— Porterà seco il solito sacconcino.

— Va bene.

— Una notte o due, eh?

— Anche dieci. I’ son su. — E andò via.

Dopo aver così provveduto all’alloggio, la Clarice mandò l’Appollonia in cerca dell’ombrellajo per proporgli il nuovo garzone. Ma l’ombrellajo non potè venire che il giorno dopo; e sebbene avesse tuttavia bisogno del garzone, e desiderasse di contentare la Clarice, preferendo alle molte persone che chiedevano d’impiegarsi nella sua bottega quella che da lei gli veniva proposta, pure non volle impicciarsi con uno sconosciuto, e si scusò con dire che aveva già dato fuori una promessa.

Giuseppe rimase impassibile alla cattiva riuscita di questo primo tentativo, perchè ancora poteva dirsi che fosse in un mondo per lui affatto nuovo; e quasi quasi pensandovi un poco, non avrebbe saputo come adattarsi così subito a un lavoro o ad un servizio qualunque. Quella specie di stupida indolenza era presa dalla Clarice per afflizione della morte del padre, ed ella non finiva mai di fargli animo e d’esortarlo a sperare che alla fine qualche occasione di lavoro e di guadagno sarebbesi presentata. A buon conto un po’ di pane e un po’ d’alloggio non gli mancava.

— E come va con maestro Nicodemo? Che uomo curioso eh? Ma buon uomo, vedete; basta contentarsi di non discorrere. E come dormite voi in quella stanzuccia?

— Eh! meglio qualche cosa che nulla. E poi e’ mi pare d’esser più padrone di lui. Vo su, lo trovo al bujo....

— E’ non accende mai lume.

— Addormentato sul suo strapunto...; io mi butto giù nel mio canto; mi sveglio che lo trovo al lavoro; gli do il buon giorno, e vengo via....