— Ma fatemi il servizio; non toccate più questi tasti.
— Insomma è una stirpaccia....
— E con tanto ciambolare[126] vi verrà troppa sete.
— Sie! che bocio come s’i’ fussi in pulpito? Gli è che vo’ non volete sentir tagliare i panni addosso[127] a nessuno.
— Giacchè vo’ l’avete detto da voi, scusate, ma l’è così.
— E io son del medesimo sentimento.
— Allora tanto meglio.
— Ma zitta come un olio, non mi riprometto davvero! Quando mi sento sollevar la bile non mi posso tenere. I’ sare’ ita in convento, s’i’ avessi voluto gastigarmi la lingua.
— O che non si può discorrere senza impacciarsi de’ fatti degli altri, e senza scoprire le magagne del prossimo?
— Provatevi, se vi riesce! Povera fanciulla! Vo’ siete tanto buona voi! I’ vi compatisco! Lasciatemi dire, tanto son sicura che le rimangon morte qui. Vo’ non sapete quanto il mondo sia sconsagrato in oggi! Voltatevi di qua, voltatevi di là, per tutto c’è il baco.... Proprio, quando ci penso, i’ non vi so dir le pene ch’io provo! E’ me ne va il sangue a catinelle! Girate un poco e specchiatevi. Un diluvio di rompicolli oziosi, bighelloni, sfacciati, caparbi...; e i ragazzi imparano, e vengon su sgloriati e monelli peggio di loro; e prima d’aver rasciutto il latte su’ denti, non apron bocca se non per dire delle cosacce.... Ma i’ non l’ho con loro io; i’ l’ho con le mamme, che della pasta di quelle di prima, se ce ne sono, le si contan proprio a dito.... Questo poi sì! Chi si sente scottare gridi ohi! Ma viva la faccia della verità! I’ la dico e posso dirla, perchè non porto la livrea di nessuno. E benchè povera, quand’i’ n’abbia tanti da campare col mi’ lavoro, per me gli è tutto quel del mondo.... E ora ch’i’ mi sono un po’ sfogata, seguitate voi, s’e’ vi garba.