— Ma se gli è un fissato.

— Naturale![166]

— Allora — ella soggiunse ridendo — che vorreste mancar di parola? —

Maestro Cecco s’alzò nell’atto, la prese sotto braccio, e via per le scale. Scendendo sentì che l’aveva un po’ di tremito, e per la strada rallentò il passo, domandandole se il camminare le dava noja.

— No, — rispose — andate pure del vostro passo. Credete voi ch’i’ non venga volentieri a un fissato in vostra compagnia? —

L’Anna era vestita da festa con la semplicità delle giovani tessitore che serbavano l’usanza di qualche anno addietro: in zucca; le trecce fermate da un bel pettine di tartaruga; il vestito bianco accollato; il vezzo di perle della madre, e una bella cuffia di modano che le copriva le spalle. Suo padre in calzoni corti, in giubbone all’antica, il cappello di tesa larga, le calze bianche e le fibbie d’argento alle scarpe. Michele aveva la carniera[167] di velluto, quella carniera che alcuni hanno a noja, perchè disgraziatamente tra quelli che la portano vi son pur troppo dei capi scarichi, ma che può essere ed è un vestito da gente onorata al pari d’ogni altro, da non far vergogna a chi s’infilza il soprabitino. Anche Nanni andava in carniera, e tutt’e due seguivano tanto in quella come nel resto del vestiario la costumanza moderna,[168] ma senza le caricature, le legature, i ciondoli con cui gli zerbini la fanno essere ridicola e troppo incomoda per chi non è avvezzo a stare in ozio, per chi ha poco tempo da buttar via, e un po’ di robustezza nelle membra e un po’ di sale in zucca.

Passarono la porticciòla,[169] presero di sull’argine dell’Arno, e per quanto poteva tirare la loro vista, non videro un’anima. Il vecchio dopo aver fatto qualche cento di passi, dopo essersi voltato indietro due o tre volte, guardava in viso Michele senza far motto. L’Anna non aveva alzato gli occhi subito, ma pure gli alzò anch’essa, e non vide altro che gli alberi, la macchia, i fiorellini tra l’erba e i fagiani che svolazzavano terra terra. Invero quella dolce prospettiva a un’ora sempre freschetta, col placido scorrere dell’acqua, con un venticello che faceva tremolare le foglie luccicanti ai raggi del sole levato dietro le loro spalle, era proprio deliziosa; e il canto dell’usignuolo in que’ boschi, dove l’ingordigia e il trastullo degli uomini non gli muove guerra, accresceva il diletto del passeggiare. Ma come mai tanta solitudine? Stava bene esser soli a godersi quell’amena campagna, ma a volte il troppo è troppo!

E’ se n’andavano zitti zitti, almanaccando in vario modo sulla cagione dell’indugio degli altri, quando presso allo sbocco d’un viale nel mezzo al bosco odono la voce di maestro Antonio che diceva: — Ora vo’ vi siete riposata abbastanza; ora saranno per istrada; venite via; — ed eccolo scaturire snello come un frullino sopra la riva, mentre la Maddalena sorretta da Nanni s’alzava da sedere. Il rintopparsi tutti lì all’improvviso, l’esclamare ben venuti! a vicenda, il consolarsi de’ vecchi e de’ giovani pose tutti in una commozione da non si dire. Poichè ebbero fatto le presentazioni scambievoli, i due sposi furono messi in coppia innanzi a tutti; Michele profferse il braccio alla Maddalena; e i due vecchietti che nuotavano nel contento chiusero il corteggio andando con le mani di dietro, e col viso tutto ridente. Se non che maestro Cecco, sospirando talora in segreto, esclamava tra sè e sè: — Ah! perchè non è ella viva anche lei? —

E noi non saremo indiscreti da voler sentire le parole degli sposi. Già chi ha fatto con essi un po’ di conoscenza può immaginarsele. E chi volesse sapere la conclusione del loro colloquio, la domandi a coloro che si trovarono la domenica dopo in Santa Lucia sul Prato, dove, appena il Priore ebbe recitato il Vangelo, diede un’altra buona nuova che principiava con queste parole: Si denunzia per la prima volta ec. ec. Io non so se fosse immaginazione o altro: fatto sta che quando il sacerdote volse al popolo la veneranda faccia pronunziando a voce alta e commossa quelle parole e i nomi degli sposi, parve che quanti erano lì si rallegrassero, e che alcuni dicessero sottovoce al compagno: — Felice lei! la lo merita davvero! — e che poi, tralasciando di implorare grazie per sè invocassero la benedizione dell’Eterno su quel bene augurato matrimonio. E lo stesso, cred’io, sarà accaduto in Ognissanti, cioè nella cura[170] di Nanni: perchè il giubbilo degli onesti artigiani è giubbilo di tutti; un giubbilo sincero e veramente benefico, quantunque non sia stimolato con gli sfarzi e con l’oro, quantunque non faccia strepito tra la moltitudine pazza d’un’esultanza che spesso va a finire nel pianto di qualche famiglia, ma si ricoveri tranquillo nell’anima che non lo dimentica tanto presto, che lo ripone tra gli esempi della virtù premiata, per invigorire la virtù che non ha ancora nissuna ricompensa su questa terra.

Venne finalmente il giorno delle nozze. I primi raggi del sole appena appena indoravano il comignolo dei tetti. Una brigatella di poveri, ciechi e storpiati, era lì sulla piazzetta di santa Lucia; non già con molta speranza, perchè la figliuola d’un muratore e il figliuolo d’un magnano, quella uscita dal telajo per ritornare al telajo, quello con le mani incallite dal manico del martello e della lima, non possono farla da generosi. Ma non dubitate! Maestro Cecco d’amore e d’accordo con maestro Antonio hanno pensato a voi poveretti! E non solamente a voi che non potendo lavorare siete ormai avvezzi a stendere la mano al passeggiere; ma e’ si son ricordati che i poveri più infelici son quelli che non possono nè lavorare nè accattare, e tribolano in certi tugurj dove l’occhio della carità non penetra sempre quanto sarebbe necessario, perchè laggiù il bujo è troppo fitto e il tanfo[171] è troppo ributtante per certi stomachi avvezzi a godere l’aperta luce del sole e i profumi de’ giardini e delle pomate. Nondimeno e’ son braccianti, e non potrebbero sostenere due spese, quella del soccorrere i poveri e quella dello scialo di nozze. Or bene, delle due hanno scelto la prima: tanta era la dolcezza del loro cuore, che non pensarono nè punto nè poco a procacciarne anche al palato; e invece di mangiar troppo, a rischio di guadagnarsi un’indigestione, si contentarono del vitto consueto, e vollero piuttosto che il superfluo servisse a chi pativa del necessario.