NOTIZIE DI PIETRO VERRI
Nell'accingermi a compilare le Notizie dell'ultimo de' magistrati filosofi che hanno illustrato in Lombardia il regno di Maria Teresa, a stento so contenermi nei limiti di una quasi cronologica brevità, cui mi astringe il piano che mi sono prescritto in questa Raccolta. Tale è la vastità e l'importanza dei servigi da esso prestati, che il parlare adequatamente di lui, comprende la storia di trent'anni dell'economia pubblica di quella ex-provincia. Se si eccettua l'opera immortale del censimento, già precedentemente compita, tutte le importanti riforme della pubblica amministrazione si eseguirono nel periodo della sua magistratura; egli a tutte ebbe parte, e delle più insigni e difficili fu pure principale promotore ed esecutore. Ma poichè è ancor recente e vivissima la memoria de' suoi servigi, ed essendo queste Notizie susseguite dalla collezione delle sue opere economiche, ora in parte per la prima volta pubblicate, si rende indifferente, anzi superfluo, il parlare estesamente dei di lui meriti, siccome sarebbe inutile il voler narrare ad altri la maestria de' sommi pittori, avendosi dinanzi le più illustri opere de' loro pennelli. Seguendo pertanto il mio metodo, mi accontenterò di delineare sommariamente le epoche memorabili della sua vita.
Nacque Pietro Verri in Milano al 12 di dicembre dell'anno 1728. Il di lui padre Gabriele dovette in gran parte ai personali suoi meriti l'essere stato successivamente promosso a diverse eminenti cariche; e fu per ultimo presidente del Senato. Egli si è pur distinto nelle lettere; e si hanno di lui un quadro storico delle leggi municipali, dei commenti al principal codice di esse, e una voluminosa compilazione della storia della Lombardia, che rimase manoscritta.
Chi bramasse di conoscere tutti i minuti tratti della fanciullezza e della prima gioventù del nostro autore, potrà riscontrarli nell'Elogio che recentemente ne ha pubblicato l'abate Isidoro Bianchi, già per altre opere benemerito de' buoni studii[1]. Egli ha seguito un'altra via da quella che io tengo, essendosi proposto di esporre esattamente tutte le notizie delle quali ha trovato traccia; invece fu mio scopo di limitarmi a riferir di Verri quel solo che può servire a far distinguere il suo carattere, o che gli ha meritato di tramandare la sua memoria alla posterità.
Frequenti furono i saggi dati nella sua giovanezza dell'attività e dell'acume della sua mente; ma non gli si era ancora offerta occasione di esercitarla in qualche rilevante travaglio, onde si avesse potuto apprezzarne la vastità e il vigore. Anzi poco mancò che egli non fosse distratto per sempre dalla carriera delle lettere, mentre per motivi di private circostanze si ascrisse nel 1758 al servizio militare col rango di capitano nel reggimento Clerici, e vi rimase fino al dicembre del 1760.
Restituito però appena alla tranquillità della vita domestica, riassunse con maggior calore gl'interrotti studii; e quelli dell'ecconomia pubblica, applicata specialmente alla situazione della sua patria, l'occuparono a preferenza. Ma per meglio conoscere l'importanza di quanto in séguito operò e scrisse, gioverà di veder riferito da lui medesimo qual era in allora lo stato della Lombardia[2].
«All'incominciare del regno di Maria Teresa ognuno sa e si ricorda quanti e quanto possenti ostacoli incontrasse da noi l'industria per esercitarsi in ogni parte. Arbitrario e sproporzionatamente ripartito, il tributo sulle terre ci offriva lo spettacolo di molti campi abbandonati dai proprietari alla comunità: la tassa personale esuberantemente aggravata, rendeva spopolati altri distretti e priva la terra di coltivatori: inciampi e vincoli interposti all'interna comunicazione pel trasporto delle derrate, sempre più allontanavano i reciprochi soccorsi: severissime leggi annonarie, minacciando la morte a chi cercava di trasportare agli esteri i frutti della coltura, invece d'invitare alla riproduzione, direttamente la offendevano: i tributi delle dogane, appaltati a diverse compagnie, interponevano un contratto fra i bisogni del popolo e la paterna clemenza del sovrano: le scienze, le nobili arti, quello spirito d'impegnata ricerca della verità, che sa tentar la natura dubitando delle opinioni e separare le cose certe dalle probabili, non erano certamente festeggiati: uno studio di parole, una servile venerazione o imitazione, erano lo scopo che si poneva davanti alla docile gioventù, e così gradatamente, un ostinato spirito, nemico d'ogni felice slancio verso del bene, teneva in ceppi le arti tutte subalterne e meccaniche; e, dimentichi di noi stessi, sembravamo piuttosto destinati a servire noi pure di mezzo e di continuo fra le generazioni passate e le a venire, anzi che una generazione avente diritto e ragione alla gloria di migliorare il deposito delle umane cognizioni».
Questa serie di antichi disordini, che mantenevano i popoli nell'abbiezione, senza che quasi in quelli ne ravvisassero te cause, perchè vi si erano abituati fin dalla nascita, fu lo scopo cui Verri diresse la maggior contenzione dei suoi studii. Non omise fatica onde, colla scorta della storia e spogliando i farraginosi documenti delle diverse amministrazioni, svolgere le vere cause che avevano potuto ridurre a tanto squallore un paese sì fertile, e altre volte sì ricco e potente. Frutto di queste faticose ricerche fu quella selva di squisita erudizione, la quale, dopo di averne egli usato in tante sue opere per più di trenta anni successivi, era ancor lungi dall'essere esausta.
Per comunicare l'espansione di questo suo zelo, trovò egli un compagno degno di lui e non men caldo di amor patrio, nella persona del marchese Cesare Beccaria. La costanza e la sincerità della loro amicizia fu ammirabile. Avidi entrambi di gloria senza rivalità, reciprocamente confidenti senza arroganza, appassionati per gli studii utili senza presunzione, percorsero la stessa carriera di studii e di cariche, e si mantennero amici fino alla morte. Nè solo sinceramente si compiacevano dei loro vicendevoli progressi; ma come il genio profondissimo di Beccaria, quasi compresso dallo stato d'indolenza cui era portato dalla sua fisica costituzione, avea bisogno per esercitarsi di chi, al pari di un ostetricante, ne sollecitasse lo sviluppo, Verri fu quello che si prestò a quest'ufficio; e già si è altrove notato[3] che alla sua benemerita importunità dee il pubblico l'immortale opera Dei delitti e delle pene, e l'autore di essa la giusta celebrità che gliene è risultata.