[59]. Bingam., Orig. Eccles., lib. IX, cap. I, § 5 e 6. — Dupin, de Antiq. Eccles. disciplin., diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno di Napoli, lib. II, cap. VIII.

[60]. Ai sacerdoti ed al clero milanese.

[61]. Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione.

[62]. S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis, 1744, tom. 2, col 644 G.

[63]. Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa romana possa solidamente conchiudere qualche cosa.

[64]. Lib. I, Epist. 82. S. Greg., Operum., tom. 2, col. 565.

[65]. Al reverendissimo e santissimo confratello Ansperto, arcivescovo milanese.

[66]. Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle cose perdute.

[67]. Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783.

[68]. De bello Gothico, lib. II, cap. 21.