Vedete ora gli sposi venire in chiesa, in mezzo ai vecchi genitori e agli altri parenti inteneriti fino alle lagrime, inginocchiarsi davanti al sacerdote, alzar l’anima ai pensieri di religione e d’amore, ai doveri di famiglia e di patria, e ricevere con quella di Dio la conferma di tutte le benedizioni, che accompagnano un sì proferito nel nome della virtù e della carità del prossimo. Pochi tra i popolani avevan saputo precisamente il giorno e l’ora dell’anello; ma bastò che due o tre vedessero gli sposi uscir di casa, e in poco tempo la chiesa divenne piena di gente. Era stata grande la contentezza comune alle denunzie degli sponsali, ma crebbe assai più nell’assistervi! Erano universali i mi rallegro agli sposi, al parentado, e tra l’uno e l’altro de’ conoscenti, come se si fosse trattato d’una fortuna per tutti.
La comitiva che era uscita di casa senz’altra accompagnatura, ritornò in casa in mezzo alla folla. Tra quella buona gente che s’abbandonava a così liete congratulazioni teneva il primo posto l’avviatora, invitata alle nozze, tutta in gala e infatuata, e senza poter riparare alle domande che le facevano le altre donne riguardo allo sposo e alla sua famiglia, giacchè le sapevano bene che l’andava a raccattar le brache di questo e quello per fargli poi i gazzettini[172] sull’uscio. Ma figuriamoci se in quel giorno che si dava bella occasione di parlar molto dei fatti degli altri, la si sfogò a dir bene del prossimo senza pericolo di metter fuori sfarfalloni! E il medesimo accadde coll’andar del tempo, giacchè divenuta sempre più intriseca d’ambedue le famiglie, che ormai si potevan chiamare una sola, furon palesi anche a lei le loro azioni, ed erano tali da poterle narrare con frutto di chi le udiva.
Ma l’Anna ebbe a rimproverarla più volte d’indiscretezza, e anche gli altri furon costretti a riguardarsi dalla sua smania di raccontare alle conoscenti il bene ch’essi facevano. Così le persone ciarliere fossero premurose di divulgare le azioni oneste, e non di riferire, spesso con aggiunte e scandalo e calunnia, le disoneste! La stessa riservatezza che ci voleva con l’avviatora, naturalmente era da essi tenuta con tutti; sicchè poche cose potrei aggiungere a questo racconto, se voi non vi contentaste di sapere che l’Anna in capo a un anno partorì felicemente un bel maschiotto; e che maestro Cecco e Michele, sebbene ogni poco fossero in casa degli sposi, tuttavia non furono contenti finchè non ebbero trovato un piano di casa da potervi abitare tutti insieme, con libertà scambievole e con risparmio.
Vorrei lasciarvi l’animo consolato proponendovi a immaginare da voi stessi le contentezze e la prosperità di quegli onesti artigiani, la buona riuscita, insomma, d’un matrimonio fatto con giudizio. Ma qui taluno s’aspetterà di vedere anche il rovescio della medaglia; e io, a dirla giusta, ho saputo molte cose; ma sarebbe questo un altro racconto così lungo e così doloroso, che ora non ho cuore di farlo. Lasciamo passare almeno un par d’anni; tiriamo un velo sulle imprudenze di quella sventurata, rimasta vittima più che altro de’ traviamenti di un vanesio, che inciampò in tutte le occasioni per divenire uno scellerato; non ci funestiamo con la descrizione de’ suoi errori; non torniamo a umiliar troppo l’ufficio del narratore accennando le sozzure de’ suoi male scelti compagni e de’ loro padroni; di quella funesta genìa di viziosi inculti e di viziosi culti, che tanto contaminano i costumi e la dignità de’ popoli ai quali appartengono, e di quelli tra’ quali vanno girovagando!
Contentatevi dunque di sapere che, in capo a poco più di due anni, Michele, essendo passato a migliore impiego, non solo per la sua capacità, ma più che altro pe’ suoi buoni portamenti, era nella farmacia dello spedale; e talvolta vi faceva di notte giorno per istudiare e guadagnarsi la matricola, o per adempiere sempre meglio il proprio dovere. In una di quelle nottate ecco il suono della campana della Misericordia che gli annunzia una disgrazia. Sebbene e’ fosse già avvezzo a questi casi pur troppo frequenti, nondimeno e’ ne rimaneva sempre afflitto, tanto più che qualche volta gli era accaduto di veder portare nel cataletto un suo conoscente. Quella volta poi, forse perchè nel silenzio della notte il suono lugubre della campana della Misericordia fa più specie, gli venne fatto uno scossone e un sospiro. Udito il secondo rintocco, e poi null’altro:
— È a caso, — disse fra sè; — poveretto! — Poi una voce vicino a lui gridò all’improvviso:
— A caso!
— Io son qui, — rispose Michele a quella voce, — presto sarà pronto ogni cosa secondo il bisogno.
— I’ vengo di fuori, e ho udito dire che si tratta di getti di sangue. —
— Uomo o donna?