[13]. Economisti Italiani, parte moderna, cc., tom. XIII, pag. 8.
[14]. Prefazione ai Discorsi, dell'edizione di Milano, presso Marelli, 1781, pag. 8.
[15]. Non dispiacerà di vedere qui riferiti alcuni frammenti di questo diploma, anche per un saggio dello stile che allora si usava dalla Cancelleria Imperiale. Ivi si legge: Ex quo te propius cognoscere nobis licuit, non potuimus non propensa, quantum optimo cuique, favere tibi voluntate. Quæ enim duo hominen ad publica negotia tractanda maxime idoneum constituunt, ferax et acre ingenium, ac fervens ad agendum animus, non solum in te natura conjunxit, sed ea tu quoque copioso scientiarum ac eruditionis apparatu, atque indefessa esercitatione ad actionem reddidisti expeditissima...... Propterea, ut primum tu in patria tua ad rerum publicarum procurationem nobis jubentibus accessisti, luculenter illico apparuit ministrum te fore amplissimum, cujus opera in restauranda, quod tum admodum agitabamus, et novis institutis ordinanda provinciae aeconomia uteremur... Neque tu in his expectationi nostrae minus fecisti satis vigilantia, consiglio, integritate; imo, quod precipuum est, exploratis industriae privatae arcanis, quibus vectigalium conductores uti solent, et comparata tibi necessaria ad illorum exactiones dirigendas experientia, viam quodammodo stravisti, quo facilius tua intercedente opera effectui dari posset, quo propositum habebamus consilium, universam videlicet Mediolanensi provinciae reddituum administrationem ad nostros, cum primum fieri posset, magistratus revocandi. Id quod citius, ac sperare pronum erat... perfectum est.
[16]. Lettera del principe Kaunitz al ministro plenipotenziario conte di Firmian, dei 21 luglio 1776. — La Società Patriotica era stata istituita sulle basi più liberali. La gran mente dell'immortale ministro di Stato di Maria Teresa era persuasa che un troppo immediato intervento dell'autorità sovrana assidera sovente il vigore de' corpi accademici, per una soverchia soggezione. Perciò ebbe cura che nel piano d'istituzione vi fosse per modo mascherata l'influenza del governo, che vi riuscisse impercettibile. La sua scrupolosa attenzione su quest'oggetto apparrà maggiormente dal seguente paragrafo di una sua lettera degli 11 settembre 1777: «Osservo, dice egli, che il Griselini, nella sua relazione sul libro del Cattaneo, si qualifica come segretario della regia Società Patriotica. Avendo S. M. voluto fare un dono alla nazione di ciò che riguarda la dote per questo stabilimento, ha anche con eguale generosità abdicata da sè qualunque superiorità o vestigio di essa; onde converrà avvertire i conservatori che in ogni occasione, anche dai subalterni, facciano solo annunziare la Società senza qualificarla come regia». Grandi furono i servigi prestati dalla Società Patriotica nei diciotto anni di sua esistenza. Ma tra le infinite e per sempre deplorabili sciagure, cui soggiacque l'Italia dopo il 1796, non è tra l'ultime la cessazione di tutte le società economiche che in essa fiorivano. Questo danno sarebbe pur facilmente riparabile; e già da circa tre anni la Società de Georgofili di Firenze e quella d'Agricoltura di Torino hanno riprese le loro funzioni: e quando vi penseremo noi?
[17]. Nel Postscriptum alla lettera dei 30 marzo 1778 al ministro plenipotenziario.
[18]. Ne esiste pure un cenno in uno di que' celebri almanacchi (Il mal di milza) che per una filosofica celia aveva in quell'anno appunto pubblicati. Egli, sotto forma di un indovinello, vi fa così parlar la tortura: «Io sono una regina, ed abito fra gli sgherri; purgo chi è macchiato, e macchio chi non è macchiato; son creduta necessaria per conoscere la verità, e non si crede a quello che si dice per opera mia. I robusti trovano in me salute, e i deboli trovano in me la rovina. Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' tempi delle tenebre; il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle opinioni di alcuni privati». Si potea forse esprimersi con maggior precisione in così brevi termini?
[19]. Il principe Kaunitz, che non si lasciava sfuggire alcuna occasione per insinuare delle idee utili, nell'annunziare al ministro plenipotenziario la ricevuta di alcuni esemplari di quest'opera, si esprime come segue: «Io non dubito che l'opera avrà tutto quel merito che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori di simili storie, per lo più privi di sana critica. L'edizione è assai elegante, e mi fa sperare che l'arte tipografica possa successivamente ritornare in Milano a quel grado di credito in cui era nella prima metà di questo secolo, e da cui è decaduta». P. S. alla lettura 4 settembre 1783.
[20]. Un cenno di queste stesse riflessioni si è già da me fatto nelle Notizie di Cesare Beccaria. Se in questo oggetto si imitasse il generoso esempio del signor Wilberforce, che si è assunto di rinnovare ogni anno instancabilmente nel parlamento d'Inghilterra la sua proposizione per la libertà dei Negri, chi sa che una volta, o per persuasione o per tedio, si riuscisse nell'intento!
[21]. Veggasi la nota in fine del cap. XXIII, pag. 208 del tom. II.
[22]. Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime gracili e scuote deliziosamente le energiche».