— O il mio? Quella praticaccia!... ve ne ricordate? I pianti ch’i’ non feci le son cose grosse! Ma benedetto maestro Cecco! Col Commissario[7] non si concludeva mai nulla; sì.... ogni po’ una chiamata, una lavataccia di capo; ma chè! Gli era lo stesso che pestar l’acqua nel mortaio. E’ ci messe le mani lui, e intrafine-fatto[8] la cosa morì lì senza tanto scalpóre.
— E quelle du’ saette scatenate de’ miei figliuoli? Io guà, povera vedova, i’ non sapevo proprio come cucinarmeli. Mi raccomando alla su’ donna buon’anima; e lei: sicuro! lo dirò a maestro Cecco.... Insomma e’ non occorre ch’i’ ve lo conti: e’ sono a bottega a salario, si portan bene.... e in casa, due pulcini e loro l’è tutt’una.
— Oh la si vuol piangere per un pezzo la morte di quella donna!
— I’ lo so io! quand’i’ feci il mio primo! Poverin’a me! senza neanche du’ stracci, senz’avere da mettere in pentola un po’ di carne.... basta, la ci pensò lei, e mi riebbe da morte a vita.
— E v’hanno portato buon augurio sapete? Roba che è stata addosso a que’ du’ angioli dell’Anna e di Michele!
— E ora... ch’e’ non s’abbiano a riveder più i’ la stiaccio proprio male! —[9]
Ma io voglio anche provarmi a darvi alla meglio un’idea delle fattezze dell’Anna, perchè a sentir parlare d’una ragazza che ha il damo, vien subito in capo che l’abbia ad avere un bel viso.... Come se una ragazza onesta e laboriosa non potesse trovar marito senz’essere un occhio di sole! Ho veduto che quando la Provvidenza assiste le fanciulle con la sanità e colla voglia di lavorare, le si possono facilmente imbatter bene, in un giovine di giudizio che guardi alla sostanza e non si curi poi tanto della mostra. Certo lo so anch’io, le bellezze danno nell’occhio, e sono subito corteggiate; ma così le fossero anche sicure da tanti pericoli! Perchè molti s’innamorano solamente del viso, e non sanno santificare l’amore con la religione della virtù, non considerano le buone qualità della donna, non si preparano a coltivarle, a farne prò per il bene della famiglia. E allora un affetto vano svapora presto, e diventa fredda abitudine o passione invereconda. Allora la donna si potrebbe rassomigliare ad un libro pieno di belle cose, ma dato in mano a chi non sa leggere.
L’Anna, volendo stare a rigore, non era bella; bensì era aggraziata e piacente, e di personale alto e dignitoso; aveva una bell’aria e gentile, un incarnato pieno di pudore, di serenità, di freschezza; la fronte spaziosa, i capelli neri e le ciglia grandi e bene inarcate; ma il naso era piuttosto aquilino, e il labbro inferiore della bocca un po’ troppo sporgente. In alcune fisonomie de’ nostri popolani[10] si trova talora qualche lineamento dell’Alighieri. Gli occhi però che danno vita al sembiante, gli occhi, nell’ampiezza delle nere pupille e nella movenza risoluta e vereconda, mostravano la bontà e la fortezza dell’animo e l’acume dell’intelletto; erano propriamente una luce benigna, che accendeva amore e incuteva rispetto. Il vestito di rigatino, il fazzoletto di cotone, il vezzo di corallo con una crocellina d’argento, che era già stata sul petto della mamma, le buccole di madreperla e il pettine di tartaruga: ecco le sue vesti ed i suoi ornamenti che facevano spicco per semplicità e per lindura.
Cintio, già amico del suo fratello, se n’era innamorato vedendola in San Lorenzo alla novena del Natale e le discorreva da qualche mese. Maestro Cecco avendo avuto buone informazioni di questo giovine (quantunque non gli andasse gran cosa a genio il mestiere che faceva), e scorgendo che la figliuola n’era molto invaghita, lo lasciò venire in casa, e l’assistè anzi di propria tasca, perchè si riscattasse dalla coscrizione.[11] Di che Cintio aveva mostrato riconoscenza, era stato puntuale a restituirgli a un tanto la settimana il denaro, e faceva i suoi conti di poter presto aprir bottega da sè con la riscossione d’un credito lasciatogli per eredità da uno zio. Intanto gli avventori ch’ei serviva a tempo avanzato gli davano buon guadagno; e ancora che la riscossione di quel credito dovesse andare in lungo, a motivo di certi ammennicoli del debitore, il principale che gli voleva bene, e che già per esser vecchio si riposava, era pronto ad assisterlo col suo credito e a dargli avviamento per la nuova bottega.
Nella casa di sul Prato l’Anna trovò subito compagnia di suo genio. Abitavano al primo piano una vedova e la figliuola, tutt’e due tessitore; la ragazza era stata alle scuole normali di San Paolo a tempo dell’Anna, e s’erano volute un gran bene. Quantunque le non si fossero più riviste da qualche anno, pure nell’atto si riconobbero con una festa da non si dire, e ristrinsero l’amicizia.