicche[56] appunto come facevano i loro padroni con grande scialacquìo di vivande, con sfarzo di vestiario, e perfino colla scarrozzata, pigliando a nolo due o tre fiaccherre. Figuratevi se Cintio si sbracciò a far l’impossibile perchè la Maria e la Lisabetta fossero della brigata, e non scomparissero a petto alle altre! Ma ci voleva il vestito di seta, ci volevano le gioie, e tutto all’ultima moda, e tanto per la vecchia che per la giovane! La spesa era molta e gli assegnamenti mancavano. Per combinazione, una tra centomila, il giuoco del lotto venne improvvisamente a fargli crescere quella smania. Gnorsì, dacch’e’ faceva all’amore con la Maria s’era messo a giocare disperatamente da sè ed a mezzo con la Lisabetta, studiando la cabala degli autori[57] di grido, e dando retta alle più scempiate stregonerie, che l’ignoranza del gonzo tiene quali articoli di fede e che l’iniquità dell’impostura fomenta per assassinarlo. Pochi giorni innanzi a quello che era stato fissato per la merenda, eccoti la vincita, una gran vincita veh! quella d’un ambo. Avevano già speso più del doppio di quel ch’e’ riscossero; ma che cosa volete? l’immaginazione de’ giocatori di lotto, si sa, al primo barlume di fortuna, si riscalda, s’infiamma, come quella d’un cortigiano che precipitandosi in terra per baciar le impronte delle pedate del principe abbia potuto una volta metter le labbra anche sopra una cócca del manto reale.

— C’è ella la Provvidenza? — esclamò la vecchia tutta ringalluzzata, appena vide Cintio dopo la famosa consolazione.

— O andate a dire ch’i’ non l’azzecco!

— Sempre voi! Come il cacio su’ maccheroni.