— E’ non mi par vero! il tempo è bene scelto; piuttosto ora che dopo desinare. Stamani non ci sarà quasi un’anima, e potremo goderci quella bell’aria con libertà, senza tanta signoria tra’ piedi, senza lo strepito delle carrozze, senza il pericolo che ci venga a ridosso il cavallo d’un milordino.
— E il fastidio di quelli scimuniti che ogni poco si voltano indietro tutti d’un pezzo a guardar le ragazze con l’occhialetto, e fanno mille sguajate svenevolezze. Al vestito parrebbe ch’e’ dovessero essere il fiore della civiltà, e poi non conoscono educazione, e dicono certe cose che farebbero vergogna alla vergogna stessa!
— Per codesti poi i’ potre’ dire d’esser cieca e sorda. I’ non ho mai visto nè sentito nulla. Solamente mi conviene qualche volta turarmi il naso, perchè ve ne son certi, che appestano l’aria come se tra que’ cespugli ci fossero tante serpi.
— Del resto, i’ credo che oggi no’ troveremo compagnia.
— Come sarebbe a dire?
— Ma non di quella! Una compagnia che ti deve piacere.
— Persone di nostra conoscenza?
— Anche! Non antica, almeno per te, ma che dovrà durare quanto la vita, e più. —
L’Anna capì subito, tanto più che era già stata avvisata, ma senza sapere il come nè il quando. Allora abbassò gli occhi, e fece il viso rosso.
— Ora dunque, — incominciò maestro Cecco, — tu m’hai a dire sinceramente se questa passeggiata ti va a genio. Se no, vi son tanti altri luoghi per passeggiare!