— Caro Giuseppe! ricordati che tu se’ padre!...

— Oh questo poi....

— Se ora la.... sì.... lo voglio sperare, se ora la Provvidenza ti ha assistito, rendimi i figliuoli....

— Adagio!

— Intanto uno; almeno uno per ora! E piangeva a calde lagrime, e gli si buttava in ginocchio, abbracciandogli le gambe....

— Ma come si fa egli...?

— Oh! lo so io: è facile, ci ho pensato; quante volte ci ho pensato, marito mio!... Vedi.... questi denari, in sostanza, l’hai detto anche tu, non vengono da oneste fatiche....

— Chi ha detto questo? — e s’incolleriva.

— O non sono guadagnati al giuoco? non è un colpo di fortuna? Dunque tu non gli hai sudati. Ma se ora tu te ne servi per ricuperare i figliuoli, credilo a me, e’ ti faranno più pro. L’è una buona azione, tu mi fai felice davvero! i’ non voglio altri regali che questo.... — E tanto disse e tanto supplicò la misera madre, che Giuseppe alla fine condiscese a permetterle di riprendere dagl’Innocenti il secondo, quello stesso che abbiamo già conosciuto sul principio di questo racconto.

La gioja d’una madre, che ricupera così un figliuolo ch’ella credeva perduto per sempre, è indicibile. Quando la Carolina, dopo avere superato molte difficoltà incredibili, l’ebbe nelle sue braccia materne, pareva fuori di sè dalla contentezza. Il povero piccino era stento stento; ma a lei parve un occhio di sole; e tanto fece, che in poco tempo, a forza di cure amorose, lo riebbe propriamente da morte a vita. Tornò spesso a raccomandarsi al marito perch’ei le lasciasse riprendere anche l’altro: ma sempre un no inesorabile.