Ah sì, una sgomberatura è sempre un tracollo! E chi volesse meglio conoscere le più riposte miserie dei poveri, dovrebbe introdursi appunto allora ne’ fondacci de’ Camaldoli,[2] dove e’ si rannicchiano, perchè i vasti palazzi, i conventi sterminati, le case de’ ricchi o nuove o ampliate e gli stabili rimpasticciati alla moderna dagli speculatori, occupano le parti più centrali, più pulite, più ariose della città, e sempre più rammontano e ricacciano la così detta marmáglia e il cianùme[3] crescente ne’ luoghi bassi, infetti ed ottusi. Costì vedrebbe tra le altre quanto sia grande la tribolazione di non aver sotto i piedi quattro mattoni di suo in tutta l’immensità della terra, troppo angusta per alcuni e troppo spaziosa per altri; costì scorgerebbe più chiaramente che passa troppo grande differenza dalle suppellettili innumerevoli e sontuose venute di fuori via, dai rococò, e dai ninnoli comprati a peso d’oro, dalle voluttà della mollezza ostentate nei palazzi, ai tréspoli scarsi e fiaccati, ai cocci fessi, ai cenci luridi nelle soffitte afose o nei terreni umidi, buj, insalubri della povera gente. Il signore a cassetta d’una bella carrozza attraversa a caso un crocicchio di Camaldoli, incontra un uomo che trascina lentamente in bilico sul baroccio tutti gli averi d’una povera famigliuola: quella lentezza lo infastidisce; gli amici lo aspettano a un banchetto; ed ei fa chioccare la frusta dietro le nude spalle del pover uomo perchè si levi subito di mezzo; e tira via con l’aria minacciosa del Tribbia,[4] maledicendo l’importuno inciampo.... Ma se per disgrazia una seggiola fosse capitombolata fra le zampe dei focosi cavalli, e gli avesse fatti infuriare e scatenare a fuga precipitosa...? Oh, non pensiamo a disgrazie!
Io mi ricordo che in mezzo al diascolìo[5] delle sgomberature camaldolesi, tra il lezzùme d’una gente vilipesa e calunniata perchè vive senza sua colpa nell’ignoranza e nella rozzezza, ho pur visto molte povere creature dar prove d’affetti gentili e fare azioni caritatevoli e generose. Quella famiglia che va via dice addio con segni di commovente afflizione alle altre che rimangono, come se le non s’avessero più a rivedere; e da una parte hanno ragione, perchè il povero non può spendere il tempo nelle visite; e se un giorno ebbero che dire per qualche cosa, in quella espansione di cuore fanno monte di tutto, e se ne scordano per sempre; i nuovi pigionali, che nell’arruffío di mutar casa pajono mosche senza capo, trovano pronti i vicini a far loro tutti i servigi che in tali occorrenze sono tanto opportuni; e v’è chi li chiama a cena con sè e li fa dormire nel proprio letto, e non gli avrà mai conosciuti.... Ma, o che non siamo noi tutti fratelli? e non hanno essi un distintivo per esser riconosciuti ed amati addirittura, la povertà? Che se tra loro vi fosse un vecchio decrepito, un malato, una donna sopraparto, allora sì che le attenzioni crescono, e sono carità fiorite, carità benedette! Quelli non trovano un ricovero perchè non hanno da pagarlo quanto l’avidità del padrone di casa vorrebbe.... Dunque l’albergo della stella nelle notti di novembre?... Venite via; restate con noi; per qualche po’ di tempo faremo alla meglio: dopo le prime furie che non ha a rimaner libera una stanzuccia nel casone?[6] e quell’usuraio che farebbe pagar l’affitto ai topi, piuttostochè non ritirar nulla, si contenterà anche del poco. Quelli altri hanno mutato casa; ma quando viene la loro roba? Aspetta, aspetta, non si vede nulla; avevano sotto braccio due o tre fagottucci di cenci.... l’è tutta quella.... E il letto? A bujo accatteranno qualche covone di paglia.... Oh! ma se uno se n’avvede, è capace di dare in prestito a que’ meschini il suo saccone: tra poveri e poveri sono imprestiti che non fanno vergogna, mentre è delitto pei ricchi il non rimediare a quelle miserie.
Maestro Cecco non sgomberava perchè non avesse da pagare la pigione o perchè il padrone volesse mettere la martellina nello stabile o crescerne il prezzo d’affitto; ma due mesi addietro gli era morta di mal di petto la moglie!... Era dunque il dolore che lo faceva andar via da una casa da lui abitata fin da piccino.
La camera della defunta restò chiusa fino al giorno della sgomberatura, chè il povero vedovo il quale non trovava ben di sè dall’afflizione, non si potè risolvere a dormir nel suo letto senza la compagnia di quella coppa d’oro, che era stata con lui in santa pace trentacinque anni. Del letto poi e’ n’aveva già fatto un’elemosina alla famiglia più tribolata del vicinato; e cinque creature che da un pezzo s’accovacciavano tutte insieme sopra un canile, poterono almeno slargarsi e dormire sul morvido e nel pulito. Così anche il vestiario usato e varie altre bricciche e carabattole, fu tutta eredità dei più poveri. Tanto, non dubitate, al vedovo ed ai figliuoli rimanevano le memorie delle virtù e degli affetti coniugali e materni, senza che avessero bisogno d’andare a leggerle sopra una lapida in Santa Croce.
Inoltre maestro Cecco poteva dare ascolto alle ispirazioni della carità, perchè un uomo laborioso e onesto, un padre di famiglia economo e previdente non è mai povero. La moglie, buon’anima, s’era guadagnata il pane col tessere la seta; la figliuola faceva lo stesso; il maschio era servente nello spedale, e metteva in casa una buona parte della sua paga. Il babbo, sempre sano e robusto, benchè verso la settantina, riscoteva una giornata di circa tre paoli almeno, e di rado s’era trovato senza lavoro. Ponete che tre in famiglia guadagnino di ragguagliato cinque lire il giorno, si rivestano senza lusso, siano sobri, contentandosi dell’onesto vivere dei braccianti, si ristringano in poche stanze e dove le case costano meno, stiano sempre d’amore e d’accordo, e non facciano mai scialo nè per la gola nè per gli spassi, e vedrete che il bisognevole c’entra senza lasciarsi patire, e n’avanza da metterne in serbo, o da raccapezzare un po’ di corredo per una fanciulla.
Appunto l’Anna da un pezzo era dietro a farsi il corredo, e non le mancava neanche il damo, scelto col consenso della famiglia. Questo damo si chiamava Cintio, primo garzone d’un parrucchiere di baldacchino.
Ma la sgomberatura è finita, e la famiglia è sistemata a casa nuova sul Prato: andiamo dunque a ritrovarla colà, e avremo tempo di conoscerla meglio.
Già da quel poco che v’ho detto è facile immaginare le buone qualità del padre e dei figliuoli; e potrebbero farne testimonianza i vicini di via dell’Ariento che li portavano in palma di mano, e che a vederli andar via rimasero sconfortati come se avessero perduto il loro sostegno.
— Quello è un uomo di proposito! se non fosse stato maestro Cecco, cani e gatti in casa mia; ma ora non v’è pericolo.
— Oh! il mio marito non giuoca più, non mette più piede nella béttola; e tutto merito di maestro Cecco.